Procura generale: sentito ex agente segreto Oskar Fegyveres sul rapimento di Kovac

Il quotidiano independente Dennik N ha riferito giovedì sul suo sito di una audizione avvenuta presso l’ufficio del procuratore generale di Oskar Fegyveres, testimone chiave nel sequestro del figlio dell’ex presidente Michal Kovac. Come agente dei servizi di intelligence slovacchi (SIS) Fegyveres partecipò nel 1995, senza essere a conoscenza dello scopo e portata dell’operazione, al rapimento di Michal Kovac jr. Quando ha compreso la situazione, e dopo avere aiutato a nascondersi un amico poliziotto che pure era coinvolto, è andato a testimoniare alla polizia, e in seguito è fuggito dal paese per proteggersi.

L’ufficio del procuratore generale lo ha invitato a Bratislava per sentirlo, dopo che Lubos Kosik, un membro del commando di cinque uomini del SIS che sequestrò Kovac e che ora è in prigione in Mali, ha inviato una lettera al quotidiano Sme raccontando degli ordini ricevuti al tempo per uccidere Fegyveres. Kosik ha scritto che il rapimento fu condotto alla presenza di agenti del SIS slovacco guidato da Ivan Lexa, uno dei più stretti collaboratori dell’ex primo ministro Vladimir Meciar, che a suo dire aveva il completo controllo dell’operazione.

Lubos Kosik è stato condannato nel 2015 a 14 anni di galera in Slovacchia per frode finanziaria, ritenuto colpevole della falsificazione di cambiali per 2,4 milioni di euro. Al momento della sentenza definitiva, nell’estate del 2016, Kosak si è volatilizzato ed è poi stato arrestato e imprigionato nel novembre dello stesso anno in Mali, dove era scappato. Riportarlo in Slovacchia vorrebbe dire potere ascoltare la sua testimonianza e fare luce su fatti gravissimi avvenuti durante la cosiddetta “era Meciar”, quando il paese era considerato “il buco nero dell’Europa” (copyrigh 1997 di Madeleine Albright, segretario di Stato Usa). È però possibile che si tratti solo di un tentativo per uscire dalle prigioni maliane, che non sono sicuramente un gradevole luogo di villeggiuatura.

Il ministero della Giustizia sta cercando dal 2016 di ottenere l’estradizione di Kosik in patria, ma la Slovacchia non ha accordi in tal senso con questo stato della costa occidentale africana. Il ministro degli Interni Robert Kalinak, che si era impegnato a cercare aiuto presso i colleghi ministri degli altri Stati dell’UE che hanno migliori contatti con il Mali, ha detto che la prossima settimana il vice ministro degli Esteri slovacco sarà a Parigi, e dovrebbe essere in grado di perorare questa causa con le autorità francesi che in Mali, ex colonia, hanno personale civile e militare e relazioni dirette. Kalinak aveva anche sperato nell’intervento del ministro Miroslav Lajcak, oggi presidente dell’Assemblea generale dell’ONU, per fare pressioni e cercare di smuovere le acque.

Secondo il capo della polizia Tibor Gaspar non vi è alcuna certezza di successo, e già in passato in un caso simile la Slovacchia non ha avuto successo nell’ottenere la consegna di un ricercato pericoloso.

Recentemente il parlamento slovacco ha votato l’annullamento delle amnistie che Vladimir Meciar aveva concesso in connessione con il rapimento di Kovac junior, fatto che aveva bloccato per vent’anni ogni indagine che potesse portare alla verità su un caso che ha diviso l’opinione pubblica slovacca per due decenni. L’estate scorsa la Corte costituzionale ha confermato l’abrogazione delle amnistie permettendo il proseguimento delle inchieste sul rapimento e sui casi collegati. Lo scorso anno, mentre ardeva il dibattito sulla questione della cancellazione delle amnistie, è uscito un film sul rapimento e sui presunti autori, basato in parte su documenti di indagine.

(La Redazione)

Foto: un frame del film Unos

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