Il Veneto vuole la promozione del dialetto in regione e tra i connazionali all’estero

Nell’ultima seduta del 16 gennaio, il Consiglio Regionale del Veneto ha approvato un nuovo provvedimento teso a tutelare e promuovere la lingua veneta tanto sul territorio quanto all’estero, fra le comunità di connazionali emigrati.

La proposta rientra tra le nuove norme di Tutela delle Minoranze linguistiche storiche, con la valorizzazione della Lingua veneta, frutto dellíunificazione dei Pdls d’iniziativa consiliare nn. 5 e 6, relativi alla modifica della legge 15 dicembre 1999, n.482 “Norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche storiche”.

La proposta approvata dall’Aula con 34 voti a favore, 13 contrari e un astenuto, mira, in particolare, a consentire alla Regione di attivare proprie norme in materia di insegnamento della lingua veneta. In forza dell’art. 2 della legge n. 482/1999, la Repubblica già tutela la lingua e la cultura delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l’occitano e il sardo; a quest’ultimo elenco, qualora il legislatore nazionale accogliesse il provvedimento approvato dal Consiglio, verrebbe pertanto aggiunto il termine “veneto”, inteso come lingua e cultura che riceverebbe così tutela nell’ambito del territorio nazionale.

Tramite le ulteriori modifiche alla legge nazionale, proposte con il provvedimento approvato dal Consiglio, alla Regione del Veneto spetterebbe licenziare non solo gli atti relativi all’obbligatorietà dell’insegnamento nel territorio veneto, ma anche quelli volti alla tutela della lingua e della cultura veneta anche fuori dai confini nazionali italiani, con particolare riguardo agli ambiti storici dell’insediamento linguistico veneto o alle aree di arrivo dell’emigrazione veneta.

Inoltre, la modifica alla Legge statale di riferimento comporterebbe che la delimitazione dell’ambito territoriale in cui si applicano le misure di tutela delle minoranze linguistiche storiche sia adottata dalla Regione, sentiti i comuni e le province interessate, non più dalle province, come dispone oggi la L. n. 482/1999.

(aise)

Foto Sarah_Loetscher CC0

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