L’angolo di Michaela: La befana di Castelvecchio Pascoli

Vorrei con questo mio articolo presentare ai lettori slovacchi un’usanza italiana, che non ho mai riscontrato in Slovacchia. Gli slovacchi la conoscono per lo più dai film americani, ma trovo giusto che sappiano che esiste anche in Italia. Avete presente la signora che prepara una bella torta e poi la porta alla fiera di beneficenza della scuola per aiutare a finanziare la recita di fine anno?

Ecco per voi l’esperienza che ho vissuto in questi giorni in Toscana, in un piccolo borgo di nome Castelvecchio Pascoli (sì, è proprio quello dove ha vissuto il poeta Giovanni Pascoli), in comune di Barga, provincia di Lucca.

Sono stata invitata ad una serata particolare. Niente spettacolo, né cibo né canti o balli. Gli abitanti di Castelvecchio, sotto l’organizzazione delle associazioni locali di Misericordia e Donatori di Sangue, nel periodo prenatalizio ormai da 15 anni dedicano le serate libere alla produzione di befane, biscotti tipici della zona di Barga (“le befane” una volta si preparavano per l’Epifania e si regalavano ai bambini che la sera del 5 gennaio passavano da casa a casa, a “cantare La Befana”, ne abbiamo parlato nel nostro articolo dedicato alla Befana). Di tutte le età e di entrambi i generi, i compaesani si raccolgono negli spazi della vecchia scuola ormai in disuso: chi impasta, chi spiana, chi ritaglia con le formine i biscotti, chi in maniera incredibilmente veloce li “pinza” con delle pinzette speciali che sui biscotti creano un effetto pizzo, chi poi prosegue con l’aggiunta di pasta di marzapane insaporito con alchermes. Si continua con la decorazione finale che aggiunge un ulteriore tocco artistico con petali o roselline di pasta adagiati sul marzapane.

Le teglie con i biscotti si accumulano nella grande cucina per riposare di notte, e la mattina successiva le befane vengono cotte nei grandi forni. Le abili mani delle donne di Castelvecchio imballano i biscotti in varie confezioni, compresa quella appositamente creata in cartone decorato con l’immagine della Befana e la scritta “La Befana di Castelvecchio Pascoli”, impreziosendo la confezione con l’aggiunta di un piccolo libricino con la poesia “La Befana” di Giovanni Pascoli (vi riporto la poesia in fondo a questo articolo).

…un tempo, nelle sere di dicembre le persone si raccoglievano nelle case “a veglia”, prima in una casa, poi in un’altra e poi in un’altra ancora, e preparavano insieme questi laboriosi biscotti per le singole famiglie. Così le serate passavano in compagnia e infine ogni famiglia aveva i suoi biscotti. Oggi a Castelvecchio questa usanza si è estesa al paese intero. È spettacolare vedere tutte queste persone all’opera, tranquille, solari, ognuna con il suo compito ben preciso, la serata scorre veloce tra i biscotti che nascono come fiori a primavera e tra il chiacchiericcio generale che non può certo mancare quando si raccolgono tante persone. Alcune donne indossano dei grembiuli dedicati, con la Befana ricamata per dare un’ulteriore carica.

Anche i bambini vengono coinvolti, la produzione collettiva delle befane a Castelvecchio Pascoli sta diventando una tradizione. Si lavora su ordinazione, gli ordini crescono ogni anno, e in questo periodo siete fortunati se vi iscrivono ancora nella lista per le befane del Natale 2018! Considerando che gli abitanti di Castelvecchio fanno le befane la sera, dopo le giornate di lavoro o di scuola, cercando di non trascurare le proprie famiglie – o addirittura partecipando a quest’attività con la famiglia intera – il risultato ottenuto è più che ammirevole.

Gli italiani avranno già intuito che non sto parlando di un’impresa familiare, ma di una cosa completamente diversa. Non è possibile trovare queste befane nelle vetrine dei negozietti locali, perché le befane di Castelvecchio Pascoli nascono per un motivo ben preciso: il ricavato viene completamente devoluto in beneficenza. In accordo comune vengono supportate le famiglie bisognose, si costruiscono aree per i bambini negli spazi comuni (come quella nella foto sotto), ma se nascono delle situazioni di emergenza, il ricavato viene prontamente destinato a quelli meno fortunati. Grazie alle befane di Castelvecchio, a Norcia, devastata dal terremoto, presto un’area dedicata ai bambini verrà attrezzata con giochi per l’infanzia.

Le piccole comunità oggi giorno sono spesso dominate dalla corsa verso i valori materiali che la vita moderna a volte trasforma in una malsana competitività. Il lavoro di squadra, il lavoro per un bene comune, sono sempre meno frequenti o forse visti anche con un occhio strano. Si è persa la capacità di aiutarsi senza aspettarsi un ritorno ma anche accettare aiuto senza doversi umiliare o vergognare. Penso che le tradizioni come quelle di Castelvecchio, se capite e trasmesse nel modo giusto, potrebbero aiutare a riscoprire il calore che nasce nei cuori quando si fa qualcosa di utile per gli altri. Ho avuto la fortuna di vedere numerosi membri di una comunità all’opera per un bene comune, ognuno con il suo piccolo contributo di lavoro costruisce un mattone di quell’enorme ponte che collega chi può aiutare con chi ha bisogno di essere aiutato. A pensarci bene, donare il proprio tempo è un dono che volendo tutti possono permettersi.

Grazie ai Castelvecchiesi per questa meravigliosa lezione di vita!

 

Poesia di Giovanni Pascoli
La Befana

Viene viene la Befana
vien dai monti a notte fonda.
Come è stanca! la circonda
neve, gelo e tramontana.
Viene viene la Befana.

Ha le mani al petto in croce,
e la neve è il suo mantello
ed il gelo il suo pannello
ed il vento la sua voce.
Ha le mani al petto in croce.

E s’accosta piano piano
alla villa, al casolare,
a guardare, ad ascoltare
or più presso or più lontano.
Piano piano, piano piano.

Che c’è dentro questa villa?
uno stropiccio leggiero.
Tutto è cheto, tutto è nero.
Un lumino passa e brilla.
Che c’è dentro questa villa?

Guarda e guarda…tre lettini
con tre bimbi a nanna, buoni.
Guarda e guarda…ai capitoni
c’è tre calze lunghe e fini.
Oh! tre calze e tre lettini.

Il lumino brilla e scende,
e ne scricchiolan le scale;
il lumino brilla e sale,
e ne palpitan le tende.
Chi mai sale? chi mai scende?

Co’ suoi doni mamma è scesa,
sale con il suo sorriso.
Il lumino le arde in viso
come lampada di chiesa.
Co’ suoi doni mamma è scesa.

La Befana alla finestra
sente e vede, e s’allontana.
Passa con la tramontana,
passa per la via maestra,
trema ogni uscio, ogni finestra.

E che c’è nel casolare?
Un sospiro lungo e fioco.
Qualche lucciola di fuoco
brilla ancor nel focolare.
Ma che c’è nel casolare?

Guarda e guarda… tre strapunti
con tre bimbi a nanna, buoni.
Tra la cenere e i carboni
c’è tre zoccoli consunti.
Oh! tre scarpe e tre strapunti…

E la mamma veglia e fila
sospirando e singhiozzando,
e rimira a quando a quando
oh! quei tre zoccoli in fila…
veglia e piange, piange e fila.

La Befana vede e sente;
fugge al monte, ch’è l’aurora.
Quella mamma piange ancora
su quei bimbi senza niente.
La Befana vede e sente.

La Befana sta sul monte.
Ciò che vede è ciò che vide:
c’è chi piange e c’è chi ride;
essa ha nuvoli alla fronte,
mentre sta sul bianco monte.

(Michaela Šebőková Vannini  ―  vedi il suo blog)


Foto in alto: Landi Paolo cc by nc nd
Le altre: Michaela Šebőková Vannini

Articoli più letti

Be the first to comment

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*


Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.