Respinto in Parlamento emendamento a favore della doppia cittadinanza

La legge sulla cittadinanza dello Stato, che priva i cittadini slovacchi del passaporto se accettano la cittadinanza di un altro paese, non sarà modificata. Il Parlamento ha respinto oggi un disegno di legge dell’opposizione che voleva ripristinare le regole pre-2010, quando era possibile avere la doppia cittadinanza, e ripristinare automaticamente la cittadinanza slovacca per tutti coloro che ne sono stati deprivati in questi anni a causa della legge in questione.

Il provvedimento è stato presentato da alcuni parlamentari di Libertà e Solidarietà (SaS) e indipendenti. Questo emendamento, hanno detto i deputati, intendeva anche proteggere i cittadini slovacchi che vivono e lavorano in Gran Bretagna, i quali saranno costretti con la Brexit ad affrontare l’enigma se rischiare a ricevere un permesso di lavoro come cittadini stranieri in Gran Bretagna o chiedere la cittadinanza britannica e così perdere la propria cittadinanza slovacca.

Fino ad oggi la legge sulla cittadinanza dello Stato emendata nel 2010 ha privato 1.707 persone del passaporto slovacco. Poco più di venti di loro hanno rinunciato alla cittadinza originaria per ottenere quella italiana.  La legge vieta la cittadinanza di due paesi allo stesso tempo. Fu adottato dal primo governo Fico (2006-10) per rispondere all’Ungheria che aveva esteso la possibilità di acquisire la cittadinanza magiara a tutti i cittadini di etnia ungherese fuori del paese. La legislazione di Budapest mise in allarme non solo la Slovacchia, dove circa il 10% della popolazione appartiene alla minoranza etnica magiara, ma anche altre nazioni confinanti, come Serbia e Romania, dove pure ci sono importanti minoranze ungheresi.

Negli ultimi anni sono stati diversi i tentativi di mitigare gli effetti della legge, ma tutti hanno fallito. Il ministero degli Interni ha iniziato nel febbraio 2015 a restituire la nazionalità slovacca a persone cui è stata ritirata dopo aver preso la cittadinanza di un paese straniero dove hanno la residenza per questioni famigliari o di lavoro.

(La Redazione)

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