La Brexit arriva davvero e c’è poco da stare allegri

Potremmo consolarci facilmente. Potremmo dirci che l’applicazione da parte del Regno Unito dell’articolo 50 del trattato di Lisbona che permette a uno stato dell’Unione di uscirne al termine di un negoziato che non può superare i due anni, arrivata il pomeriggio del 28 marzo, è un’ottima notizia.

Potremmo rallegrarci dicendo che finalmente se ne vanno i maledetti britannici, che sono saliti sul treno dell’unità europea solo per rallentarne la marcia e alla fine ci sono riusciti. Potremmo dirlo, perché in Commissione, nel Consiglio e al parlamento europeo i britannici hanno sempre pigiato sul freno davanti all’integrazione, radunando attorno a sé i paesi più sovranisti e bloccando tutto ciò che andava contro il loro credo liberista.

Potremmo consolarci, ma resta il fatto che questo divorzio è un dramma. Lo è perché la maggioranza dei britannici che hanno votato per il Brexit in estate l’ha fatto illudendosi che tutto ciò che non andava nel loro paese sarebbe stato risolto da un giorno all’altro.

L’incertezza sul futuro

Credevano che si sarebbero sbarazzati di tutti i francesi, polacchi e baltici, e dei tre milioni di immigrati europei che lavoravano nel Regno Unito e che gli danno tanto fastidio. Credevano che sarebbero stati dispensati da ogni solidarietà con il continente restando liberi di continuare a esportare in Europa i loro prodotti senza pagare una sterlina di dazi.

Credevano che improvvisamente avrebbero avuto una camera a parte nella casa comune, ma oggi scoprono che non potranno accedere al mercato unico senza accettarne le giurisdizioni, le regole e la libera circolazione dei cittadini, che dovranno sborsare più di 50 miliardi di euro per gli impegni presi e che la manodopera europea comincia già prudentemente disertare il mercato britannico danneggiando l’economia dell’isola.

I britannici si ripetono che tutto va bene aggrappandosi ai risultati comunque buoni e cercando di dimenticare che sono ancora all’interno dell’Unione, che per il momento non è cambiato niente e che l’incertezza è tutta per il futuro.

Questo divorzio assurdo è un dramma per i britannici e la loro unità perché gli scozzesi non vogliono accettare la Brexit e intendono votare nuovamente sull’indipendenza, ma lo è anche per il resto dell’Europa che dopo la partenza di Londra perderà la sua più antica democrazia e una cultura che le è essenziale.

Questo è un giorno nefasto, anche se la Brexit può non essere irreversibile. A Londra lo pensano in molti, perché non è mai troppo tardi per migliorare le cose. Questa situazione è talmente penosa e stupida che la Francia e il Regno Unito hanno firmato il 29 marzo un accordo di cooperazione su un progetto su nuovi missili.

A quanto pare ancora nessuno vuole crederci, anche perché l’Europa non ha difese senza le armi britanniche e francesi. Speriamo. Affidiamoci alla ragione. Ma resta il fatto che quando la procedura di divorzio si mette in moto è ormai tardi per rendersi conto che ci si ama ancora.

(Bernard Guetta, via Lastampa.it cc-by-nc-nd)


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1 Commento

  1. Il problema è che le nuove generazioni non hanno nemmeno votato per il referendum.
    Per i quartieri dove vivo a Manchester si diceva: “figurati se usciamo dall’Europa!”.
    E allora chi ha votato?
    I ‘farmer’ dello Yorkshire, i contadini dei villaggi rurali e quella vecchia generazione che credeva di potersi riappropriare della loro Albione.

    Il marketing del partito UKIP ha funzionato alla grande.
    Tuttavia alla domanda post Brexit: “ok ora che siamo usciti, abbiamo i soldi per la sanità…possiamo usarli vero?”
    Nigel Farage ha risposto con un secco “beh in realtà non è proprio così…”.

    Ed ecco che tutti i britannici hanno provato finalmente cosa vuol dire essere fregati dalla politica.
    Fregatura a cui noi siamo tanto abituati ma che per gli inglesi risulta essere una doccia fredda.

    Speriamo bene…

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