L’Europa compie sessant’anni e le serve un nuovo (e buon) inizio

L’unità europea ha sessant’anni. Più precisamente avrà sessant’anni domani 25 marzo 2017, giorno dell’anniversario della firma del suo documento fondativo, il trattato di Roma. Ma non è il momento di lasciarsi andare ai festeggiamenti.

Se mettiamo insieme gli eurofobi, gli euroscettici e quelli del “fanculo l’Europa”, sono pochi gli europei che credono davvero ai vantaggi e alla necessità dell’unità continentale. L’ambizione di un’Europa unita non è più maggioritaria. Questa è la realtà dei fatti, che ormai minaccia la sopravvivenza stessa dell’Unione, che ha nemici temibili e nessun sostenitore. Ma come siamo arrivati a questo punto?

La colpa principale è dei francesi. È la Francia che nel 1954 ha rifiutato la creazione di una Comunità europea della difesa, la Ced, che avrebbe fatto poggiare l’unità europea su una difesa e su istituzioni politiche comuni, su un’alleanza politica e democratica destinata a opporsi all’Unione Sovietica e i cui obiettivi sarebbero stati assolutamente comprensibili.

I gollisti non vollero saperne perché temevano di consegnare l’Europa agli Stati Uniti. I comunisti si opposero perché difendevano gli interessi sovietici. E così l’unità europea ha dovuto intraprendere il cammino trasversale del libero scambio e della politica agricola comune, elementi essenziali ma che non hanno mai suscitato l’entusiasmo delle masse.

Gli europei erano favorevoli al mercato comune ma sostanzialmente ne ignoravano il funzionamento.

L’unità è stata costruita lontano dai popoli, in un negoziato tra i governi, ed è entrata nella vita quotidiana delle persone solo dopo l’avvento dell’euro, quando i criteri di convergenza tra i paesi della moneta unica, i criteri di Maastricht, hanno imposto riduzioni del debito e del deficit che hanno trasformato l’Unione in una pillola amara che nessuno voleva inghiottire.

Questo è il principale motivo dell’attuale disamore per l’Europa, ma ce ne sono altri, perché oggi gli occidentali hanno paura di tutto, vedono emergere seri avversari economici e temono di perdere il controllo del mondo.

È per questo che gli americani hanno eletto Trump, per trincerarsi. Ed è per lo stesso motivo che in Europa avanzano le estreme destre secondo cui il futuro è nel nazionalismo, nel ritorno al protezionismo e nella fine dell’Unione. È la strada del tutti-contro-tutti e della guerra imminente.

Serve un nuovo inizio

Oggi noi europei abbiamo più che mai bisogno della nostra unità, perché gli Stati Uniti non vogliono più assumersi la responsabilità della nostra difesa, perché solo insieme possiamo finanziare una difesa comune, perché possiamo proteggere il nostro modello sociale solo facendo fronte comune contro un capitale senza frontiere e contro tutto ciò che ci minaccia, dall’espansionismo di Putin all’incertezza americana, dalla concorrenza dei paesi emergenti al terrorismo dei jihadisti.

A sessant’anni, la nostra unità è più che un’ambizione. È qualcosa di indispensabile per la nostra sopravvivenza sulla scena internazionale. Ma per seguire questa strada ci serve un nuovo inizio. Ne parleremo il 24 marzo, alla vigilia del compleanno dell’Unione, il sessantesimo.

(Bernard Guetta, via Internazionale.it cc-by-nc-nd)


Foto EU Parliament cc-by-nc-nd

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