L’e-democracy e l’UE: sfide e occasioni

BRUXELLES – Nel 2016 il 79% dei cittadini Ue ha avuto accesso a internet almeno una volta a settimana. Navigare on line è ormai a tutti gli effetti parte integrante della società contemporanea. Oltre a leggere notizie o comunicare con il resto del mondo attraverso i social media è anche tempo di promuovere gli strumenti della partecipazione democratica? L’uso di Internet può riavvicinare i giovani alle istituzioni? E come difendersi dagli hacker? Molti e importanti gli appuntamenti elettorali che l’Europa si trova ad affrontare nel 2017. Per la prima volta questioni come la manipolazione dell’opinione pubblica attraverso internet e i brogli elettorali al voto on line sono diventati argomenti al centro delle agende politiche nazionali e di quella comunitaria.

Intimorito dal rischio di brogli, il governo olandese ha annunciato che il voto sarà soltanto cartaceo e lo scrutinio sarà manuale. I Paesi Bassi hanno introdotto postazioni per il voto elettronico già nel 2007. Sin da subito, però, è emerso come le manipolazioni fossero estremamente semplici e di conseguenza il voto elettronico è stato vietato in tutto il Paese. In Francia il voto elettronico è stato autorizzato dal 2012 salvo essere stato sospeso per l’elezione presidenziale del 2017. Alla base della decisione i timori per il rischio di attacchi cibernetici. Un esempio positivo di voto elettronico arriva, invece, dall’Estonia dove questo è obbligatorio per le elezioni nazionali, amministrative ed europee. Dal 2005  ad oggi il Paese ha scelto i propri rappresentanti attraverso il voto elettronico già 8 volte.  Al momento non è ancora stato segnalato nessun incidente o attacco hacker.

Prendendo esempio dal caso estone, il Parlamento Ue afferma nel proprio rapporto dedicato all’E-democracy che per rendere il voto elettronico efficace c’è prima bisogno di garantire il pieno accesso ad esso della popolazione. Al tempo stesso si deve lavorare all’implementazione di connessioni internet veloci, ma anche alla messa in sicurezza delle identità elettroniche. Nella bozza del rapporto l’e-democracy e l’e-governance sono definite nel mondo seguente:

  • e-democracy, termine con il quale ci si riferisce all’utilizzo delle tecnologie dell’informazione e delle comunicazione per permettere la partecipazione e la consultazione dei cittadini
  • e-governance, termine con il quale ci si riferisce all’utilizzo delle tecnologie della comunicazione e dell’informazione creando canali di comunicazione in grado di mettere in contatto specifici stakeholder con il mondo politico e istituzionale in modo da poter influenzare il processo decisionale.
  • e-government, termine con il quale ci si riferisce all’uso delle tecnologie della comunicazione e dell’informazione nel settore pubblico. In modo particolare si riferisce alla possibilità di offrire alle persone servizi pubblici elettronici.

Esempi europei

L’iniziativa per i cittadini europei è stata introdotta dal Trattato di Lisbona nel 2012. Si tratta di uno strumento in grado di garantire la partecipazione democratica dei cittadini al processo decisionale comunitario. Per mezzo di essa, infatti, i cittadini europei sono in grado per la prima volta nella storia comunitaria di chiedere all’Ue di legiferare su uno specifico tema. Per poter essere considerata accettabile, un’iniziativa dei cittadini deve poter raccogliere almeno un milione di firme. I cittadini europei hanno anche il diritto di presentare petizioni al Parlamento Ue. Le petizioni devono essere connesse con le competenze comunitarie e sono trattate dall’apposita commissione parlamentare (Peti). Per inoltrare la propria petizione si deve accedere alla pagina web specifica. Il rapporto del deputato Ramón Jáuregui Atondo sulla e-democracy sarà discusso questa settimana. Martedì il Parlamento ha anche votato su un rapporto volto a rafforzare i diritti dei cittadini nel trattamento dei big data.

(Fonte Vocidicitta.it cc-by)


Foto ECR cc-by-nc-sa

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