Bill Gates: bisogna tassare i robot, anche se non basta a salvare il lavoro umano

Dopo la bocciatura del Parlamento Europeo Bill Gates torna all’attacco: “Potrebbe finanziare altri impieghi che gli umani possono svolgere”. Ma la soluzione starà in un inedito mix di rinnovato welfare

L’Unione Europea si è posta il problema e, per il momento, ha già dato una risposta chiara: no alle tasse sui robot. Per quanto valga una simile posizione oggi, all’alba della quarta rivoluzione industriale. Una risoluzione firmata dalla parlamentare socialista lussemburghese Mady Delvaux e approvata pochi giorni fa dal Parlamento Ue ha infatti tracciato la strada verso una serie di prime norme per gli automi (un bottone di sicurezza per lo spegnimento, regole per le responsabilità civili, penali ed economiche, assicurazione obbligatoria) ma ha appunto escluso per il momento una tassazione dedicata. E pensare che in Italia si fa pagare l’Imu perfino agli imbullonati.

Ora anche Bill Gates, fondatore di Microsoft, torna sul punto. In un’intervista a Quartz ha infatti spiegato di ritenere sensata la proposta: “Al momento se un lavoratore umano guadagna 50mila dollari lavorando in una fabbrica, il suo reddito è tassato. Se un robot svolge lo stesso lavoro dovrebbe essere tassato allo stesso livello” ha dichiarato al magazine statunitense.

Prendendo di petto la sfida del mercato del lavoro del futuro, quella cioè della discrepanza fra le curve dell’occupazione e della produttività che da qualche anno non marciano più all’unisono. Creando un quadro segnato da sempre maggiore efficienza e sempre meno lavoratori. Specialmente in certi ambiti. Come fare a schivare una crisi occupazionale di portata planetaria?

Secondo alcuni uno dei passaggi dovrebbe appunto essere una tassa sui robot

Per Gates la mossa sarebbe in grado di innescare un circolo virtuoso, indirizzando le persone verso gli ambiti in cui impieghi umani ancora occorrono. Di più: quei proventi dovrebbero finire, almeno in parte, proprio a finanziare la riqualificazione della forza lavoro espulsa dall’automazione. Se un robot ti ha rubato il lavoro, lo tasso (come d’altronde tassavo il tuo, di lavoro) per pagarti un percorso altrove. O almeno in uno di quei settori – dalla cura degli anziani all’educazione dei più piccoli – in cui nessun androide potrà mai sostituirci (dicono).

Secondo altri la risposta dovrebbe invece essere un reddito universale garantito, pure questo per il momento bocciato dall’assise europea eppure proposto da molti come via d’uscita. Su tutti, il fondatore di Tesla e SpaceX, il vulcanico Elon Musk, non più di qualche settimana fa. Sul tema rimangono tuttavia molti dubbi: quale dovrebbe essere l’ammontare, chi dovrebbe pagarlo, come si potrebbe evitare l’effetto disincentivante di una rendita bassa ma garantita, per esempio sulla ricerca di un nuovo impiego?

“Non ritengo che le aziende che producono robot si arrabbierebbero se fosse imposta una tassa – ha aggiunto Gates – i robot iniziano a vedersi prepotentemente nelle fabbriche e non solo, ma al momento gli umani sembrano poter stare tranquilli. Secondo McKinsey meno del 5% delle occupazioni attuali sono candidate per una completa automazione usando “l’attuale tecnologia“. Il problema è infatti oltre, in un’ottica di medio-lungo periodo, quando quasi la metà degli impieghi – stando alle più diverse fonti, dal World Economic Forum agli uffici statistici dei diversi Paesi fino ai brand della consulenza mondiale – potrebbe di fatto estinguersi a causa della robotizzazione.

Come al solito, è probabile che la situazione stia nel mezzo. L’automazione massiccia dovrà essere tassata in modo specifico, anche se leggero, per evitare un appesantimento degli investimenti nella ricerca e nell’innovazione. Altrimenti i costi potrebbero essere superiori ai benefici. Le forme di welfare dovranno tornare a splendere ma certo secondo regole ferree che tutelino il dinamismo della domanda e dell’offerta, dunque evitando di partorire eserciti di disoccupati felici di rimanere tali e del tutto estranei alle sfide delle competenze del futuro. Al contempo le istituzioni formative – questa la carta più complessa, alcuni esempi di valore si trovano un po’ ovunque e a breve, per guardare all’Italia, anche nella nuova H Farm di Treviso  – dovranno rinnovarsi alle radici. Proprio per non immettere più sul mercato persone dalle qualifiche sostanzialmente inutilizzabili. Se sai fare una cosa che un robot o un algoritmo sa fare meglio di te e in una frazione del tempo che impiegheresti potresti avere problemi molto, molto seri.

 

(Simone Cosimi, via Wired.it cc-by-nc-nd)


Illustr: BSlovacchia

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