L’Ambasciata Usa a Bratislava non vuole abbattere la barriera protettiva

Il comune di Bratislava ha deciso, nella seduta del consiglio comunale del 16 febbraio, di non affittare più una parte della piazza Hviezdoslav all’Ambasciata degli Stati Uniti, che utilizza circa 1.300 metri quadrati di terreno davanti alla sede dal 2005 come zona di sicurezza chiusa da una barriera (a sinistra nella foto sopra) con guardie private e della polizia militare americana.

Il contratto di affitto era scaduto lo scorso anno, ma la sede diplomatica Usa aveva chiesto una proroga in attesa di trovare una località della capitale dove costruire una nuova sede. La città aveva inizialmente accettato di prolungare l’affitto fino al 15 agosto 2019, al costo di 481.000 euro all’anno, un euro al giorno per metro quadrato. Ma l’ambasciata non ha rimandato al mittente il contratto firmato entro i termini previsti di 60 giorni. A questo punto il comune sembra che perderà il diritto a incassare l’affitto, perché, come ha chiarito il ministero degli Esteri, sulla base della Convenzione di Vienna le zone di sicurezza costituiscono parte di un’ambasciata anche nei terreni adiacenti, senza riguardo alla proprietà. Quindi il comune, che è proprietario della superficie, non ha la possibilità di fare nulla. L’unica soluzione è che l’ambasciata se ne vada dal centro storico.

L’ambasciata americana avrebbe dovuto dimostrare entro il 3 febbraio che la sua barriera di sicurezza è una struttura legale. In questo caso l’ufficio per l’edilizia del quartiere Stare Mesto avrebbe dovuto avviare una procedura di sanatoria edilizia, oppure provvedere alla rimozione della struttura.

L’ambasciata ha affermato di voler continuare a cercare una soluzione con la città per risolvere il problema. Nel frattempo gli americani informano di aver dato il via a un programma di trasferimento di aver trovato una sistemazione che dovrebbe soddisfare anche tutti i requisiti di sicurezza. L’ambasciata sarebbe ora in attesa dell’approvazione della sua proposta da parte del consiglio comunale e del ministero degli Esteri. In ogni caso il trasloco non potrà avvenire che tra qualche anno.

Lo scorso anno Martin Borgula, consigliere comunale della capitale, aveva cominciato una battaglia politica e legale contro i diplomatici americani, rei di continuare a occupare illegalmente una superficie comunale anche dopo la scadenza del contratto, scaduto il 15 agosto, e a mantenere una (brutta) recinzione diventata illegale. Borgula aveva recentemente scritto anche una lettera al presidente eletto degli Usa, Donald Trump, prima dell’insediamento, chiedendogli di liberare l’area.

In settembre il consiglio comunale aveva approvato una mozione per la rimozione della barriera americana.

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(La Redazione)


Foto slyronit (part.) cc-by-nc

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