I robot, un futuro inevitabile. “Ecco perché dobbiamo governarli”

Dalle auto che si guidano da sole ai call center dove risponde un robot. L’Intelligenza Artificiale «potrà presto sostituire l’uomo in una serie di mansioni specifiche con prestazioni almeno equivalenti. Ma, più che allarmarsi e dire con Stephen Hawking che i robot ci uccideranno, bisogna pensare alla loro “governance”», dice Rossano Schifanella, ricercatore di Informatica all’Università di Torino.

Per l’ex presidente Barack Obama, intervistato da «Wired», l’Intelligenza Artificiale «potrebbe aumentare le disuguaglianze». E in effetti molti cambiamenti sono già in atto – riflette Schifanella – che con l’Intelligenza Artificiale lavora, analizzando i Big Data dei social media, e che, sabato 18, all’osservatorio astronomico di Pino Torinese terrà la conferenza «Quale futuro nelle mani dei robot?»: «Già oggi aumenta il divario di salario tra i lavori altamente tecnologici e quelli facilmente automatizzabili». E sono numerosi i campi in cui i robot si fanno strada. «Le aziende stanno investendo sugli assistenti virtuali e Amazon aprirà un centro ricerche proprio a Torino». Tra le possibilità, operare nei call center e assistere i malati, analizzando i sintomi e comunicandoli ai dottori. Con le auto a guida automatica e i droni, intanto, si profila una rivoluzione nei trasporti, nella logistica e nei servizi. E si affaccia Amazon Go, il supermarket che promette una spesa senza coda né cassieri (umani).

E non manca l’analisi automatica delle immagini grazie agli algoritmi in grado, per esempio, di fare diagnosi mediche. Andremo, quindi, da un robot invece che dal dottore? Per Schifanella è uno scenario irrealistico, almeno per ora. «I robot non ci sostituiranno, ma diventeranno un’estensione dell’umano, ampliando le nostre capacità e affiancandoci». E i lavori persi? «Ci saranno meno posti di un certo tipo e ne nasceranno di nuovi. Però bisognerà introdurre, come ha suggerito Obama, politiche sociali specifiche, come un salario base per tutti e programmi di riqualificazione».

Le questioni legate all’Intelligenza Artificiale, comunque, non sono solo economiche. Nei sistemi di guida assistita e autonoma, proposti da Tesla e Google, l’auto impara da sola: «Gli algoritmi apprendono dall’esperienza, evolvendo il proprio comportamento in un ambiente dinamico e non predicibile. Ma ci sono i problemi etici: se si deve scegliere tra lo schiantarsi contro un muro o investire un pedone, in base a cosa si fa la sua scelta?». Occorre quindi – aggiunge – «un ampio dibattito in grado di codificare i valori della società ai quali un sistema intelligente deve attenersi. La macchina, che pure sviluppa una sua intelligenza, parte dalle indicazioni dei programmatori. Mi spaventa che lasciamo a loro e a corporation come Facebook e Google queste decisioni: la politica sottostima l’impatto di queste innovazioni».

Intanto, non c’è solo l’etica. Alcune ricerche di Schifanella, che ha collaborato con Yahoo e Nokia Bell Labs, puntano a far riconoscere all’Intelligenza Artificiale anche l’ironia, come quella sui social. «Oggi non riesce a comprendere il linguaggio nella sua totalità. Ambiguità, contesto e “common sense” sono ancora nostre prerogative». In altri casi, invece, le macchine sono già un passo avanti rispetto a noi, come dimostra la vittoria di AlphaGo al gioco Go. E – aggiunge Schifanella – il «machine learning», vale a dire la capacità delle macchine di imparare autonomamente, al di là delle originarie reti neurali, è una realtà significativa. «La tecnica più diffusa è l’apprendimento automatico supervisionato: mostri alla macchina esempi di problemi di cui conosci già la soluzione. Come, per esempio, riconoscere un gatto, facendogliene vedere molti esemplari. Ma è vero che riconoscere non vuol dire comprendere che cosa sia davvero un gatto. La nuova frontiera, quindi, sarà approdare al senso comune e al contesto, oltre che all’empatia, tutti elementi che ci caratterizzano già da bambini».

Certo, la «coscienza» è altra cosa. E poi – osserva con una battuta – «se fossi una macchina intelligente, non punterei a replicare in tutto e per tutto l’uomo: da molti suoi comportamenti non so se è poi così intelligente». Conclude Schifanella, che ha lavorato alla tracciatura di percorsi per pedoni basati non tanto sull’efficienza quanto sulla piacevolezza di strade e sentieri, dai profumi ai suoni e ai panorami, deducendo i dati dai social network: «Ora sull’Intelligenza Artificiale serve un dibattito globale. Non solo di tecnologi, ma di tanti attori sociali diversi. Solo così diventerà migliore, oltre che più efficiente».

(Fabrizio Assandri, La Stampa cc-by-nc-nd)


Foto Robin Zebrowski cc-by
Foto oregonuniversity cc-by-sa

Articoli più letti

Be the first to comment

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*


Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.