Il Parlamento approva in via definitiva legge restrittiva sulle confessioni religiose

Nella sua prima sessione dopo la sospensione natalizia il Parlamento della Slovacchia ha di nuovo approvato ieri l’emendamento legislativo che dà una stretta alle condizioni per la registrazione ufficiale di una chiesa o comunità religiosa, annullando così il veto del presidente Andrej Kiska. Dal mese di marzo la legge innalzerà a 50.000 il numero di membri adulti (dai 20.000 attuali) necessari a una organizzazione religiosa per chiedere la registrazione governativa e beneficiare delle sovvenzioni statali e di poter aprire proprie scuole.

La legge era stata approvata dal Parlamento a larga maggioranza il 30 novembre, e anche questa volta ha ottenuto l’apporto di diversi deputati di opposizione con un totale di 103 voti a favore su 150. Obiettivo ufficiale dell’iniziativa era quello di eliminare «le registrazioni speculative di presunte chiese e comunità religiose» al solo scopo di ottenere soldi dallo Stato. Respinta una ulteriore modifica chiesta dai nazionalisti di LSNS che avrebbe voluto portare la soglia di registrazione a 250.000 persone.

Kiska aveva espresso preoccupazione sul provvedimento, che a suo dire interferisce in maniera sproporzionata sui diritti e libertà fondamentali dei cittadini garantiti dalla Costituzione e dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo. E in fondo, secondo Kiska, il testo del provvedimento non dimostra in alcun modo l’esistenza di reale richio di aumento delle frodi nel sistema di registrazione di nuove chiese o comunità religiose.

Il progetto di emendamento era stato preparato dal Partito Nazionale Slovacco (SNS), membro della coalizione di governo, con l’intenzione non nascosta di colpire i musulmani residenti nel paese. Oggi sarebbero circa 5.000 le persone di religione musulmana in Slovacchia, e ben difficilmente questo numero potrà crescere esponenzialmente nei prossimi anni, anche in conseguenza della difficoltà per i rifugiati di ottenere asilo in Slovacchia. La comunità islamica aveva già lamentato come troppo restrittivo anche il numero originale di membri necessari per il riconoscimento statale.

Infastidito dal veto del capo dello Stato il leader di SNS Andrej Danko, presidente del Parlamento, aveva alzato ulteriormente la tensione, promettendo una proposta per vietare il burqa. Ma difficilmente oggi una iniziativa del genere potrebbe ottenere un sostegno sufficiente alla camera parlamentare.

I musulmani in Slovacchia sono stati uno dei temi più caldi dei discorsi del primo ministro nel corso della crisi migratoria del 2015-2016, quando il premier ha garantito all’inizio dello scorso anno il suo impegno per evitare la creazione di una “comunità musulmana compatta in Slovacchia”, questione per la quale si era beccato una denuncia e aveva rischiato l’espulsione del suo partito dai socialisti europei. I fedeli dell’Islam sono anche stati al centro delle proteste di formazioni estremiste che hanno organizzato manifestazioni “Contro l’islamizzazione dell’Europa”.

(Red)


Foto pixabay/CC0

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