A Gorizia una mostra permanente delle teste dello ‘slovacco’ F.X. Messerschmidt

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La Fondazione Coronini Cronberg di Gorizia ha inaugurato il 29 novembre un nuovo spazio espositivo dedicato allo scultore Franz Xaver Messerschmidt (1736-1783) dove saranno esposte in via permanente le due “teste di carattere” che furono acquistate dal conte Guglielmo Coronini negli anni Trenta del secolo scorso, presumibilmente prodotte a Bratislava. L’allestimento è stato sostenuto da partner locali e dalla Regione autonoma Friuli Venezia Giulia, e sarà dotato di un’installazione per non vedenti realizzata nell’ambito del progetto “Gorizia conTatto” su iniziativa della Sezione di Gorizia di Italia Nostra in collaborazione con l’Università degli Studi di Trieste.

Il Museo della fondazione, sito nell’omonimo palazzo del tardo Cinquecento che tre secoli dopo fu per un breve periodo residenza del re francese Carlo X di Borbone in esilio, ha dunque riservato una delle sue sale a Messerschmidt, scultore bavarese che si traferì a Vienna per frequentare l’Accademia di Belle arti. Dopo una serie di commissioni anche importanti (tra le quali i busti in bronzo dell’imperatrice Maria Teresa e di suo marito Francesco I) egli venne accolto come membro della stessa Accademia e nominato professore aggiunto. Nel 1777, dopo l’apparizione dei primi sintomi di una instabilità mentale, l’artista lasciò Vienna e si stabilì a Pressburg, l’odierna Bratislava, portando con sé solo alcune opere. Tra queste vi sarebbero state le sue prime cinque “teste di carattere”, busti che rappresentavano una varietà di emozioni umane.

A Bratislava, Messerschmidt riprese l’attività di ritrattista, realizzando tra l’altro una serie di piccoli medaglioni d’alabastro, ma soprattutto riuscì a tenere a bada i suoi demoni interiori riversando le angosce della propria psiche disturbata nella serie di teste maschili, che in seguito furono chiamate “teste di carattere”, a cui continuò a lavorare ossessivamente fino alla morte, avvenuta nel 1783.

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‘Uomo che sbadiglia’, Budapest, Museo di Belle Arti

Dopo la sua morte, avvenuta sempre a Pressburg, le teste, realizzate in parte a fusione in una lega di stagno e piombo, in parte in alabastro, furono ereditate dal fratello Johann Adam che prima vendette separatamente alcune singole opere e poi cedette in blocco un insieme di quarantanove teste. Nel 1793 questo gruppo fu esposto a Vienna presso l’Ospedale civico, e nell’occasione fu pubblicato un libretto nel quale le sculture, definite per la prima volta “teste di carattere”, furono numerate e identificate con titoli che le descrivono in modo ridicolo e grottesco e che, in mancanza di valide alternative, sono in uso ancora oggi.

Acquistate in seguito da un certo Joseph Jüttner furono nuovamente esposte a Vienna nel 1835, ma nel 1889 furono venute all’asta separatamente: una decina furono acquistate dall’urbanista Camillo Sitte come materiale didattico per la Staatsgewerbeschule (Scuola statale di arti applicate) di cui era direttore, altre due entrarono nella collezione di Emil Zuckerkandl e di sua moglie Berta, il cui salotto fu in seguito frequentato da alcuni protagonisti della Secessione viennese, come il pittore Gustav Klimt e l’architetto Josef Hoffmann.

Nel 1932 Ernst Kris, storico dell’arte ma anche seguace delle teorie di Freud sulla psicoanalisi, analizzò non solo la produzione artistica ma anche le vicende biografiche di Messerschmidt, e giunse allo conclusione che lo scultore soffriva di schizofrenia e che le teste di carattere sono un prodotto e una conseguenza della sua malattia. Da quel momento la fama dell’artista andò incontro ad una crescita esponenziale, che ben presto varcò i confine dell’Europa centrale rendendo le sue opere ricercate dai musei di tutto il mondo.

Oggi si ha notizia ancora di 38 teste, anche se si conosce l’aspetto di tutte le 49 opere. Le due teste delle collezioni Coronini sono state identificate dagli studiosi come ‘Variante della semplicità di spirito più grande’ e ‘Variante di un intenso odore’, con riferimento ai titoli di due opere molto simili incluse nel gruppo di quelle esposte nel 1793. Il conte Coronini le aveva invece chiamate ‘Lo starnuto’ e ‘Uomo che guarda il sole’.

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Teste in mostra al Belvedere, Vienna

Una serie di teste sono presenti nella collezione della Galleria Nazionale Slovacca (vedi) e della Galleria Civica di Bratislava (come ‘Il cappuccino’), ma anziché originali, si tratterebbe di fusioni realizzate nel 1816 per il principe di Liechtenstein che le espose nel castello di Valtice (in Moravia). Le originali, almeno quelle note, sono sparse tra il Louvre di Parigi, il Victoria e Albert Museum di Londra, il Metropolitan di New York (vedi), il Paul Getty di Los Angeles, il Belvedere di Vienna (vedi) e la Liebieghaus Skulpturensammlung di Francoforte.

Secondo la professoressa slovacca Mária Pötzl-Malíková, autrice di una monografia su Messerschmidt uscita nel 2004, le teste di Gorizia erano in origine presso il castello di Stupava, una località a pochi chilometri a nord di Bratislava. Infatti il conte Coronini le acquistò secondo i documenti di archivio dalla principessa Eleonora Palffy Daun, cugina del conte che aveva sposato il principe Vilmos Palffy Daun – ramo von Erdody –, delle più antiche e nobili casate ungheresi.

La casa dell’artista a Bratislava non esiste più, perché era parte del quartiere Zuckermandel che è stato abbattuto, e lo stesso vale per la sua sepoltura, di cui non si conosce l’ubicazone, ma allo stravagante scultore è dedicata nella Città Vecchia la caffetteria Messerschmidt, su piazza SNP.

(La Redazione, fonte coronini.it)

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Foto in alto: le due teste del Museo Coronini
Sotto: “Uomo che sbadiglia”, Budapest, Museo delle Belle Arti (dalbera cc-by)
e Teste in mostra a Vienna-Belvedere (wellmeri cc-by-nc)

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