La fortuna delle commedie di Carlo Goldoni nei teatri slovacchi

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Il primo di dicembre, presso l’Aula 14 del Teaching Hub a Forlì, si è tenuta una conferenza molto interessante tenuta dal docente all’Accademia delle Arti Performative (VŠMU) e ricercatore dell’Istituto Teatrale a Bratislava, Karol Mišovic, sulla figura di Carlo Goldoni nei teatri slovacchi.

L’evento è stato organizzato dal Lettorato di lingua e cultura slovacca in collaborazione con il Consolato Onorario della Repubblica slovacca a Forlì e l’Istituto Teatrale di Bratislava. La conferenza si è tenuta in lingua slovacca ed è stata interpretata in italiano da tre studentesse di slovacco del Corso di Laurea in Mediazione Linguistica Interculturale di Forlì (Beatrice Ricci, Rossella Di Venere e Luna Speranzini).

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La conferenza è stata illuminante perché mostra come l’attenzione di Mišovic nei confronti della figura di Carlo Goldoni nasca da un interesse profondo verso la sua capacità intrinseca di ritrarre personaggi umani ed intrecci che insieme costituiscono un quadro completo dell’umanità, interesse nato già durante i suoi studi presso l’Università delle Arti Performative a Bratislava. Mišovic inoltre si è impegnato nel fornire agli spettatori informazioni di base, ma interessanti, riguardo alla storia del teatro slovacco e al problema legato alla mancanza di traduzioni estere di opere drammatiche fino agli anni ’40. Solo in un secondo momento si assiste alla diffusione di opere estere.

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Goldoni, riformatore della commedia dell’arte italiana, educatore alle virtù e alla filosofia dell’Illuminismo, diventa in Slovacchia sinonimo di autore del genere comico.

Partendo da “La Bottega del Caffè”, primo testo messo in scena sui palcoscenici slovacchi, Mišovic fa un breve excursus sulle opere di Goldoni che, in un modo o nell’altro, hanno colpito l’ambiente teatrale slovacco. Discorre su “La Locandiera”, opera teatrale realizzata in Slovacchia durante la seconda guerra mondiale come antidoto alle difficoltà della guerra ma che, purtroppo, ha permesso ai sostenitori dell’epoca del regime socialista totalitario di avvalersi della simpatia che Goldoni nutriva per la gente comune, per ridicolizzarne la nobiltà: si introduce così l’idea del realismo socialista. Nel 1989 in Europa centrale crolla il regime comunista e, per diverse ragioni, la gente smise di andare a teatro. Solo la commedia di Goldoni poteva garantire un ritorno. Dopo “La Locandiera”, con “I rusteghi” arrivarono importanti novità: il carattere apolitico, la teatralità e il ritmo vivace attirarono un vasto pubblico. Con “La vedova scaltra” nasce un linguaggio teatrale spontaneo ma è “Il ventaglio” l’opera teatrale su cui il docente si sofferma di più. Il regista Karol Zachar ricrea l’atmosfera di una piazza soleggiata italiana con le sue precise performance teatrali comiche ed ha perfino concesso agli attori di improvvisare, cosa che in quel periodo non era possibile neanche per le commedie. Il regista inoltre ha sottolineato il principio del teatro nel teatro e nella sua produzione gli attori hanno riallacciato un contatto diretto con gli spettatori.

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A quei tempi era una grande novità. L’universalità di Goldoni viene mostrata anche con “Il servitore di due padroni”. Karol Zachar, infatti, ambienta la commedia nel XVIII secolo, ma non nella Venezia di Goldoni, ma a Bratislava. Mišovic, infine, termina il suo excursus con “Le baruffe chiozzotte”, commedia messa in scena da Peter Mikulik, considerata negativamente dalla critica a causa del sospetto della diretta ispirazione dell’opera “Le baruffe chiozzotte” del regista italiano Giorg Streher, ispirazione derivata non soltanto dalla scenografia, ma anche dalla risoluzione di regia di alcune scene.

Il passo dunque verso la percezione ed interpretazione delle opere di Goldoni non è avvenuto in modo lineare. Non sempre i registi erano in grado di cogliere l’opera di Goldoni in tutta la sua essenza.

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Dopo un ulteriore confronto costruttivo che ha coinvolto il docente e gli spettatori, la conferenza è terminata con una nota di speranza: la palla adesso passa ai giovani, tocca a loro imparare dal passato per realizzare, grazie alle loro idee innovative, grandi cose e raggiungere altre e alte vette.

Grazie al docente Karol Mišovic, per averci mostrato un’altra faccia della medaglia, un Goldoni visto da una nuova prospettiva e che rende fieri noi italiani di avere nella nostra storia un autore così universale, adesso diventato patrimonio anche di un altro Paese.

(Rossella Di Venere)

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