La Slovacchia stringe le maglie per la comunità islamica (?)

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Con la maggioranza dei due terzi il Parlamento slovacco ha approvato mercoledì – con il voto sia di parlamentari di maggioranza che di opposizione – un emendamento alla legge sulla libertà di religione e la posizione delle chiese e degli enti religiosi nel Paese. Il progetto di legge, presentato dal deputato Tibor Bernatak del Partito Nazionale Slovacco (alleato di Smer-SD e Most-Hid nella coalizione attualmente al governo), è nato per prevenire la registrazione di presunti enti e comunità religiose al solo scopo di ricevere sussidi statali. Ma secondo molti media stranieri, scrive Rtvs, dietro all’apparente necessità di proteggere le finanze pubbliche dagli abusi il vero movente del provvedimento è quello di impedire l’ingresso in Slovacchia all’Islam.

L’emendamento, che entrerà in vigore dal gennaio prossimo, aumenta il numero minimo di membri adulti delle chiese da 20.000 a 50.000 per poter essere inserite nel registro nazionale. Respinta una proposta dei parlamentari di estrema destra del Partito Popolare Nostra Slovacchia (LSNS) che voleva alzare ancora quel numero a 250.000.

La registrazione permette di avere finanziamenti statali e di poter aprire proprie scuole. I musulmani in Slovacchia, che non hanno ad oggi alcuna moschea riconosciuta, sarebbero circa 2.000 secondo l’ultimo censimenti del 2011, mentre la Fondazione islamica stima il loro numero intorno a 5.000.

Il premier Robert Fico lo scorso anno, nel pieno della più vasta ondata di profughi in Europa dalla seconda guerra mondiale, aveva deciso la linea anti-migranti della Slovacchia con la fiera opposizione del suo governo alle quote obbligatorie volute da Juncker per la redistribuzione dei richiedenti asilo tra i paesi membri dell’UE. Nell’agosto 2015 Fico aveva annunciato che il suo paese avrebbe accettato volontariamente solo un piccolo numero di rifugiati di religione cristiana, dichiarazione che fece scalpore sui media internazionali per la sua posizione discriminatoria nei confronti del musulmani. Sia il primo ministro che il responsabile degli Interni Robert Kalinak (anch’egli Smer-SD) avevano più volte insistito sul fatto che accogliere musulmani può comportare dei rischi per la sicurezza, data l’impossibilità di avere certezze su chi sono e da dove vengono, e non si poteva escludere che potessero esservi tra di loro dei potenziali terroristi.

All’inizio di quest’anno il primo ministro aveva dichiarato di voler impedire una “comunità musulmana compatta in Slovacchia”, parole per le quali aveva ricevuto una denuncia per incitazione all’odio razziale. Aveva anche detto di volere, nell’ambito delle misure antiterrorismo, di voler tenere monitorato ogni membro della comunità musulmana nel Paese; anche in questo caso le sue parole sono state stigmatizzate da parte dell’opposizione che vedeva evocazioni di pregiudizio e paura, e incitazioni all’odio religioso.

Robert Fico aveva spiegato in una intervista a Tasr che è “interesse del Paese” preservare le proprie tradizioni, e che il suo governo non aveva intenzione di tollerare la nascita in Slovacchia di una comunità islamica compatta. «Non voglio qualche decina di migliaia di musulmani in Slovacchia che a poco a poco inizieranno a promuovere la propria cultura», e non voglio che sia cambiato il carattere di questo paese, «basato su una tradizione cirillo-metodiana che vige qui da molti secoli». I musulmani «non sono graditi, in quanto potrebbero modificare tradizioni antiche di secoli». Se qualcuno dice che la Slovacchia può ospitare culture diverse, «va contro l’essenza del paese». «Siamo onesti con noi stessi e diciamo ad alta voce che non possiamo prendere questa strada». Per le sue dichiarazioni Fico era stato messo sotto esame dal Partito Socialista Europeo, di cui Smer-SD fa parte, e per due volte sentito dalla sua direzione, uscendone però indenne.

Anche Andrej Danko, presidente dei nazionalisti di SNS e capo del Parlamento, aveva detto che «Dobbiamo fare tutto il possibile per impedire la costruzione di moschee» e minareti in Slovacchia, invitando a prendere misure per impedire la registrazione dell’Islam come comunità e per vietare l’uso del burka o del niqab in pubblico. Secondo Danko, scrive Reuters, l’islamizzazione «inizia con un kebab …».

(Red)

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Foto (dett.) CC0

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