Europa al giro di boa, lo smog ora fa paura

inquinam-gas-serra-co2_(jarfilms-2301611128)

Lo smog sull’Europa fa paura, e le istituzioni Ue tentano la sterzata. Ogni anno, circa mezzo milione di cittadini europei muore per problemi legati all’inquinamento dell’aria, derivante in gran parte dalle attività umane: decessi dieci volte maggiori rispetto a quelli causati dagli incidenti stradali in tutto il continente. Dopo l’allarme lanciato dall’Agenzia europea per l’ambiente(Eea) nel suo ultimo rapporto «Qualità dell’aria in Europa 2016» – secondo il quale nel 2013 si sono contate ben 467mila morti premature in 41 paesi europei (430mila nel solo territorio dell’Unione) per l’esposizione prolungata alla polveri Pm 2,5 – il parlamento di Strasburgo ha approvato in via definitiva nuovi, stringenti obiettivi di riduzione delle emissioni.

Si tratta di restrizioni più severe, contenute in una nuova direttiva già concordata con i governi nazionali, votata il 23 novembre con l’obiettivo di abbassare la quantità di inquinanti nell’atmosfera sotto i livelli del 2005, entro il 2030, ricalcando di fatto quanto previsto dal protocollo di Goteborg. Le nuove norme entreranno in vigore prima della fine dell’anno, ma serviranno poi le misure di attuazione da parte di ciascuno Stato. Le particelle incriminate sono di diversa natura: si va dal biossido di zolfo al particolato, che può causare malattie respiratorie e cardiovascolari, asma e cancro ai polmoni. Secondo l’Eea, nel 2014, ben l’85% della popolazione urbana in Europa è stato esposto alle polveri sottili. Ad oggi, le aree non conformi agli standard Pm10 sono il 32% del territorio dell’Unione, mentre sono 40 milioni i cittadini esposti a livelli superiori ai limiti.

L’obiettivo delle nuove regole sarebbe quello di ridurre della metà le morti premature dovute all’inquinamento dell’aria tra il 2020 e il 2030, il decennio in cui dovranno concentrarsi gli sforzi imposti agli Stati membri. Senza considerare, poi, i risparmi meramente economici. La Commissione europea calcola che l’inquinamento dell’aria implica in termini di spese sanitarie, giorni lavorativi persi, perdita nella produzione agricola e danni agli edifici (ad esempio a causa delle piogge acide), dai 330 ai 940 miliardi di euro di costi in un anno in Europa. Anche se va detto che negli ultimi vent’anni la qualità dell’aria del continente è decisamente migliorata.

Sono cinque, in particolare, gli inquinanti su cui si vuole intervenire con mano più pesante. Per ciascuno di essi sono previsti target di riduzione delle emissioni rispetto ai livelli del 2005, che variano da Stato a Stato, a seconda delle stime dei diversi livelli di inquinamento nazionali e dei diversi potenziali di azione.

Prima di tutto ci sono gli ossidi di azoto (NOx), che derivano dalla circolazione di automobili e camion e dalle centrali elettriche, e che determinano problemi respiratori e contribuiscono alla formazione di polveri sottili e pioggia acida. Entro il 2030 (a partire dal 2020) la loro quantità dovrà essere ridotta del 42% in media in tutti paesi Ue. L’Italia dovrà raggiungere una diminuzione del 40% nel decennio considerato.

Poi c’è l’anidride solforosa (SO2), che deriva soprattutto dal riscaldamento delle abitazioni, per cui è previsto lo sforzo più gravoso: -59% (-35% per l’Italia); e l’ammoniaca (NH3), che deriva soprattutto dai fertilizzanti utilizzati in agricoltura e dagli allevamenti, e che agevola l’aumento di nitrati e fosfato nelle acque e l’acidificazione dei mari: previsto un -6% (-5% per il nostro paese). Il target è del -28% per i composti organici volatili senza metano (COVNM:benzene, etanolo, formaldeide e acetone), frutto dei rivestimenti edili, vernici, solventi, industria chimica e alimentare, stampe, che sono una componente chiave nella formazione dell’ozono cattivo a livello atmosferico. In questo caso per il nostro paese c’è un impegno più alto rispetto alla media Ue: -35%.

E infine è previsto un -22% per il famigerato particolato PM 2,5 (-10 in Italia): particelle solide minori o uguali a 2,5 micron di diametro, che si sprigionano con la combustione di carbone, ma anche del legno, nei trasporti stradali, dalle fabbriche e dai fertilizzanti. Per l’opposizione dei governi nazionali, il metano è stato escluso dal campo di applicazione della direttiva.

Tutti questi target sono destinati ad aumentare a partire dal 2030 in poi, con percentuali molto più ambiziose: NOx -63%; SO2 -79%; NH3 -19%; COVNM -40%; PM 2,5 -49%. Spetterà ai singoli Stati decidere come agire per centrarli, ma è chiaro che i «programmi nazionali di controllo dell’inquinamento atmosferico» (che dovranno essere adottati) si concentreranno sui settori più rilevanti, quali l’agricoltura, l’energia, l’industria, i trasporti su strada, la navigazione interna, il riscaldamento domestico e l’utilizzo di solventi, con necessari investimenti in tecnologie più pulite ed efficienti e opportune sanzioni per violazioni della normativa.

Sono previsti anche interventi sulla normativa di controllo, che si è dimostrata in effetti inefficace, come hanno mostrato i valori delle emissioni delle autovetture diesel Euro 6 nella guida reale rispetto a quelli misurati dai test.

(Giordano Locchi, via La Stampa cc-by-nc-nd)

_
Foto Gilbert Rodriguez cc-by-nd

Be the first to comment

Rispondi

Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetto" nel banner a fondo pagina"

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.