Armamenti dalla Slovacchia allo Stato islamico?

armi_(flickr)

Secondo le indagini portate avanti dal Centro ceco per il giornalismo investigativo (investigace.cz), i numeri di serie su alcuni missili appartenenti al cosiddetto Stato islamico farebbero risalire a munizioni che erano destinate ad essere distrutte da parte della Società di riparazioni militari (VOP) di Novaky, nella Slovacchia occidentale, che allora era una azienda statale. Razzi anticarro ritrovati in Libia e in possesso a combattenti di ISIS in Iraq avrebbero gli stessi numeri di lotto di una partita di 132 missili di proprietà del ministero sloveno della Difesa, munizioni che erano destinate alla distruzione nell’impianto militare slovacco VOP a Novaky.

Secondo l’inchiesta indipendente, basata sui risultati del gruppo Conflict Armament Research sostenuto dalla Commissione europea, i razzi  di produzione jugoslava sarebbero stati spediti dalla Slovenia in Slovacchia nel 2005, cosa confermata dal ministero della Difesa slovacco, per il loro smaltimento. Sulla questione starebbe facendo ricerche anche il ministero slovacco dell’Economia, che dice di non aver mai approvato alcuna licenza per l’esportazione di tali armamenti.

Secondo i giornalisti investigativi cechi, nel 2013 il governo della Serbia ha venduto legalmente al governo libico 3.000 sistemi missilistici OSA M79 e 30.000 missili anticarro, che secondo un rapporto delle Nazioni Unite sono in gran parte finiti nelle mani dei combattenti dello Stato Islamico.

(Red)

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Foto flickr cc-by

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