95 anni dalla nascita di Alexander Dubcek

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Ieri 27 novembre cadeva il 95° compleanno per Alexander Dubček, il politico slovacco considerato il padre del “socialismo dal volto umano”, una riforma del comunismo che cercò di realizzare nella breve stagione in cui fu presidente del Partito Comunista Cecoslovacco (KCČ) nel 1968. Nato il 27 novembre 1921 nel villaggio di Uhrovec (Regione di Trenčín), Dubček fu un riformista all’interno del partito, ma fu osteggiato dalla sua ala più intransigente e dalla volontà dei leader comunisti dell’URSS, che temevano la disgregazione del Patto di Varsavia.

Poco dopo la sua nomina a capo del Partito Comunista Cecoslovacco, il 5 gennaio 1968, Dubček sorprese molti nel partito annunciando un ammorbidimento degli aspetti totalitari del regime, dando maggiore libertà di pensiero e di stampa, e cercando coniugare il socialismo con la democrazia e la libertà. Nacque così la ‘Primavera di Praga’, o ‘Primavera cecoslovacca’. una stagione di rinnovamento politico che fu estremamente popolare e convinse molta gente in un cambiamento positivo e permanente nelle proprie vite.

Ma nonostante le rassicurazioni che Dubček fece all’Unione Sovietica sul fatto che la Cecoslovacchia non avrebbe lasciato il Patto di Varsavia, le truppe sovietiche insieme ai militari di altri stati membri del Patto di Varsavia invasero la Cecoslovacchia nella notte tra il 20 e il 21 agosto. Dubček fu arrestato e rilasciato solo più tardi, dopo aver subito insieme a membri del suo governo duri ‘colloqui’ con i leader di Mosca.

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La sua riforma fu interrotta ed è stato imposto alla Cecoslovacchia un periodo di “normalizzazione” e censura sotto lo stretto controllo delle autorità sovietiche. Dubček venne escluso dalla vita politica, espulso dal partito comunista nel 1970 e mandato a lavorare in un deposito di legname. Riemerse a livello internazionale soltanto nel 1988, quando l’Università di Bologna gli conferì una laurea ad honorem in Scienze politiche, in occasione delle celebrazioni del IX centenario dell’Alma Mater felsinea. Le autorità comuniste cecoslovacche permisero allo statista, dopo molte insistenze dell’ateneo, di intraprendere il viaggio per ritirare il titolo. Oltre a Bologna, Dubček visitò altre città in Italia tra folle di gente che lo volevano salutare, incontrò diverse personalità politiche (in particolare del PCI) ed ebbe un colloquio in Vaticano con Giovanni Paolo II. Nello stesso 1988 fu insignito anche dall’Unione europea del Premio Sakharov per la libertà di pensiero, istituto proprio in questa occasione.

Alexander Dubcek, la tomba a Bratislava (foto_nrsr.sk)

Quella visita italiana ebbe riscontro su tutta la stampa mondiale, e ripropose all’attenzione internazionale la sua figura quando, un anno dopo, la Rivoluzione di Velluto portò alla caduta del comunismo in Cecoslovacchia. Da molti immaginato come Presidente della rinata Repubblica Cecoslovacca democratica, alla fine egli si accontentò di divenire presidente dell’Assemblea federale, lasciando ad Havel il seggio più alto, pare con non pochi rimpianti. Dubček morì all’età di settant’anni il 7 novembre 1992, per le ferite riportate in un incidente stradale avvenuto due mesi prima sull’autostrada tra Praga e Bratislava, un fatto oscurato da diverse ombre e che ancora oggi lascia dei dubbi sulla sua reale casualità.

Dubcek_il-memoriale

Alexander Dubček è riconosciuto come una grande figura della lotta europea per la democrazia e i diritti umani, e rimane una figura popolare nella Repubblica Ceca e Slovacca. È sepolto al cimitero Slávičie údolie di Bratislava (foto in alto). Diversi busti gli sono stati dedicati in Italia: tra gli altri, alla Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di  Bologna, al campus dello stesso ateneo nella sede di Forlì, e a Roma, in Largo Bratislava, nei pressi della Farnesina, dove una stele con il suo busto (vedi foto qui sopra) è stata inaugurata nel 2011 dal presidente italiano Giorgio Napolitano. Allo statista è dedicata la piazza davanti al Parlamento slovacco.

Una cosa estremamente curiosa, una di quelle strane coincidenze altamente simboliche che ogni tanto accadono, è che la casa in cui venne alla luce Alexander Dubček fu anche la casa natale, poco più di un secolo prima, di un altro slovacco che avrebbe lasciato il segno nella storia nazionale. Il 24 ottobre 1815 nacque in questo stesso edificio Ľudovít Štúr, filosofo, storico, linguista, scrittore, poeta, educatore, autore, editore, e «primo politico slovacco, nel vero senso della parola», come lo definì lo scorso anno per le celebrazioni del 200° anniversario della nascita il presidente Andrej Kiska. Štúr a metà del XIX secolo fu il creatore di una lingua slovacca indipendente che fu d’impulso alla creazione di una coscienza nazionale della nazione e che portò, dopo la seconda guerra mondiale, alla indipendenza dal dominio magiaro con la nascita della Cecoslovacchia, anche grazie all’opera di un altro grande slovacco di questo trio ‘magico’, Milan Rastislav Štefánik.

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Targhe a  Štúr e Dubček sulle mura della comune casa natale a Uhrovec

(La Redazione)

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