Erasmus, una generazione che compie trent’anni

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Quattro milioni di studenti che hanno fatto le valigie per andare a studiare qualche mese all’estero: è la «Generazione Erasmus», una generazione lunga 30 anni. Da quando, nel 1987, i primi 3.244 universitari, tra i quali 220 italiani, varcarono i confini per vivere una parentesi del proprio periodo formativo in un ateneo straniero. E’ il lato bello dell’Europa: è questo il biglietto da visita del progetto ispirato dalla professoressa romana Sofia Corradi che ha rivoluzionato la mobilità studentesca. E che ora si appresta a festeggiare il trentesimo anniversario amplificando l’innata vocazione all’integrazione e alla contaminazione, in risposta ai muri, ai desideri di frontiere e ai venti di isolamento e divisione.

Ripartire 

«L’Erasmus è un brand che funziona, che tutti conoscono e che ha saputo mostrare e rendere visibile il proprio valore. Ora è il momento di passare alla fase successiva: consegnare il frutto di questa esperienza nelle mani dei decisori politici». Ripartire dagli Erasmus: è l’idea di Flaminio Galli, direttore di Erasmus+Indire, l’Agenzia nazionale che gestisce i quasi 100 milioni di budget assegnati all’Italia per finanziare attività di scambio e cooperazione. Con numeri decisamente significativi: 30.875 gli studenti partiti nell’anno in corso, con Spagna, Germania, Francia e Portogallo tra le mete preferite e 20.942 studenti ospitati, di cui 1.986 provenienti da paesi extraeuropei, in particolare Russia, Albania, Serbia, Giorgia e Israele.

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Il tipico Erasmus italiano ha in media 23 anni, 6 su 10 è femmina e torna dopo 6 mesi. «Questi giovani studiano, vivono, osservano, si mettono in gioco, usufruiscono di servizi e hanno possibilità di sperimentare pratiche innovative di convivenza sociale: acquisiscono competenze e abitudini che vanno messe in circolo, vanno rielaborate, possono diventare le basi su cui costruire strategie e pianificazioni illuminate – aggiunge Galli -. C’è chi si è fidanzato, chi si è sposato, chi ha trovato un lavoro, chi una promessa di un’occupazione e chi ancora ha disegnato o rivoluzionato il proprio progetto di vita. Sono centinaia di migliaia di teste che possono davvero cambiare questa Europa: studenti, uomini e professionisti con gli strumenti per contribuire al bene collettivo».

Rendere condivisa un’esperienza individuale: con questo spirito quindi ci si avvicina agli Stati Generali della Generazione Erasmus, un evento promosso a Roma da INDIRE, Miur e Presidenza del Consiglio a inizio 2017, per realizzare un manifesto da offrire alla classe politica.

«L’Erasmus va ben oltre il valore simbolico e alla mera integrazione studentesca: crea reti professionali, genera incontri in grado di produrre innovazione e creatività, stimola l’attitudine alla ricerca di finanziamenti e all’accesso ai fondi europei. Ci sono associazioni, come “GarageErasmus” che lavorano proprio per alimentare queste connessioni, unendo tra loro gli ex Erasmus con la finalità di non disperdere questo patrimonio».

Nuovi progetti 

E alle porte dei suoi trent’ anni l’Erasmus Plus guarda avanti, con finanziamenti destinati ai tirocini in aziende europee, alla mobilità degli insegnanti, a portali online per il gemellaggio tra scuole e a partnership con nazioni come Iran, Iraq e Yemen. «L’ultimo messaggio è per i genitori – conclude Galli -. La socializzazione contemporanea è molto più fluida, i giovani sono abituati a viaggiare, a spostarsi, a muoversi. E l’apprendimento passa anche da questo. Io ho due figli, prima o poi partiranno: ho capito che bisogna essere spettatori attivi, con un atteggiamento di apertura e di libertà controllata. E con sincera fiducia. Verso le istituzioni e verso la vita».

(Federico Taddia, La Stampa cc-by-nc-nd)

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Illustraz.: erasmusplus.it
Foto Jirka Matousek cc-by

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