Trump, le reazioni in Slovacchia. Kiska: Usa e Slovacchia spero continueranno ad essere partner

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La vittoria a sorpresa di Donald Trump – almeno per una buona parte degli osservatori – alle elezioni presidenziali americane, che ne ha fatto il 45° presidente degli Stati Uniti come confermato nelle prime ore di questa mattina (tarda notte in Usa), ha provocato una serie di reazioni e commenti anche tra i politici slovacchi.

Tra i primi a commentare è stato il presidente slovacco Andrej Kiska, che si è congratulato con il vincitore. «Gli Stati Uniti sono un partner importante e alleato della Slovacchia e dell’Unione europea. Ritengo importante che rimanga così anche in futuro», ha detto.

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Il primo ministro Robert Fico (Smer-SD) ha detto che il risultato delle elezioni americane conferma che il mondo (come anche la Slovacchia), è completamente diverso da quello che viene presentato sui media. «Voglio congratularmi con il nuovo presidente degli Stati Uniti. Come primo ministro della Slovacchia rispetterò completamente la volontà dei cittadini statunitensi», ha detto Fico, sottolineando tuttavia come sia necessario per «tutti noi» ascoltare la gente. Una verità, ha detto, che «si è dimostrata in tutta la sua realtà in occasione delle elezioni presidenziali USA».

Il ministro degli Affari esteri ed Europei Miroslav Lajcak ha dichiarato che «gli elettori americani hanno deciso quale persona vogliono alla guida del proprio paese, e noi rispettiamo questa decisione». «Ci congratuliamo con il vincitore e siamo pronti a lavorare con lui. La cosa che oggi ci interessa di più è capire la differenza tra quel che è stato Trump come candidato e come si comporterà da presidente. Una cosa è indicare visioni e fare promesse, un’altra è confrontarsi con gli ostacoli che deve affrontare ogni giorni qualunque uomo di Stato», ha osservato Lajcak. Secondo lui non è il caso di drammatizzare la questione, perché è normale che in campagna elettorale si dicano o facciano cose che non c’entrano molto con la politica reale. Quel che sicuramente ha dimostrato questa elezione, ha continuato, è che «è in continuo aumento nei paesi e nelle società democratiche un vasto sentimento di frustrazione e malcontento», una cosa che non deve assolutamente essere ignorata. Trump sarà «il presidente della discontinuità, sia nella politica interna americana che in quella estera. La domanda è ora quanto sarà grande questo cambiamento, «la gente si aspetta molto da lui», e anche il mondo ha delle aspettative.

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Secondo Richard Sulik, leader del primo partito di opposizione – Libertà e Solidarietà (SaS) – l’ascesa di Donald Trump alla presidenza potrebbe significare che la guerra in Siria finirà prima del previsto, o almeno prima di quanto sarebbe successo con Hillary Clinton. Secondo Sulik, Trump si sforzerà di trovare un accordo con la Russia per porre fine al conflitto, cosa che per l’Europa rappresenterebbe un punto fondamentale a favore di una soluzione alla crisi migratoria. «Mi congratulo con il vincitore e spero che capirà presto che la campagna elettorale è finita e ora ha bisogno di assumere il ruolo di uomo di Stato per ricongiungere un paese diviso. Spero che possa essere davvero un uomo di Stato», ha detto Sulik all’agenzia Tasr. Il deputato Martin Poliacik (SaS) ha sottolineato come il 2016 si stia dimostrando di essere un anno in cui la frustrazione e insicurezza della gente ha deviato i risultati di elezioni e referendum in tutto il mondo. «Trump non ha vinto grazie alla sua visione, […] ma scagliandosi contro le minoranze, fomentando l’odio e promettendo un giro di vite e lasciando dubbi sul mantenimento delle fondamenta della democrazia liberale», ha detto. Dopo la Brexit, il referendum olandese sull’accordo di associazione tra UE e Ucraina e le elezioni presidenziali austriache, questo è l’ennesimo segnale che sta cominciando ad essere una tendenza globale la scelta dei cittadini per forme più autoritarie di governo, ha sottolineato Poliacik.

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Boris Kollar, capo del partito di opposizione Sme Rodina (Siamo una famiglia) si è detto soddisfatto della vittoria di Donald Trump: «Ho tenuto le dita incrociate per lui. La gente voleva un cambiamento e sono contento si sia finita bene», ha detto a Tasr oggi. Se avesse vinto la Clinton non sarebbe cambiato nulla, lei avrebbe «continuato le politiche di Barack Obama», e «sarebbe potuto uscire dal nulla qualcuno che si oppone ai cambiamenti – come Trump – e vuole fare un colpo di stato. Allora sarebbe stato un problema per il mondo intero», ha detto Kollar. Il mondo sta cambiando, e sia gli uomini politici che gli analisti non se ne sono accorti, ha sottolineato Kollar: «prendevano in giro Trump, ma si sbagliavano. […] La gente vuole un cambiamento, non c’è più posto per i politici di una volta», ha dichiarato.

Lubos Blaha, deptutato del partito Smer-SD e presidente della commissione parlamentare Affari europei, ha detto di non essere sorpreso della vittoria di Trump, che, ha detto, è diventato presidente perché la gente non ne può più del “sistema” e della globalizzazione. «I lavoratori hanno peggiorato la loro condizione a causa delle politiche neoliberiste di Wall Street, e Hillary [Clinton] era il simbolo della loro sofferenza. I media liberali, poi, non hanno fatto che ridicolizzare Trump e quindi mobilitato in massa i suoi elettori», ha detto. Lui rigetta il razzismo e nazionalismo di Trump, ma apprezza che possa migliorare le relazioni USA-Russia, fermare il trattato di scambio e partenariato transatlantico (TTIP) e scuotere l’establishment. Tra i rischi, Blaha cita «le minacce nella sua retorica militante verso l’America Latina, l’Iran e la Cina». Dopo la Brexit, questo è il secondo colpo in pochi mesi al “sistema”. «Il mondo sta tremando nelle sue fondamenta. L’era della globalizzazione sta finendo», ha avvisato il deputato, e l’Europa deve imparare da questo: «la nostra prima priorità deve essere la lotta contro le multinazionali, il capitale finanziario e la globalizzazione neoliberista. Altrimenti i partiti centristi finiranno nella discarica della storia».

(La Redazione)

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Immagine: sambeet/CC0

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