Vahostav, modificato Codice del Commercio, lo Stato comprerà 50% crediti dei subappaltatori

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Il Parlamento ha approvato giovedì in una procedura accelerata un emendamento alla legge sul commercio creato dal partito socialdemocratico Smer-SD per risolvere la scarsa protezione dei creditori nel caso Vashostav-SK. La legislazione approvata, che introduce nuove regole per le procedure ristrutturazione del debito, stabilisce che la società di costruzioni Vahostav, che ha un debito globale verso i suoi creditori pari a 136 milioni, può rinunciare al 49% delle sue risorse disponibili a favore dei creditori chirografari – imprese di piccole dimensioni e lavoratori autonomi in particolare. La ripartizione del 49% delle azioni sarà fatta in base al valore della causa fatta da ciascun creditore.

A favore dell’emendamento sono stati 78 deputati (tutti membri Smer più un parlamentare OLaNO) sui 122 presenti alla camera al momento della votazione. Tutti gli altri si sono astenuti, tranne l’indipendente Jozef Kollar che ha votato contro. Per l’entrate in vigore del provvedimento si attende ora soltanto la firma del Presidente Andrej Kiska, che aveva assicurato un esame veloce e una altrettanto veloce decisione sulla legge, positiva o negativa che fosse. La forma di Kiska per la verità potrebbe anche non esserci, il che non impedirà a Smer di far passare comunque il provvedimento (con un secondo voto parlamentare per annullare il veto del presidente). Lo ha ricordato stamane Fico, mentre affermava durante un dibattito che la questione Vahostav-SK è stata politicizzata e ha costretto per la prima volta un esecutivo a mettere le mani dentro un processo di ristrutturazione, che è cosa «che non riguarda il governo».

Inoltre, come ha annunciato il Primo ministro Robert Fico lo stesso giorno, nel caso di Vahostav le banche – creditori privilegiati dell’azienda – hanno deciso di rinunciare a una parte dei loro crediti, che così saranno pagati solo all’85%, lasciando il resto alle piccole imprese alle quali era stato riservato, nel piano di ripartizione previsto da Vahostav, un saldo ridotto al 15% del credito vantato, somma da versarsi in 5 anni a partire dal primo esercizio in utile dell’impresa.

In ogni caso, ha detto Fico, è ancora nell’aria la proposta di non cancellare i debiti di Vahostav-SK, e dare la possibilità a tutti i creditori di essere pagati per intero dai profitti futuri dell’azienda.

Il governo ha anche deciso di inserire nell’emendamento la possibilità di aiutare i piccoli creditori rilevando subito il 50% dei loro crediti verso l’impresa edile Vahostav attraverso l’utilizzo del fondo creato con la tassa speciale sulle banche. I fondi passerebbero dalla Banca di garanzia e sviluppo (SZRB), istituto pubblico controllato dal governo che andrà in seguito a reclamare i crediti come attività finanziarie dello Stato. E a chi ha messo in discussione questa ipotesi citando una dichiarazione della BCE del 2012 dove si stabiliva che tali fondi potevano essere usati esclusivamente per futuri crac bancari, il Ministro delle Finanze Peter Kazimir ha risposto che in effetti la procedura accelerata del provvedimento non aveva lasciato il tempo per sentire in proposito i funzionari della banca a Francoforte. Ma il giorno dopo, venerdì 24, ha fatto sapere che i fondi sono nella totale disponibilità del governo slovacco, che non necessita di un via libera preventivo della BCE. Usare quei fondi per aiutare i piccoli imprenditori è del resto una soluzione preventiva per evitare un potenziale innesco di una crisi a catena che andrebbe alla fine a colpire le banche e il sistema finanziario, è la tesi del ministero. Una posizione ribadita dalla frase «Nessuno può fermare questa operazione, stiamo andando avanti» detta dal Premier Fico sempre venerdì.

Ma la mossa di Fico potrebbe alla fine venire bloccata da Bruxelles, se l’operazione di acquisizione di crediti attraverso una banca pubblica venisse percepita come un aiuto di Stato, considerato vietato dalle norme UE.

(La Redazione)

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