Il “Diario di una piccola comunista” all’Univeristà di Padova, 21 aprile ore 16.30

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Cari lettori,

se il 21 aprile foste nei paraggi di Padova, non mancate alla svolta storica del mio romanzo d’esordio Dal diario di una piccola comunista: dico storica, perché in quella data Il Diario sarà presentato all’Università di Padova grazie alla dott.ssa Stefania Mella che lo rende protagonista della sua lezione (accreditata) dal titolo “Dal diario di una piccola comunista: la ricostruzione della vicenda umana nella Cecoslovacchia di Husák“. La lezione si svolgerà nell’ambito del seminario di letteratura ceca, slovacca e ungherese “Letterature al centro dell’Europa”. Il seminario è iniziato in aprile e si concluderà il 19 maggio (vedi il programma completo).

Potete assistere alla lezione sul Diario in palazzo Maldura, Piazzetta Gianfranco Folena, 1 – 35137 Padova, ala Calfura, I. piano, aula F.

La lezione, oltre che analizzare il mio romanzo, si dedicherà alla rappresentazione della quotidianità sociale nella Cecoslovacchia degli anni Settanta e Ottanta.

Per accennare ad altri temi che verranno affrontati vi riporto qui l’intervista fattami sa Studio83, dal titolo “Lo zucchero e la frusta”.

Abbiamo intervistato Michaela Sebokova, autrice del fortunato esordio “Dal diario di una piccola comunista” edito da Besa, da noi recensito prima dell’estate, e penna di Venti Nodi. Abbiamo parlato di scrittura, di pubblicazione, e del percorso da esordiente fatto insieme a Studio83.

Pubblicato il 6 novembre 2013 da Giulia Abbate sul blog di Studio83.

Studio83:“Dal diario di una piccola comunista” è il tuo primo romanzo. Parlaci di come è nato.

Michaela Sebokova: Forse è nato perché ogni tanto mi prende un po’ di nostalgia per il mio paese, per la mia infanzia. Non volevo che venisse tutto dimenticato: la vita non degli eroi che hanno cambiato la storia ma delle persone qualsiasi, le gioie e le sofferenze delle famiglie, nella quotidianità del socialismo.

S83:Nel tuo percorso di scrittura hai incontrato Studio83. Cosa è successo?

M.S.: Un incontro del tutto casuale. Mi sono imbattuta nel nome Studio83 in rete, ho provato a scrivere una lettera, e loro mi hanno risposto. In modo molto conciso, professionale, con proposte che erano accessibili. Ho scelto di comunicare con Giulia, perché Elena aveva il nome della mia seconda protagonista e temevo che questo potesse far confusione. Mi sono fidata, mi sono buttata. E non me ne pento.

S83:Che tipo di lavoro hai svolto sul romanzo insieme alle editor? Com’è andata?

M.S.:Prima di tutto ho chiesto la correzione di bozze, ben consapevole che il mio italiano è lontano da quello perfetto. Poi c’è stata la fase di valutazione: lo zucchero e la frusta, si usa dire nella mia lingua. I pregi e i difetti, senza peli sulla lingua. Penso che questa sia stata la parte più importante e più difficile, sia per me sia per Studio83. Non si sono fermati a fornirmi una lista: Giulia ha avuto una santa pazienza di spiegarmi, analizzare, farmi capire gli aspetti a me ignoti di quello che avevo scritto.
Seguì un anno di rielaborazione dell’intero romanzo, uno strappa – taglia – cambia – incolla. Ho deciso addirittura di cambiargli la forma, per migliorare la “digeribilità” del contenuto (da un romanzo tradizionale a uno fatto in forma di diario). Senza la consulenza di Studio83 questo lavoro non l’avrei sicuramente affrontato, non essendo in grado di valutare dove e perché andavano fatti gli interventi.

S83:Come sei riuscita a pubblicare?

M.S.:La scheda di valutazione comprendeva alcuni nomi delle case editrici potenzialmente interessate al genere o agli esordienti o agli scrittori non madrelingua. Naturalmente ho mandato il romanzo anche ad altre case editrici, scoprendo che alcune di queste pubblicano con il contributo. La Besa Editrice mi ha fatto una proposta seria, e visto il loro storico, sono molto lusingata per questa loro decisione. Dalla firma del contratto alla pubblicazione sono passati nove mesi. Come partorire un bambino, insomma!

S83:Parliamo di blocco dello scrittore. Lo hai mai vissuto? E come ne sei uscita?

M.S.:Devo ammettere che nello scrivere questo romanzo un blocco non mi è mai capitato. Mi succedeva il contrario: volevo raccontare tutto, tutto, la mente era più veloce della mano. Il blocco lo sento quando sto partendo con un racconto nuovo, una poesia. Il mio trucco è quello di lasciar perdere. Lasciare la mente libera di divagare, analizzare, senza scrivere nulla. Anche per alcuni giorni, finché non si formula un’idea chiara, delle frasi intere. Allora sono pronta per iniziare.

S83:Nel tuo romanzo usi l’italiano che per te è una seconda lingua. Perché hai scelto questa strada espressiva? Perché hai scelto l’italiano? Quali sono le difficoltà e/o i vantaggi di questa scelta?

M.S.:Mi piace pensare all’italiano non come a una seconda lingua, ma come a una seconda lingua madre. Perché quando si vive da tanto tempo in un posto, si vuole avere un futuro in questo posto, si sogna nella lingua del posto, succede di sentirsi adottati dalla lingua e di averla adottata. Per me è naturale scrivere in italiano, voglio comunicare con la gente che mi circonda e che parla italiano. I docenti di lingua italiana che ho potuto conoscere all’incontro Creare la lingua, lingua per creare (Salone del Libro di Torino, 16 maggio 2013) insistono nel dire che gli scrittori non madrelingua arricchiscono l’italiano con espressioni e modi di dire inusuali che riescono a rispecchiare meglio il loro modo di pensare o le loro esperienze. Nello stesso tempo, per noi scrivere in italiano è sempre una sfida. Di riuscire a dire quello che veramente intendiamo, e che nello stesso tempo deve avere anche un valore estetico, artistico.

S83:Che consiglio daresti a un autore alle prime armi con un manoscritto nel cassetto?

M.S.:Di avere autocritica a sufficienza per capire che non basta che il libro piaccia a noi e alla fidanzata. Insomma di farlo leggere a qualcuno che non si conosce, possibilmente a una persona che lavora con i testi letterari. Una consulenza letteraria ha un costo, ma se è fatta dai professionisti darà sicuramente un risultato. Almeno quello di sapere come migliorare la propria opera e di renderla più presentabile e più appetibile.

S83:L’esordio è un bel traguardo ed  è anche un punto di partenza. Che progetti hai? E quali sono le tue aspirazioni?

M.S.:Il mio progetto principale è quello di continuare a scrivere, perché ciò mi porta tanta gioia e soddisfazione. Se poi nascerà un continuo del mio romanzo, o un’antologia di racconti? Proverò a farlo pubblicare. Adesso sono ancora in ricerca di un editore per la mia fiaba “Paulina e l’Acqua della Vita”.
E le mie aspirazioni? Sentendomi chiamare “scrittrice” ho già raggiunto un sogno che avevo da bambina. Ogni tanto mi sembra ancora di sognare!

(Michaela Sebokova Vannini – vedi il suo sito Cucinare Scrivendo)

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