Expo, super chef alla mensa dei poveri

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Una volta era quella dei contadini e delle famiglie durante la guerra. Poi è diventata quella dei nonni e della creatività al servizio della tradizione. Ora è quella degli chef pluristellati. La cucina degli avanzi è la star di tavole e ricette e, se da un lato mantiene quel suo “gusto del riscaldato” che coccola cuori e ricordi con sapori di un tempo, dall’altro diventa piatto ricercato ed esclusivo, alla portata di pochi. A volte però, grazie all’ingegno di qualche cuoco illuminato che in padella fa saltare croste di parmigiano e passione, la cucina degli avanzi diventa anche una presa di posizione forte contro gli sprechi, in occasione di eventi che, quanto a sprechi, hanno molto da raccontare.

Veniamo ai fatti: Massimo Bottura, tre stelle Michelin e la gestione in Italia dell’Osteria Francescana di Modena, ristoro non accessibile al portafoglio medio dove però, come si legge sul sito, “ogni piatto è la ricostruzione di un’idea, una memoria, un gioco di parole, un sorriso in un’unica creazione”. E poi Milano, Expo 2015, Refettorio Ambrosiano. Cos’hanno in comune? Un gesto di solidarietà che sarà cibo per l’anima.

In concreto, uno spazio dedicato nella periferia della città (Teatro Greco) che verrà inaugurato a maggio 2015, dove per tutto il mese si alterneranno 40 chef tra italiani e internazionali con il compito (e data la caratura delle personalità non sarà un compito difficile) di cucinare gli avanzi dei padiglioni di Expo. Una sfida alla creatività e all’esperienza, ma anche e soprattutto all’etica di una manifestazione dalle mille contraddizioni che non si sta certo facendo riconoscere per trasparenza e solidarietà.

Nata da collaborazioni incrociate tra cuochi, fotografi e designer, l’idea ha trovato subito l’approvazione della Presidenza di Caritas Italiana. A chi però liquida come “egocentriche” queste professionalità estrose e imprevedibili della cucina mondiale, l’iniziativa potrebbe facilmente sembrare l’ennesima occasione per pubblicizzare i propri talenti. Va da sé allora che tra i malpensanti si sollevino diffidenze e critiche, a volte innescate da scelte stilistiche che apparentemente eccedono la misura della sobrietà e che, ad esempio, vedranno all’interno del refettorio ristrutturato dal Politecnico di Milano arredi di design, sculture e ritratti d’autore. Quello che verrebbe da chiedere a chi storce il naso è in base a quale assunto i poveri non avrebbero anch’essi diritto all’arte e alla bellezza.

Al di là di qualche considerazione scomoda che ha margine di discussione, sono d’altro canto comprensibili le perplessità che si intrufolano in progetti di questo tipo, quando a distanza ravvicinata si incontrano l’estrema ricchezza (non solo in termini di reddito, ma soprattutto in termini di opportunità) e l’estrema povertà. Proprio per queste ragioni è opportuno spezzare una lancia a favore dell’iniziativa. Attraverso la posizione che i testimonial si sono guadagnati con lavoro e fatica, mentre si accendono fuochi e fornelli si puntano anche i riflettori su un bisogno ancora decisamente urgente: più di 840 milioni di persone che nel mondo non hanno il diritto di accedere al cibo e di sfamarsi adeguatamente. Non sempre poi la beneficenza è uno specchio mediatico che riflette “luccichi e sbrilluccichi”, ma spesso – come nel caso di Bottura – si nutre del silenzio e dell’anonimato, anche quando il nome è più noto di altri.

L’obiettivo di sopravvivere ai mesi intensi e frenetici di Expo e al passaggio, prezioso ma fugace, delle eccellenze della cucina mondiale, è inoltre la nota di sostenibilità che va rimarcata: l’esperienza sarà inserita nella rete integrata di servizi alla persona offerta dal Comune di Milano come percorso di accompagnamento e promozione della dignità umana. Un refettorio di 90 posti che sarà gestito dalla Caritas e che garantirà continuità nella distribuzione di pasti caldi agli utenti dei centri di ascolto e ai senza tetto. Perché quando le luci su Expo saranno spente, qui, come in tante altre mense della solidarietà di Milano e d’Italia, rimarranno ancora persone che continueranno ad esprimere il loro estremo bisogno di condivisione.

(Anna Molinari, via Unimondo.org)

Foto Steven Depolo CC-BY 2.0

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