G8 di Genova, Strasburgo condanna l’Italia per tortura

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L’Italia viene condannata per tortura per quanto accaduto nel blitz delle forze dell’ordine alla scuola Diaz dove dormivano i manifestanti anti-G8 di Genova del 2001. Lo ha stabilito la Corte europea dei diritti umani che ha condannato l’Italia non solo per quanto fatto ad uno dei manifestanti, ma anche perché non ha una legislazione adeguata a punire il reato di tortura. In particolare è stato violato l’articolo 3 su “divieto di tortura e di trattamenti inumani o degradanti”.

“Tenuto conto della gravità dei fatti avvenuti alla Diaz – recita la sentenza della Corte europea – la risposta delle autorità italiane è stata inadeguata. La polizia italiana ha potuto impunemente rifiutare alle autorità competenti la necessaria collaborazione per identificare gli agenti che potevano essere implicati negli atti di tortura”.

La sentenza pubblicata dal tribunale di Strasburgo condanna l’Italia per i maltrattamenti subiti dal ricorrente, il manifestante Arnaldo Cestaro che si trovava all’interno della scuola al momento dell’irruzione delle forze dell’ordine.

All’epoca dei fatti l’uomo aveva 62 anni: fu picchiato più volte, e in seguito al pestaggio riportò fratture multiple. L’Italia, ha stabilito la Corte, “dovrà versare a Cestaro un risarcimento di 45 mila euro”.

Durante l’irruzione alla Diaz furono fermati 93 attivisti e furono portati in ospedale 61 feriti, dei quali 3 in prognosi riservata e uno in coma. Finirono sotto accusa 125 poliziotti, compresi dirigenti e capisquadra.

“La Corte – si legge nel documento pubblicato sul sito della Corte di Strasburgo – ha riscontrato una violazione dell’articolo 3 della Convenzione, a causa dei maltrattamenti subiti da Cestaro e di una legislazione penale inadeguata per quanto riguarda sanzioni contro gli atti di tortura e misure dissuasive che prevengano la loro reiterazione”. “Dopo aver sottolineato il carattere strutturale del problema – si legge ancora nel dispositivo – la Corte ricorda che, per quanto riguarda le misure per rimediare, gli obblighi positivi che spettano allo Stato italiano in merito all’articolo 3, possono comporre un quadro giuridico appropriato, anche attraverso disposizioni penali efficaci”. (aise)

(Fonte Aise.it)

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