Tracciabilità: il finto pesce d’aprile dell’UE

carne-alimentari-cibo-(joshbousel@flickr)

Sembra quasi uno scherzo, ma dal primo aprile 2015 è entrato in vigore il regolamento UE 1337 / 2013 che estende l’obbligo della tracciabilità in etichetta anche alle carni di pollo, maiale ed agnello. La prima esclamazione corale è certamente “meglio tardi che mai” ma vorrei esprimere il pensiero della gente comune che alla notizia ha reagito esclamando: “ma non erano già tracciate?

No, la cosa sembra incredibile prima ancora che inaccettabile, ma è così: le carni di maiale, pollo e agnello non erano sottoposte a nessuna tracciabilità! E comunque, nonostante la nuova norma, resta una confusione tremenda, perché le nuove regole riguardano solo le carni fresche, congelate e surgelate vendute nelle loro confezioni così come sono. Purtroppo i tanti “pronti a cuocere” che oggi vanno così di moda sono esclusi dal provvedimento, quindi si resta nell’oblio: le carni utilizzate per realizzare gli svariati Cordon Bleu, sofficini, cotolette e preparati dei fast-food ecc, da dove vengono?

Purtroppo perdura il mistero. Nebbia fitta che avvolge anche il comparto dei salumi: infatti il regolamento UE non ha effetto sulle carni trasformate (salumi vari ecc ecc). Per dirla tutta, questa normativa lascia addirittura un vuoto quando si parla delle carni lavorate e preconfezionate da parte delle tante macellerie e pollerie.

Purtroppo in caso di nebbia fitta non ci sono né santi né fendinebbia che tengano: se non ci vedi chiaro rischi di schiantarti. Per questo , ancora una volta, l’Unione Europea, con le sue lungaggini e disattenzioni, ci riporta sempre più allo stretto rapporto di fiducia con il macellaio sotto casa e ci obbliga ad informarci al massimo se vogliamo essere sicuri di mangiare sano. A patto che non si sia vegani, caso in cui tutto quello che ho scritto è di una inutilità totale.

(Gianluigi Veronesi, via Degusta.it)

Foto joshbousel@flickr

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