Essere papà di un figlio che non si può abbracciare

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«Essere padre di un figlio che non puoi vedere significa dimenticarsi pian piano tutto quello che tuo figlio ti aveva fatto vivere. Significa piangere quando vedi qualche papà in giro felice con il proprio bambino sulle spalle. Significa chiedersi ogni giorno quale sarà il domani e se in futuro sarai fortunato e riuscirai a riabbracciare di nuovo quel figlio.  Ti domandi continuamente se ti odierà o se vorrà conoscerti e amarti».

Così Andrea, che vive in provincia di Treviso ed è papà di Samuel che non vede da quattro anni e che sette anni fa è stato portato in Slovacchia dalla madre. Nonostante diverse sentenze che ne impongono il rientro in Italia, in un quadro di convenzioni internazionali sottoscritte da entrambi i paesi, il piccolo è ancora con la madre, pare vicino a Topolcany, nella regione di Nitra.

Ieri, Festa del papà, Vanity Fair ha dedicato un articolo ad Andrea e alla sua storia. Leggila qui. Si era già parlato di lui qui. Per lottare insieme contro questo fenomeno, diversi genitori di minori sottratti da madri slovacche si sono uniti in una Associazione.

Foto illustrativa (mydailycommute CC-BY)

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