Made in Italy ed Expo, ecco come li vedono i giovani

Un giovane su tre pensa che l’Italia non sappia sfruttare le proprie eccellenze. Anche se uno su due vede nel made in Italy la chiave per il rilancio futuro.

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Crederci. Puntare su di noi. Su quello che sappiamo fare meglio. Cibo, ma anche moda, design, artigianato. Il made in Italy insomma. Un pacchetto di prodotti e tradizioni, uno stile di vita sinonimo di eccellenza (22%), qualità (21%), creatività ( 17,5%) che spesso sono sconosciuti a livello locale. Perché siamo bravi a provarci da soli, e spesso all’estero. Molto meno a fare sistema. Eppure oltre un giovane su due pensa che sarebbe proprio questa la chiave di sviluppo dell’intero Paese, e uno su tre sogna di trovare lavoro proprio in questo campo, anche se le difficoltà sono tante e ben note al 15% degli intervistati. A questo si aggiunge un 20% sicuro che le aziende nostrane non assumano. Tra i settori più desiderati l’agro-alimentare, in testa con il 29%. Moda, design e artigianato seguono a ruota.

È quanto emerge da una ricerca promossa da Sanpellegrino, in occasione del secondo Premio Sanpellegrino Campus, condotta su 10.556 tra laureati e studenti universitari italiani per capire punti di vista e aspettative nei confronti di made in Italy e Expo Milano 2015.

Dati che si potrebbero riassumere con il mantra che molti genitori si sono sentiti dire dagli insegnanti sui figli: “È intelligente e ha potenziale, ma non si impegna”. Un intervistato su tre ritiene infatti che l’Italia non sappia sfruttare le proprie eccellenze: perché le priorità sono spesso altre, a causa della contraffazione dilagante, della burocrazia, della mancanza di infrastrutture di collegamento, anche digitali, fra le varie realtà.

Per questo Expo Milano 2015 è un treno che non possiamo permetterci di perdere. L’ultimo per uscire dalla crisi. La pensano così sei intervistati su dieci, per i quali la manifestazione dovrebbe essere un volano per il made in Italy e tutto il Paese. Bene la scelta  di puntare sull’alimentazione, è d’accordo il 71,5%, e quasi un giovane su tre spera di trovare, grazie a Expo, opportunità di lavoro in Italia o all’estero. Il dato sulla fiducia nella riuscita della manifestazione è  più spaccato: il 34,5% è sicuro che l’Italia ce la farà, anche perché si gioca la faccia, circa uno su cinque lo spera ma è conscio che l’impegno non è facile. Uno su tre è poco o per nulla fiducioso: pesano i ritardi, gli scandali, e più in generale manca la forza per sostenere uno sforzo così impegnativo. Crederci forte può aiutare, ma certo non basta.

Lo sguardo è rivolto anche al dopo Expo: e infatti molti chiedono alle istituzioni organizzatrici programmi che vadano oltre il 2015. Per scongiurare che il sito di Expo Milano 2015 si tramuti in quella che avrebbe dovuto essere e non è mai diventata la cittadella dello sport per i Mondiali di nuoto di Roma 2009.

Le ricette proposte dagli intervistati sono varie: un quarto dei giovani coinvolti vorrebbe trasformare il made in Italy in un’esperienza di vita attraverso la costruzione di infrastrutture che permettano di raggiungere facilmente le aziende per conoscere da vicino chi crea e commercializza tutti i giorni. Quasi uno su cinque pensa a una riforma dell’istruzione che sviluppi nelle scuole corsi che integrino studio ed esperienza pratica e crei collegamenti con aziende e società. Il 17,5% crede che si debba puntare l’attenzione sul perseguimento di politiche internazionali più dialoganti e cooperative e il 13% punta sul potenziare il digitale per permettere anche alle aziende più piccole di promuovere le loro eccellenze su altri mercati internazionali.

(Alexis Paparo, via Wired.it)

Foto John Tolva@Flickr CC-BY-NC-SA/Share alike

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