Kiev sta fallendo, ed è quello che il Cremlino vuole

Le elezioni parlamentari non sciolgono i nodi. Il paese resta diviso e domenica i separatisti organizzano le loro elezioni. La tregua regge e non regge. Al Cremlino va bene così. Intanto, i rubinetti del gas restano chiusi.

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Chiuso il processo elettorale per il rinnovo della Rada, il Parlamento ucraino, si aprono le urne nelle aree controllate dai separatisti filorussi. Le repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk, così sono chiamate le entità scissioniste, vanno al voto questa domenica. Sceglieranno i loro rappresentanti e Mosca ha già fatto sapere che riconoscerà l’esito della tornata. La frattura che spacca l’ex repubblica sovietica resta profonda.

A Donetsk e Lugansk il voto si celebra con largo anticipo e in evidente opposizione alla data  proposta da Kiev (dicembre), che un mese e mezzo fa aveva licenziato un pacchetto di misure orientato a blandire i ribelli e strutturato intorno al concetto di autogoverno.

Insieme alla convocazione del voto locale, Kiev aveva garantito un’amnistia nei confronti di coloro coinvolti nei combattimenti e la possibilità di organizzare con ampia autonomia discrezionale polizia e giustizia. Il voto di domenica sconfessa questa offerta.

Continua a leggere l’articolo di M.Tacconi su RassegnaEst.com.

Foto unci_narynin@flickr CC-BY-NC-SA

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