La Slovacchia non riconoscerà il referendum in Crimea. Benova: roba da irresponsabili

La Repubblica Slovacca non accetterà i risultati del referendum tenutosi domenica 16 marzo per l’unione della Crimea alla Federazione Russa. Il paese chiede inoltre alla Russia di rispettare l’indipendenza e l’integrità territoriale dell’Ucraina. Queste le parole diffuse in una nota ufficiale del Ministro degli Esteri slovacco Miroslav Lajcak, che sostiene l’illeggittimità ed illegalità del referendum popolare «nel modo in cui è stato organizzato». La chiamata al voto plebiscitario, inoltre, è stata fatta contro la Costituzione ucraina e sotto la minaccia di un intervento militare dalla Russia, ha affermato Lajcak, una posizione simile a quelle dell’Unione Europea e degli Stati Uniti. «Crediamo che rinnovare il dialogo politico tra Kiev e Mosca può aiutare a trovare un modo per risolvere la crisi», si legge nella dichiarazione.

Il ministro ha partecipato ieri 17 marzo al periodico Consiglio europeo degli Affari esteri che si è svolto a Bruxelles con tema principale la situazione in Crimea ed Ucraina. Il vertice ha trattato delle possibilità di ulteriore sostegno politico e finanziario all’Ucraina, nonché di altre attività nel Partenariato orientale dell’UE, in particolare il rafforzamento della cooperazione con Moldova e Georgia.

In Crimea oltre l’83% degli aventi diritto si è presentato alle urne domenica, e quasi il 97% dei votanti ha espresso la volontà per la Crimea di staccarsi dall’Ucraina e unirsi alla Russia. La scheda di voto, in realtà, non poneva una questione sì/no, come d’uso in questi casi, ma era ben più spinta. L’opzione era in pratica “sì adesso”/”sì più tardi”. Le due opzioni erano insomma limitate a un ingresso immediato della Crimea nella Federazione Russa o a una immediata indipendenza dall’Ucraina per poi unirsi alla Russia più tardi. Anche la formulazione del quesito referendario, dunque, è tra le questioni in questa faccenda che secondo EU e Usa, in base al diritto internazionale, sono più che discutibili.

Il mancato riconoscimento del referendum da parte di molti paesi (inclusi Stati Uniti e UE) non è un bel fatto, secondo l’europarlamentare slovacca Monika Flasikova-Benova, membro influente di Smer-SD. Ieri lei ha detto che non è possibile ignorare un voto al quale ha partecipato l’85% della popolazione e il 95% di questa ha espresso la scelta di staccarsi dall’Ucraina. La deputata non vuole paragonare la Crimea al Kosovo o agli ungheresi di Slovacchia (la Slovacchia non ha regioni autonome, ha detto), e crede che sia vergognoso come alcuni intendono la democrazia, e offensivo per l’85% dei crimeani il rifiuto degli Usa di accettare questo risultato.

La Flasikova-Benova è il numero due delle liste Smer per le prossimo elezioni europee che si terranno nella seconda metà di maggio 2014, dietro al Commissario europeo ed economista Maros Sefcovic. Questi ha detto che si tratta di un’opinione personale della collega. UE e USA rigettano l’esito del voto perché, ha detto, non si doveva neppure tenere – certamente non in modo così affrettato, in contrasto con la Costituzione ucraina, senza osservatori stranieri e sotto la pressione di truppe straniere sul proprio territorio.

Con tali dichiarazioni, che minano non solo la posizione europea comune ma anche i nostri interessi nazionali, Smer dimostra di non avere ben chiaro cosa sta scritto nel diritto internazionale, ha detto il vice presidente di SDKU-DS sulla scia delle dichiarazioni della Benova.

La priorità della politica etera slovacca ed europea dovrebbe essere quella di promuovere un’Ucraina democratica e territorialmente unita. È nostro dovere morale esprimere la protesta contro i tentativi di minare la sovranità e integrità dell’Ucraina e sostenere coloro che cercano la libertà e un’Ucraina democratica, ha sottolineato Stefanec.

(Red, Fonte Min. Affari esteri, webnoviny.sk)

Foto: il parlamento di Simferopoli con le bandiere russe. RiveraNotario@Flickr

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