Slow Food, Petrini neolaureato: tornare ai mercatini rionali, produrre di meno per mangiare meglio (video)

Carlo Petrini, fondatore del movimento Slow Food, ha ricevuto martedì scorso honoris causa un Master dell’International University College di Torino in economia. O meglio, gli è stato conferito il “Master of Science in Comparative Law, Economics and Finance”. Nella lectio magistralis che ha tenuto per la cerimonia di conferimento, di cui ha scritto Maurizio Crosetti su Repubblica, Petrini ha parlato della necessità di tornare alle produzioni locali, alla riconquista di una produzione agroalimentare a misura d’uomo, ai mercatini rionali. Ma non certo per una sorta di snobismo di ritorno, ma anzi, per la sopravvivenza dell’umanità in armonia con la natura come è stato fino a nemmeno un secolo fa.

Petrini, scrive Crosetti, «parla di qualcosa e, sempre, di qualcos’altro. Sembra cibo, è antropologia. Sembra uva, è umanesimo. Sembrano carote, è sociologia». Dice che abbiamo perso tanti prodotti «per la smania di produrre troppo, ignorando la biodiversità». In cinquant’anni «siamo riusciti a eliminare il 70% di questa biodiversità, che l’uomo aveva impiegato 12 mila anni per sviluppare e difendere. La nostra civiltà contadina si era sempre retta su un’economia di sussistenza, finché quest’idea è stata vilipesa a vantaggio dell’accumulo di capitale. E per accumulare capitale, bisogna produrre più del necessario: oggi, infatti, nel mondo produciamo cibo per dodici miliardi di viventi, noi che siamo sette miliardi e un miliardo non mangia. Significa che va sprecata oltre la metà della produzione alimentare e agricola mondiale, e significa anche che oggi spendiamo più per dimagrire che per mangiare».

«Bisogna tornare alla piccola distribuzione, alla terra e ai mercati contadini. Ce lo insegnano gli americani, che alla fine degli anni Novanta erano ridotti malissimo, con i contadini che formavano appena l’uno per cento della popolazione attiva. Ebbene, nella patria del fast food esistono oggi 12 mila mercati rionali, e i contadini si sono laureati lasciando la Silicon Valley per mungere le mucche e non sentirsi neanche un po’ diminuiti. Mica come da noi, dove 24 bambini su cento vogliono diventare chef: però MasterChef mica si mangia, si mangiano le melanzane».

La nostra salvezza, pensa Petrini, con un occhio sempre all’economia e uno alla giustizia sociale, sarà tornare a «riempire le strade dei nostri paesi di panettieri, salumieri, osti e bottegai», e aiutare i giovani a tornare alla terra. Non viviamo, sottolinea, «per accumulare cose, ma per essere felici e stare bene con le nostre famiglie e gli amici. Anche per questo bisogna tornare alla piccola distribuzione locale». «Vivere solo per accumulare beni e denaro, e magari sprecarli, ci fa diventare avidi e cattivi, poi un bel giorno ci prende uno schioppettone e chi si è visto si è visto».

La grande crisi che stiamo vivendo potrebbe essere l’occasione di una svolta: «comprare meglio, produrre e vendere meno, guadagnando il giusto». «Impariamo a ridurre gli sprechi e ad essere più virtuosi, comprando meno».

Si può leggere l’intero articolo sulla rassegna stampa del sito di Slow Food.

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(La Redazione, Fonte Slowfood.it/Repubblica.it)

Foto hghoffman@flickr

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