Dopo l’Oscar. I commenti su La grande bellezza

La vittoria dell’Oscar per il film in lingua straniera a La Grande Bellezza ha suscitato di nuovo lodi sperticate e critiche feroci. Come atteso. Il fim di Paolo Sorrentino ha diviso il pubblico, sia tra gli “addetti ai lavori” e gli intellettuali che tra i comuni spettatori. Il premio e la messa in onda senza pubblicità su Canale 5 in prima serata hanno risvegliato le contrapposizioni, anche se quasi tutti lodano la vittoria del premio, dopo 15 anni di astinenza. Riportiamo qui brevi estratti di una serie di articoli usciti negli ultimissimi giorni.

Il film è in programmazione da mesi anche in Slovacchia. Per chi lo volesse vedere al cinema a questo link la programmazione  di marzo nelle diverse regioni.

L’Italia allo specchio
Internazionale.it – Philippe Ridet, corrispondente a Roma di Le Monde, 5/03/2014
«Non roviniamo la festa tricolore. La grande bellezza, il film di Paolo Sorrentino che ha vinto l’Oscar per il miglior film straniero, era probabilmente migliore rispetto agli altri quattro film in competizione nella sua categoria. Ma i giornalisti e i politici non si sono fatti problemi a innalzarlo subito al rango di capolavoro e di punta di diamante della riscossa nazionale. Non importa che alla sua uscita, nel maggio del 2013, il film sia stato accolto da critiche contrastanti e che i suoi incassi lo releghino al diciannovesimo posto: la cosa più importante era rallegrarsi per la “vittoria dell’Italia”.» […] « La vittoria dell’Italia? Sì, ma quale Italia? “Gli americani si immaginano l’Italia esattamente così”, ricordava lunedì scorso Raffaella Silipo sulla Stampa: “Splendide pietre e abitanti inconcludenti, i giovani che fuggono e i vecchi che si dipingono e si smemorano ballando”. Martedì Gianni Riotta, sempre sulla Stampa, evoca una ricompensa che “suona come un avvertimento”. “Sorrentino firma il film dell’Italia rassegnata a non avere credibilità. Continuiamo così e finiamo eleganti straccioni a guardare il passato, vincendo magari un sacco di Oscar, ma senza un domani dignitoso”». Leggi l’articolo.

“La Grande Bellezza” al festival della retorica
Espresso.repubblica.it – Enrico Arosio e Vittorio Malagutti, 4/03/2014
«All’indomani dell’Oscar a “La Grande Bellezza” di Paolo Sorrentino, in Italia è il festival della retorica. Un’alluvione di parole. Ma a spiccare, tra chi le spara più grosse, è la famiglia-azienda Berlusconi. A leggere l’editoriale di Alessandro Sallusti sul “Giornale” tutto il merito del film è suo, di Silvio. Ovvero del gruppo Mediaset, “la cui controllata Medusa – si legge nell’articolo – ha creduto nel progetto di Sorrentino, prodotto (insieme a piccoli partner) e distribuito la pellicola”. È davvero così? Prodotto insieme a piccoli partner? No, così non si può dire». Leggi l’articolo.

La Grande Bellezza, ecco perché ha vinto l’Oscar
Ilfattoquotidiano.it – Roberto Faenza, 4/03/2014
«Gli americani hanno pensato che il film sia una specie di nuova Dolce vita. Nella pellicola ci sono poi degli elementi sicuramente vincenti: l’estrosità e l’estetica delle ambientazioni e dei costumi. Basti pensare all’invenzione delle giacche rosse e gialle indossate con nonchalance da Tony Servillo, una sfida temeraria allo stile compassato di Armani. Come pure la bellissima colonna sonora, un mix di sacro antico e di profano, che gli americani ci invidiano, non avendo loro né l’uno né l’altro. Infine il coraggio dello stile immaginifico di Sorrentino che per certi versi ricorda l’estro di Federico Fellini. Il maestro romagnolo è rimasto nel cuore degli americani e l’idea che ci sia un suo emulo non poteva non essere premiata». Leggi l’articolo.

Come ha fatto La Grande Bellezza a vincere l’Oscar
Wired.it – Gabriele Niola, 3/03/2014
«Nonostante ci piaccia pensare che sia stata premiata la qualità e il buon cinema (che pure è vero e chi ha visto gli altri nominati lo sa bene) non è questa l’unica e forse nemmeno la principale ragione per la quale La Grande Bellezza ha vinto l’Oscar per il Miglior film straniero. Dietro la corsa agli Academy Awards infatti ci sono i medesimi meccanismi che in piccolo si ritrovano in molti altri premi simili (BAFTA, European Awards, David di Donatello ecc. ecc.) e hanno più a che vedere con il meccanismo di votazione, la composizione della giuria e le regole della distribuzione che altro. Insomma per vincere un Oscar, specie quello per il Miglior film straniero, il meccanismo è più importante del film in sè e saperlo sfruttare può essere determinante». Leggi l’articolo.

Flaiano, Sorrentino e La grande bruttezza
Linkiesta.it – Quit the Doner, 4/03/2014
«Un film che piace alla gente che piace (in Italia) e che veicola all’estero il solito cliché di un’Italia di plastica, immutabile e irredimibile, cinica e gretta – di cui Roma è la grande cloaca nonché metafora- , pigra e a senso unico, dai costumi molli e corrotti, costruita per luoghi comuni e fondamentalmente autolesionista. Un made in Italy furbetto di sicura esportazione, che trova il successo perché è così che ormai da tempo, oltre confine, ci percepiscono. Colpa nostra, ovviamente». […] «Il film ha una struttura debole, una scrittura autocompiaciuta, spesso dozzinale e fa un uso sistematico di situazioni grottesche e immaginifiche ogni qual volta si infila in un vicolo cieco, là, cioè, dove altri, ingenui e banali, userebbero strumenti demodé come una sceneggiatura». […] «Le famose digressioni oniriche di Sorrentino non sono mai destabilizzanti, acute, ironiche, tragiche, e neppure eleganti. Non sono nient’altro che estetica ingrassata a dismisura fino a spogliarsi di ogni significato: la vecchia che mangia le radici, il prete che parla sempre di cibo, la festa irreale sul terrazzo, la scena del botox, la morte del personaggio della Ferilli, tutto è sempre tanto autoreferenziale quanto banale. Non sono trovate fatte per essere intelligenti ma per sembrare intelligenti a un pubblico il più ampio possibile». Leggi l’articolo.

La Grande Bellezza, rivincita sui Piccoli Stroncatori
Linkiesta.it – Luca Telese, 3/03/2014
«Bisogna provare a parlare della Grande Bellezza, dopo la vittoria, dimenticandosi della statuetta, dell’Oscar, delle fanfare e dei pennacchi, del coro conformista e pregiudizialmente favorevole che adesso inevitabilmente si leva con un immancabile retrogusto zuccherino e posticcio. Bisogna andarsi a rileggere ora – invece – le cose terribili che vennero scritte quando il film uscì, le piccole miserie dei grandi critici del piffero, la micragneria intellettuale e l’incapacità di capire il punto, che all’epoca sfavillarono in ogni dove, bisogna ripercorrere il florilegio di stroncature più o meno cipigliose  e nasopuzziste che il film di Sorrentino incassò quando era ancora nelle sale, e quando non aveva ancora l’aura sacrale di un Oscar stampigliato come una medaglia sulla locandina». Leggi l’articolo.

“La Grande Bellezza” di Sorrentino: dov’è l’idea?
Olivierobeha.it – Oliviero Beha, 4/03/2014
«Senz’altro non era il suo miglior film. Era il più premiabile. Ma come livello di difficoltà e di senso non c’è paragone con Il Divo. Se fossimo nei tuffi, dove il punteggio varia a seconda della difficoltà, Il Divo era un quadruplo salto mortale carpiato. Sorrentino ha fatto vedere che valeva sin dal suo primo film. Il vero punto è che i film oltre che girali in modo splendido vanno pensati e scritti. E questo, forse, poco era pensato e poco scritto». […] «Diciamo che si sente la mancanza di Ennio Flaiano: è un film machiettistico, non c’è un filo che lo tenga insieme e invece ci poteva essere. Lo sceneggiatore e il regista hanno pensato, sbagliando, che potevano bastare loro». Leggi l’articolo.

La grande bellezza sarebbe riconoscere l’Oscar di Berlusconi
Ilgiornale.it – Alessandro Sallusti, 4/03/2014
«L’Italia della sinistra postcomunista e quella renziana (al momento teniamo una separazione in attesa di giudizio) si intestano il merito dell’Oscar di Sorrentino. Loro sì che sanno come si fa a far trionfare il made in Italy. Ma tacciono colpevolmente due cose. La prima. Il film è la presa per i fondelli del loro mondo, vuoto e ipocrita. La seconda è ancora più ridicola. Perché chi ha permesso a Sorrentino di salire sul palco, quello che – per citare i signori di cui sopra – non ha avuto paura di allargare le sue ambizioni, di investire propri soldi, quello che va ringraziato, quello che ha capito che il cinema è una risorsa e che ha contribuito a fare vincere l’Italia ha un nome e un cognome volutamente assenti dai loro commenti. Si chiama Silvio Berlusconi […]». Leggi l’articolo.

L’America ha capito “La grande bellezza”, gli italiani no
Vita.it – Francesca Mattana, 3/03/2014
«[…] il capolavoro di Sorrentino ha travolto l’America. In Italia c’è chi non lo ha apprezzato quando uscì nelle sale, ed è più che legittimo. La  cosa grave è un’altra: molti critici, pur avendo capito che era una spanna superiore rispetto alla media cinematografica nazionale, hanno fatto finta di niente, pensando che accodarsi alla fila dei detrattori significasse fare più bella figura. È stato detto ad esempio – con molta malafede – che Sorrentino avrebbe imbastito un’operazione “paracula”: parlar male della Città Eterna allo scopo di fare molti incassi». Leggi l’articolo.

Philippe Daverio: «La grande bellezza è uno spot per l’Italia»
Lettera43.it – Enzo Ciaccio, 4/03/2014
«Per Philippe Daverio La grande bellezza, il film di Paolo Sorrentino “descrive la città di Roma esattamente come piace immaginarla agli americani”, con “le feste notturne, la folla dei prelati, i santi, i peccati e le mille sacrestie”. Insomma, più che un’opera d’arte in senso tradizionale, il film di Sorrentino “è un riuscito spot pubblicitario che il governo dovrebbe premiare per gli indiscutibili benefici che arrecherà al turismo italiano”». Leggi l’intervista a Daverio.

La memoria e lo sperpero. Su “La grande bellezza” di Paolo Sorrentino
Leparoleelecose.it – Daniela Brogi, 3/03/2014
«Per l’uso della macchina da presa, delle luci e dei suoni, per il lavoro del montaggio e la relativa costruzione del tempo del racconto, nonché della posizione del protagonista rispetto allo sfondo, La grande bellezza è un film che persegue in maniera perfino troppo rigorosa un paradossale progetto di impersonalità, impegnandosi a respingere e a impedire a tutti i costi l’effetto classico della messa in prospettiva, tanto nel senso della ricostruzione organica di uno sguardo unico e armonioso sulle cose, quanto nel senso della possibilità di definizione di un bilancio individuale. Per Jep, come per l’opera che lo narra, lo sfondo in cui vive è imprescindibile, eppure non sembra né interessante né necessario, perché il punto di fuga non è nella tela del racconto, né si fissa in una trascendenza a cui guardare …». Leggi l’articolo.

Sorrentino e il fantasma di Leopardi
Ilsussidiario.net – Cecilia Ricci, 4/03/2014
L’ombra di un fantasma si aggira per tutto il film. E non mi riferisco a quello di Federico Fellini bensì a quello di Giacomo Lepopardi. Nelluno meglio di lui ha raccontato in Alla sua donna il dramma della ricerca vana della Bellezza, il crudele desiderare qualcosa che rimarrà sempre inconoscibile (Viva mirarti ormai / Nulla spene m’avanza / […] Ma non è cosa in terra / Che ti somigli; e s’anco pari alcuna / Ti fosse al volto, agli atti, alla favella, / Sarìa, così conforme, assai men bella). Anche la vita di Jep Gambardella […] brucia della stessa inesauribile attesa. […] Così, dietro alle incrostazioni e ai falsi estetismi della società postmoderna, Jep condivide la stessa drammatica coscienza di Leopardi (il non esser soddisfatto da alcuna cosa terrena, né per dir così, dalla terra intera […] tutto è troppo piccolo rispetto all’animo mio – Zibaldone)». Leggi l’articolo.

La Grande Bellezza / La storia “vera” che riguarda tutti noi
Ilsussidiario.net – Costantino Esposito, 4/03/2014
«”Che cosa avete contro la nostalgia? È l’unico svago che resta per chi è diffidente verso il futuro”, dice una battuta particolarmente agra del film, ed è questo dolente struggimento, ad un passo dal diventare una resa alla vacuità del tutto, coperto dal grande chiacchiericcio dei riti sociali, che permette al protagonista di attraversare il deserto della disillusione e della perdita di speranza. È una ferita profonda, come accarezzata dalla bellezza di una Roma vista sempre nel buio formicolante della notte, o nell’oscurità di un passato monumentale, irrigidito in morte vestigia, e insieme nella purezza quasi virginale, religiosa del primo mattino». Leggi l’articolo.

La grande bellezza, un film sopravvalutato
Affaritaliani.it – Antonio Leone, 5/03/2014
«Prima di vedere La Grande Bellezza pensavo che fosse la rappresentazione della volgarità del solito regista, che evidentemente ha “trovato” il filone e si è ben inserito. Così come pensavo che l’attore ripetesse la solita espressione, privata della capacità di diversificare espressioni e ruoli ed altrettanto dell’attrice che rende bene solo in pubblicità televisiva e che è meglio perduri. Sono stato costretto da amici a vedere il film ed ho avuto la prevedibile conferma della volgarità, della monotonia espressiva e di un copione che si é fermato al secolo scorso, senza contestualizzarsi e riuscendo anche a peggiorarsi. È comparso persino il monotono maschilismo, infarcito di parolacce. Sono apparse le immancabili scene da film pornografico. Accostamenti da copia ed incolla con mezzo secolo “trascorso” invano. Peggio dell’era volgare che viviamo. Nemmeno attuale. Immagino la qualità degli altri film». Leggi. 

La nostalgia per la grande bellezza
Ateleia.org – Corrado Paolucci, 3/03/2014
«Ma cos’è veramente la grande bellezza? Non si tratta, come si è detto e scritto, di un film sulla “Dolce vita” romana dei giorni nostri: è innanzitutto un film sulla crisi. La grande bellezza, come scrive Tracce il 14 gennaio, è il film che forse con più drammaticità pone lo sguardo nella tremenda emergenza umana del nostro tempo. Una realtà, quella scenggiata da Sorrentino, dove il desiderio di bellezza sembra totalmente sommerso dalla “goduria mondana”: un fascino di plastica, frammentato nella forma e a volte sconnesso dalla realtà quotidiana. Un fascino ingannevole che non impedisce al protagonista, Jep Gambardella, di aprirsi alla vera bellezza e di lasciarla entrare nel suo cuore attraverso ricordi di gioventù e insoliti incontri, talvolta conditi da nostalgia e dolore». Leggi l’articolo.

La grande bellezza di Paolo Sorrentino, appunti a margine
Delnostrotemporubato.wordpress.com – Maria Lucia Schito, 28/05/2013
«Penso che per parlare di un film come La grande bellezza occorra molto buonsenso. Innanzitutto perché non si fa portatore di un’interpretazione netta (anche se molti dettagli vanno in un’unica direzione, com’è logico che sia): di conseguenza, perché è un’opera difficilmente incasellabile dopo una sola – magari superficiale – visione. Bisogna anche tener conto dell’atteggiamento tutto italiano (ma che paese fortunato che siamo) delle spalate di merda a priori: il film e – soprattutto – il suo regista stanno scontando montagne di pregiudizi, vuoi perché Sorrentino è antipatico, vuoi perché alcuni sono convinti che sia sopravvalutato, vuoi perché i Cahiers du cinéma, prima dell’uscita del film, senza aver visto alcunché, hanno detto che ha rotto le palle. Ma poi non ho ancora incrociato una-recensione-negativa-una che si distacchi dalle critiche alla cazzo e ne evidenzi un difetto reale». Leggi l’articolo.

(La Redazione)

Tutte le immagini sono prese dal trailer ufficiale del film.

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