Logiche da Guerra Fredda. Chi si prende l’Ucraina?

Mosca, video messaggio di Giulietto Chiesa (trascrizione di Globalist.it) – Commento un evento che da qui si vede molto bene – anzi, si vede enormemente, in primo piano – mentre in Europa e in Italia fino ad ora è quasi passato sotto silenzio: il prossimo Vertice dell’Unione Europea, che si terrà a Vilnius a fine novembre, dovrà decidere l’associazione dell’Ucraina all’Unione Europea. Decisione di enorme importanza politica e strategica, destinata a cambiare molte cose del futuro dell’Europa e del futuro dei rapporti fra la Russia e l’Europa.

La posta in gioco è: “chi si prende l’Ucraina?”. La risposta, secondo quel che si vede oggi, è abbastanza chiara: l’Ucraina se la prende l’Europa. L’Ucraina si associerà all’Europa e in questa forma assumerà praticamente tutte le regole europee: è un passaggio cruciale per inserire l’Ucraina nel Mercato europeo, a pieno titolo, con tutte le regole conseguenti e i vincoli giuridici. Questo è ciò che probabilmente si deciderà a Vilnius, anche se la partita è ancora aperta e non tutte le carte sono già state messe sul tavolo. Alcune carte la Russia le sta giocando ora con molta energia e anche con molta durezza.

C’è un problema da risolvere per il presidente ucraino Viktor Janukovyč: consegnare o non consegnare la signora Julija Tymoshenko all’Europa, cioè cedere alle richieste europee, le quali dicono che per la signora Tymoshenko – che ha preso una condanna a sette anni per varie accuse e incriminazioni, e ne sta scontando due di questi sette – non si riconosce la validità di questo giudizio (considerato un giudizio politico) e intanto si chiede a un paese sovrano di cambiare la sua legislazione e una sentenza. Puo farlo Janukovyč con un decreto? Probabilmente lo farà. Janukovyč si sta giocando la carta del poter dire: «ve la consegno, la signora Tymoshenko», in modo che lei possa farsi curare in Germania, ad esempio (pare che abbia un male alla schiena), e in modo che non possa tornare più in patria e non gli crei più problemi. Lui la considera il nemico principale, lei considera lui il nemico principale. Per lui, se lei se ne va, è meglio. Ma non credo che l’Europa accetterà questa soluzione. Quindi la signora Tymoshenko verrà liberata con tutta probabilità, verrà mandata in Germania, e a un certo punto tornerà in Ucraina. Per Janukovyč sarà un piccolo problema, rispetto agli altri più grandi problemi che dovrà affrontare.

La posta in gioco è lo spostamento di 50 milioni di persone di un grande paese al centro dell’Europa da un campo all’altro. Questa è la cruda sostanza della realtà. È una mossa che Mosca interpreta come una prosecuzione della Guerra Fredda. Ed è difficile darle torto, perché mentre l’Ucraina non è vincolata all’Unione Europea da grandi legami, è storicamente legata da un intero secolo come membro dell’Unione Sovietica e da molti più anni ancora come membro dell’Impero russo, addirittura come suo paese chiave. Quindi la valenza politica, psicologica ed emotiva per la Russia è enorme rispetto a quella che è per noi europei nel nostro complesso, che in gran parte non ce ne siamo nemmeno ancora accorti. Per noi è una questione economica, o – per Bruxelles – è più una questione di prestigio imperiale o neocoloniale (“estendere i propri confini”). Questo è il significato della diversità dell’approccio psicologico. Perciò dico che si tratta di una mossa da Guerra Fredda che l’Europa di Bruxelles sta consapevolmente portando avanti in accordo con gli Stati Uniti.

I russi sostengono che questo non conviene all’Ucraina. E hanno buone ragioni. Le cifre lo dicono con chiarezza. Ucraina e Russia sono partner – a parte il fatto che hanno un’enorme frontiera comune – da sempre. Neanche la fine dell’Unione Sovietica ha interrotto questa grande collaborazione economica. Nei fatti le industrie russe e ucraine erano e sono unite da decine e centinaia di legami, oltre che dal legame della lingua. Le esportazioni alimentari ucraine, che sono in gran parte verso la Russia, se Kiev si girerà dall’altra parte saranno interessate da un cambiamento radicale.

I commentatori russi lo dicono apertamente: la Russia aumenterà le barriere doganali nei confronti dell’Ucraina. Dove andranno a finire queste merci non si sa. Anche perché queste merci non è che siano particolarmente richieste in Europa, né l’Europa è così fiorente – in questa fase – da volere nuove merci per i nuovi consumi. Mi pare che siamo nella situazione opposta: la Russia è un paese pieno di denaro, in questo momento, non in crisi. E quindi sarebbe ben disposta a ricevere – come sta facendo – e a pagare queste merci. Poi c’è la questione del gas, più importante ancora. L’Ucraina ha ereditato tutti i gasdotti della vecchia Unione Sovietica. Furono un investimento dell’intera URSS, ma sono rimasti nel territorio dell’Ucraina. Una divisione reale della proprietà non è stata mai fatta. Di fatto l’Ucraina ha in mano un’arma fortissima, che può essere di amicizia ma anche di ricatto. La Russia ha bisogno dei gasdotti ucraini per mandare il suo gas in Europa, l’Ucraina può decidere come e a che prezzo, entro certi limiti, questo gas può arrivare in Europa. Quel che è accaduto in tutti questi anni è che l’Ucraina ha ricevuto un trattamento di grande favore, nel senso che ha pagato questo gas meno di quello che costava, ossia meno dei prezzi del mercato, e se ne è “presa” una parte calcolata da alcuni osservatori russi per un valore di 8-10 miliardi di dollari, e non ha dunque pagato tutto il conto. Secondo i russi ci sono 4 miliardi che devono essere ancora pagati dall’Ucraina. È ovvio che se questa questione prende una certa direzione, la Russia chiederà il pagamento. Il problema sarà: chi è che paga l’energia consumata dagli ucraini? L’Europa? L’Europa pagherà, presumibilmente, perché l’interesse europeo è politicamente così forte che prevale sulle esigenze economiche. L’Europa vuole l’Ucraina, e la vuole non perché vuole fare un favore agli ucraini. La vuole perché cambia l’assetto geostrategico dell’Europa. Questa è la cruda realtà, e chiunque nasconda questo elemento nasconde la parte centrale del problema. E quindi pagherà l’Europa, si presume.

Però la sostanza è – e guardiamo di nuovo dalla parte del luogo in cui mi trovo in questo momento – che tutto questo la Russia non sarà disposta ad accettarlo con facilità. Questo è il punto. Il signor Janukovyč deve sapere che la sua strada sarà piena di ostacoli, e che avrà grandi problemi da parte di Mosca. Non ci sono dubbi su questo. Tutte le televisioni in questi giorni dicono la stessa cosa: se si va in quella direzione la Russia farà ritorsioni. E quindi si apre un forte contenzioso. C’è da chiedersi non solo se questa soluzione convenga all’Ucraina, – forse sì, forse no – ma se convenga all’Europa. Dietro questa operazione c’è, in trasparenza evidente, il disegno di far entrare l’Ucraina nella NATO. E questo dibattito è molto acceso, anche in Ucraina, anche perché una parte degli ucraini, quelli di lingua russa, non hanno nessuna intenzione di andare nella NATO. E quindi mezzo paese sarà trascinato dentro un’alleanza militare nella quale l’Ucraina non è entrata dopo essere uscita da una, il Patto di Varsavia. Non so se sarà gradevole per gli ucraini, questa soluzione. Sarà sicuramente gradevole per la NATO.

E allora la domanda che io mi pongo è: a noi europei – ma non a quelli che stanno a Bruxelles né a quelli che collaborano e dialogano con Wall Street, ma a noi europei cittadini – questa decisione ci conviene o non ci conviene? La mia risposta è: no, non ci conviene. Perché significa proseguire davvero sulla strada della Guerra Fredda. Significa costruire una nuova frontiera, questa volta dentro il ventre della Russia. E se si pensa che la Russia di oggi sia disposta ad accettare con tranquillità questa cosa, questo atto che visto dall’Europa si presenta come un atto “espansivo” e visto dalla Russia si presenta come un atto “aggressivo”, occorre chiedersi: ci serve questo, o non ci serve? La mia risposta è di nuovo: no, non serve a nessuno. A noi serve un sistema di sicurezza europeo che tenga conto della sicurezza di tutti. Noi non abbiamo bisogno di una sicurezza “per noi”, perché una sicurezza “per noi” a scapito di una sicurezza degli altri non è una sicurezza né per noi né per gli altri. Molto semplice. Nell’incontro che ho fatto a Sofia assieme a numerosi altri partiti europei abbiamo proprio discusso di questo. E questa decisione è una nuova forma di Guerra Fredda contro la Russia, dobbiamo esserne consapevoli. La stanno prendendo alle nostre spalle, senza dirci niente. Ebbene, dobbiamo sapere che i prossimi mesi saranno difficili. E non soltanto perché noi abbiamo bisogno del gas russo. Saranno difficili perché noi abbiamo bisogno della sicurezza. E questa decisione non aumenterà la nostra sicurezza. Mi dispiace, non l’aumenterà. Lo dico mentre auguro a tutti voi buona fortuna.

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(Giulietto Chiesa, via Globalist.it)

Foto Ghirigori Baumann / flickr

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