AIDDA: un’associazione di donne per le donne – d’impresa

Alla conferenza “European Day of Businesswomen” che si è tenuta la scorsa settimana, dal 16 al 18 maggio, a Bratislava, organizzata da TOP centrum podnikateliek, associazione slovacca di imprenditrici e donne manager, ha partecipato anche una rappresentanza italiana di AIDDA (Associazione Imprenditrici e Donne Dirigenti d’Azienda). Tra diversi panel e interventi – tra i quali uno del vice ceo di VUB Banka Elena Kohutikova su come motivare i dipendenti, condurre business meeting e farsi rispettare nel mondo maschile, e uno dell’ex Premier slovacca, la sociologa Iveta Radicova, su come rimanere motivate e ispirate – vi è stato anche un discorso della presidente onoraria di AIDDA, la marchesa Etta Carignani Melzi, sulla situazione imprenditoriale in Italia.

Le cose stanno cambiando, ha detto Melzi, esprimendo la soddisfazione per il nuovo governo di coalizione del nostro Paese, in cui ha detto di avere fiducia. «Le imprese soffrono troppo il peso fiscale, noi di AIDDA ci stiamo muovendo per chiedere facilitazioni. l’Italia è un Paese straordinario: chi non conosce la moda italiana, chi non conosce le eccellenze del settore food italiano?», ha detto. «Noi donne di AIDDA abbiamo i 3 ingredienti topici per avere successo: abilità, carattere e intuizione. E forse l’intuizione è un elemento fondamentale più potente di una strategia di marketing; le grandi strategie di marketing sono importanti, ma è l’intuizione che ti dice quale scegliere».

Le tre rappresentanti di AIDDA – Etta Carignani Melzi (già presidente nazionale AIDDA per due mandati), la tesoriera Marisa del Grosso, imprenditrice di Torino, e la responsabile delle relazioni esterne ed instituzionali Elvira Marasco – sono state in seguito ricevute dall’Ambasciatore d’Italia Roberto Martini presso la sede diplomatica in Bratislava. Qui, esibendo energia ed entusiasmo, nonché determinazione, hanno avuto modo di presentare la loro associazione, forte di 1.100 associate in tutta Italia, ed esprimere interesse nel conoscere meglio la Slovacchia, per un eventuale approfondimento da fornire alle socie delle opportunità di questo paese.

L’associazione AIDDA, che ha preso in prestito da Simone de Beauvoir lo slogan “Donne non si nasce, lo si diventa”, è nata in Italia nel 1961, in pieno boom economico, grazie alla volontà di Elisabetta Tamagnone, dirigente di Saima, società di spedizioni internazionali. La Tamagnone entra in contatto con una rappresentante della Femmes Chefs d’Enterprises (FCE), associazione europea fondata a Parigi nell’immediato dopoguerra da Yvonne Edmond Foinant, che nel corso della precedente Prima guerra mondiale si era ritrovata sola a condurre un’azienda meccanica. Da questa relazione nasce nella Tamagnone l’idea di creare un suo corrispettivo anche in Italia, rintracciando le poche donne che allora ricoprivano ruoli dirigenziali. Nel maggio 1961 nasce la delegazione del Piemonte, e AIDDA si espande poco a poco in tutto lo stivale. Nel frattempo, nel 1965 la FCE si trasforma in FCEM quando diventa un’associazione di livello mondiale.

Scopo principale di AIDDA è promuovere la cultura d’impresa al femminile, valorizzando in questo modo una parte consistente dell’imprenditoria italiana. Grandi sforzi vengono posti in settori chiave come formazione, ricerca e sviluppo, orientamento e tutoring. In AIDDA sono presenti rappresentanti che dirigono imprese di tutti i settori economici – industria, artigianato, agricoltura, commercio e servizi.

Nella foto da sinistra: Etta Carignani Melzi, l’Ambasciatore Martini, Marisa del Grosso, Elvira Marasco. Nella foto in alto sono presenti anche Roberto Rizzo, primo segretario d’Ambasciata, e Massimiliano Giuliani, UniCredit Bank.

Qui di seguito alcune domande che abbiamo posto alla responsabile comunicazione di AIDDA, Elvira Marasco, che abbiamo incontrato a Bratislava.

D: La vostra associazione ha ormai oltre 5 decenni di attività. Come sono cambiati i suoi obiettivi con l’evolversi della società italiana dalla sua fondazione nell’Italia del boom ad oggi?

Non sono molto cambiati. Lo scopo è aiutare le associate sottoponendo loro nuove possibilità di business grazie alla rete. Forse sono cambiati i modi; ora si cerca sempre più di consorziarci, specie nelle missioni all’estero, focalizzando prima di partire le possibilità di lavoro e selezionando i settori merceologici che a nostro avviso hanno più possibilità. Senza però lasciare a casa le socie che hanno solo voglia di fare un semplice viaggio.

D: Le donne in Italia sono ancora relativamente poco rappresentate nel mondo economico agli alti livelli, nonostante, per esempio, la presidenza femminile di Emma Marcegaglia in Confindustria abbia avuto una certa visibilità. Dove si trova l’Italia su questo tema in un confronto internazionale?

Siamo ancora lontane. Noi non amiamo le quote rosa! Noi siamo per il merito. E siamo molto più pazienti degli uomini. La legge 120/2011, che impone una uguale presenza uomo donna nei cda delle aziende partecipate, ci aiuta, ma sono i nostri curricula che ci fanno raggiungere gli obiettivi. Se tutti meritassero le cariche che ricoprono, specie in politica, il mondo sarebbe migliore.

D: Cosa ha portato di nuovo la conferenza in Slovacchia dei giorni scorsi?

Un mercato emergente da raccontare alle associate.

D: Che impressione vi hanno fatto le vostre colleghe donne imprenditrici slovacche? Ci sono delle analogie con le donne d’impresa italiane?

Sono molto grintose. E ci hanno dato l’impressione di essere molto orgogliose dei loro successi. Abbiamo avuto un ottimo feeling con loro.

D: Quali sono gli obiettivi di medio termine della FCEM (Femmes Chefs d’Entreprises Mondiales)? Ci sono e quali sono le aree nel mondo in cui opera in modo più urgente per uno sviluppo dell’imprenditoria femminile?  

Gli obiettivi di medio termine della FCEM sono quelli di potenziare la rete attraverso l’aggregazione di nuovi paesi, vedi Cina, India, vedi nuovi paesi dell’area africana di lingua inglese, per fare B2B e riuscire a portare sulla strada dell’internazionalizzazione le aziende che da sole non  hanno la struttura e la forza di farlo. Aggiungo a questo scopo principe quello di continuare a promuovere, ovunque nel mondo sia presente la rete FCEM, le donne sia nel business privato sia nelle realtà personali.

(Pierluigi Solieri)

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