
Il Primo Ministro slovacco Robert Fico vuole continuare a sostenere “pienamente” lo sviluppo dell’energia nucleare in Slovacchia «e sono personalmente contento che l’interesse per l’energia nucleare persista anche in diversi paesi dell’Unione Europea», ha detto lunedì durante la riunione annuale del Forum europeo sull’energia nucleare (ENEF) che si è tenuta a Bratislava. Secondo il Premier sono principalmente due i fatti che parlano a favore dell’energia nucleare: la riduzione delle emissioni nell’atmosfera e la stabilità dei prezzi dell’energia generata dagli impianti nucleari. «Sosterremo la creazione di una architettura energetica che creerà le condizioni per la nostra indipendenza energetica», ha detto Fico.
Anche la vicina Repubblica Ceca sostiene l’energia nucleare, e non ha cambiato i suoi piani di completare la centrale nucleare di Temelin nemmeno dopo il disastro della centrale giapponese di Fukushima, come ha ricordato al forum il Primo Ministro ceco Petr Necas. L’energia nucleare, ha affermato Necas, dovrebbe rimanere uno dei pilastri di un normale mix energetico.
Oltre ai blocchi 3 e 4 della centrale di Mochovce, in via di completamento, il governo ha tutta l’intenzione di proseguire senza tentennamenti anche nel piano di costruire una nuova centrale nucleare in Slovacchia per sostituire i reattori obsoleti spenti nel 2008 a Jaslovske Bohunice quale parte degli accordi di ingresso nell’Unione Europea.
All’evento erano presenti rappresentanti di tutti i paesi dell’Unione Europea, dell’Europarlamento, due Primi Ministri e il Commissario Europeo per l’Energia, Gunther Oettinger, oltre ai maggiori operatori del settore energia in Europa. Secondo il Commissario Oettinger, il nucleare in Europa vale per circa il 30% delle fonti di energia elettrica. E se alcuni paesi hanno bandito il nucleare, altri come Repubblica Ceca e Slovacchia hanno una quota di nucleare di oltre il 40% nel loro mix energetico. Tra gli argomenti di maggior peso nella discussione sono stati quelli relativi alla sicurezza, con particolare riguardo agli stress test sulle centrali di tutta l’Unione decisi dopo l’incidente giapponese, e ai cambiamenti climatici e protezione dell’ambiente. Ma anche di trasparenza nella comunicazione con i cittadini, questione a cui si deve «prestare molta attenzione, perché ha un impatto sull’accettazione pubblica dell’energia nucleare», ha osservato il Segretario di Stato del Ministero dell’Economia slovacco Dusan Petrik.
L’energia è stata anche uno dei maggiori temi discussi in un incontro tra i due ministri dell’economia, lo slovacco Tomas Malatinsky e il ceco Martin Kuba, come uno dei settori di maggior cooperazione economica tra i due paesi, con particolare riferimento alla interconnessione delle infrastrutture di rete energetica. Si è parlato per esempio del corridoio del gas nord-sud tra Polonia e Croazia e dell’interconnessione degli oleodotti tra la Slovacchia e l’Austria (il condotto Bratislava-Schwechat il cui percorso è ancora incerto).
L’ENEF, avviato dalla Commissione Europea nel 2007, si tiene regolarmente una volta all’anno per dibattere dei problemi, opportunità e rischi collegati con la produzione dell’energia nucleare, coinvolgendo i 27 governi e molte istituzioni dell’UE, oltre a rappresentanti dell’industria, dei consumatori e della società civile. Dal 2009 si tiene alternativamente a Bratislava o a Praga.
(Red)




















La posizione del “rinnovato” primo ministro slovacco contrastano con la tendenza europea all’uscita dalla generazione elettrica con fusione nucleare. Ha poco da rallegrarsi Fico per la posizione pro nucleare di alcuni paesi europei. Non è stato informato che la Germania ha pianificato l’uscita dal nucleare e che perfino il Giappone si appresta ad abbandonare l’atomo? Ma forse la sua posizione è allineata ai desiderata del secondo azionista di Slovenske elektrarne, l’italianissima Enel che oggi, in Italia, contrasta le rinnovabili a furia di decreti ministeriali “pilotati” e di delibere dell’AEEG altrettanto pilotate e compiacenti. La sua posizione, dettata non certo dalla lungimiranza e dall’intenzione di permettere alle famiglie ed alle imprese slovacche l’accesso all’energia a costi competitivi, è anacronistica e priva di senso. Qualcuno informi il governo slovacco che in tutta Europa il modello energetico è in fase di cambiamento, piaccia o meno, e che la generazione distribuita è il futuro. Purtoppo una cosa accomuna Slovacchia ed Italia. La presenza di un ingombrante ex monopolista che non si vuole rassegnare al cambiamento.