Polonia, altri i motivi per il boicottaggio di Euro2012: c’è chi non vuole l’Ucraina in UE

Bronislav Komorowski, Presidente della Polonia – che ospiterà i campionati di calcio Euro2012 insieme all’Ucraina nel mese di giugno – ha accusato i politici europei di secondi fini nelle loro dichiarazioni di voler boicottare le partite ucraine. La repressione dell’opposizione in Ucraina, secondo lui, non è paragonabile agli eventi che hanno portato a precedenti boicottaggi dei paesi occidentali. Le Olimpiadi di Mosca nel 1980 vennero dopo la guerra che l’URSS lanciò contro l’Afghanistan, mentre a Pechino, che organizzò le Olimpiadi nel 2008, si chiedeva la fine della sanguinosa repressione dei tibetani e altre questioni legate in particolare ai diritti umani. «Ma la situazione in Ucraina non è così», sentenzia Komorowski, dunque le ragioni sono altre, e credo che «la reazione sia assolutamente inappropriata».

Nei giorni scorsi da una serie di paesi (Austria, Germania, Belgio, Repubblica Ceca) Presidenti della Repubblica, Primi Ministri ed altri alti ufficiali hanno declinato l’invito all’apertura ufficiale di Euro 2012 a Kiev, e altri si sono detti incerti se andare. Anche dall’UE sono arrivate dichiarazioni che Komorowski ritiene inadatte, dal Commissario per la Giustizia Viviane Reding e dal Presidente della Commissione Barroso.

Secondo il capo dello Stato polacco, la vera ragione è la voglia di danneggiare il processo di integrazione dell’Ucraina nell’Unione Europea, addirittura sospettando che la Germania abbia fatto un accordo con la Russia per lasciare l’Ucraina nella sfera d’influenza russa. Il boicottaggio, dunque, secondo Komorowski, potrebbe andare a favore di Mosca. La Polonia, che per ragioni storiche secolari non è mai tenera con la Russia, ritiene che l’Ucraina sia a metà strada «tra una scelta di integrazione con il mondo occidentale  – e tutte le conseguenze positive di questa decisione – o l’adesione all’unione doganale proposta dalla Russia», ha detto Komorowski, intendendo che non si può stare con le mani in mano e dare a Kiev la possibilità di entrare definitivamente in occidente.

La ragione addotta dai politici europei per non andare in Ucraina, dove peraltro in questo mese si terrà a Yalta un vertice dei Presidenti dell’Europa centro-orientale, è la situazione giudiziaria dell’ex Premier Yulia Tymoshenko, che si trova in carcere dall’autunno scorso per un presunto abuso di potere nel caso di un contratto di fornitura di gas dalla Russia, questione che in occidente sia stata pilotata dal nuovo Presidente della Repubblica Viktor Yanukovych per togliere di mezzo un avversario – e capo dell’opposizione – intollerabilmente scomodo. La Tymoshenko è ora nel mezzo di uno sciopero della fame, iniziato lo scorso 20 aprile, ed è in pessime condizioni di salute avrebbe accusato i suoi carcerieri di maltrattamenti. Fotografie la mostrano sul letto della cella, dove è costretta da mesi per dolori lombari, con lividi evidenti a braccia e addome, segno di possibili percosse, mentre le autorità ucraine dicono che se li sia procurati da sola. Medici tedeschi che l’hanno visitata nei giorni scorsi avevano parlato di urgenza di ricovero in ospedale per la sua salute sempre in peggioramento.

(La Redazione)

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