Gli investitori esteri in Slovacchia rimangono ottimisti nonostante la crisi

Gli investitori esteri in Slovacchia paiono resistere forse meglio delle aziende domestiche ai cattivi pensieri che possono sorgere in seguito alla depressione economica. Da una indagine fatta dalle Camere di Commercio estere su oltre duecento aziende europee presenti nel Paese risulta che la maggior parte degli investitori si aspettano un volume di vendite uguale o addirittura superiore a quello dello scorso anno.

Quasi la metà degli intervistati hanno affermato di attendersi un fatturato in crescita. Meno del 20% sono invece le aziende che stimano qualche rallentamento del loro business. Circa un’azienda su quattro, poi, vorrebbe aumentare investimenti e forza lavoro. L’ottimismo, ha commentato Vladimir Slezak, direttore generale di Siemens Slovakia e presidente della Camera di Commercio Tedesco-Slovacca, è in qualche modo diminuito rispetto all’anno scorso, «ma è fuori discussione un umore “da crisi” perché il numero di aziende che nella realtà prevedono uno sviluppo sfavorevole quest’anno sono inequivocabilmente in minoranza».

Meno del 20% delle aziende intervistate valutano in maniera positiva l’attuale situazione economica in Slovacchia, mentre ancora meno sono le entità produttive che si aspettano un miglioramento entro la fine dell’anno. Tra le caratteristiche positive della Slovacchia, le aziende estere citano la sua adesione all’UE, l’atteggiamento degli slovacchi cortese e produttivo, la forza lavoro ancora relativamente a basso costo, l’accessibilità e la qualità dei subfornitori locali. Le società straniere, poi, vedono il sistema di flat tax come un fattore leggermente positivo, il che, secondo Slezak, «è un segnale che gli investitori pensano che l’aumento delle tasse sia veleno per la ripresa economica». Gli investitori stranieri, poi, chiedono stabilità politica, e chiedono che il nuovo governo metta una marcia in più nella lotta contro la corruzione, nell’applicazione della legge e nelle riforme del sistema educativo. «La carenza di personale qualificato è un problema nuovo. L’economia ha bisogno di più e soprattutto migliori diplomati delle scuole tecniche per arrestare questa tendenza. Manca l’insegnamento di conoscenze pratiche nel sistema scolastico attuale», sottolinea Slezak.

L’indagine mostra che la Slovacchia, infine, è valutata come la sede di investimento più attraente tra i paesi CEE, e la maggior parte delle aziende sentite (l’88%) investirebbero di nuovo in questo Paese.

Al sondaggio, realizzato nel febbraio di quest’anno, hanno partecipato le Camere di commercio bilaterali o gli addetti commerciali di Francia, Olanda, Italia, Gran Bretagna, Austria, Germania, Svezia.

(Red)

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