Dopo vent’anni si fa il punto a Praga sul Surrealismo cecoslovacco

Gli ultimi due decenni del surrealismo ceco e slovacco sono esposti al Municipio della Città Vecchia di Praga nella mostra “Un’altra aria: chiudi gli occhi e apri la finestra”, con opere di artisti cechi e slovacchi coinvolti nel gruppo, oltre a una serie di surrealisti internazionali. La mostra mette insieme le irriverenze surreali tra tele di morphing di animali fantastici a collage realizzati con riviste porno e molto, molto altro.

«Fin dai suoi inizi, il Surrealismo non è stato un movimento come gli altri “ismi” – Impressionismo, Espressionismo, eccetera. È stato piuttosto dedicato ad un processo dialettico tra gli atteggiamenti passivi e attivi della realtà», ha detto Bruno Solarik, artista e curatore, al sito ceco ceskapozice.cz, sottolineando la connessione dialettica tra realtà e immaginazione, che è molto distante da una “fuga dalla realtà”.

Jan Svankmajer, dice Solarik ricordando uno dei più famosi esponenti del movimento ceco, ritiene «che l’inconscio è così potente che non si può cambiare, ma che è meglio sapere cosa vuole fare di te». Ed è una rassegna delle visioni individuali degli artisti che si è voluta mettere in fila, come i barattoli di erbe medicinali sullo scaffale di una antica farmacia. «Naturalmente ognuno ha dentro di sé i propri mostri e angeli».

Erano vent’anni che il movimento surrealista cecoslovacco (è l’unica “organizzazione” che ancora considera i due paesi uniti, assieme alla banca CSOB e al movimento anarchico) non esponeva in una vasta e organica antologica. Solarik dice con orgoglio che il movimento, al quale appartengono ufficialmente 29 artisti, ha deciso semplicemente di ignorare il “fatto burocratico” della separazione tra Repubblica Ceca e Slovacchia. «Perché dovremmo cambiare solo per una decisione presa da una manciata di persone per separare i due paesi?».

I cecoslovacchi contribuirono al Surrealismo fin dagli inizi negli anni ’30, e a differenza del surrealismo francese, quello cecoslovacco ha tentato in modo più potente di mettere un accento sulla realtà e non solo sul sogno, tensione proveniente agli artisti cechi e slovacchi anche dalla loro esperienza molto più pesante nel mezzo secolo scorso. «Quando sei in una situazione in cui non puoi far nulla, la tua unica possibilità è di riderne. È così che l’umorismo nero, il sarcasmo e l’ironia sono divenuti tipici del surrealismo cecoslovacco», ha chiuso Solarik.

Tra gli slovacchi presenti alla rassegna con le opere realizzate negli anni dal 1991 al 2011 segnaliamo Karol Baron (morto nel 2004) e Albert Marencin. La mostra rimarrà aperta fino al 4 aprile 2012.

(La Redazione)

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