Detti e proverbi − Krížom slamy nepreloží

Gentili lettori di BuongiornoSlovacchia,

nel mese di maggio, in prossimità alla Festa dei lavoratori, o Sviatok práce (la Festa di Lavoro), come viene chiamata in Slovacchia, vi propongo alcuni detti e modi di dire slovacchi, collegati appunto al lavoro. In passato abbiamo già analizzato insieme oltre venti tra detti, proverbi, modi di dire o sinonimi su questi temi, potete riscoprirli soprattutto negli articoli Roboty ako na kostole, Bez práce nie sú koláče e Čo môžeš spraviť dnes, neodkladaj na zajtra.

Dobrá práca sama sa chváli
Un detto, questo, che basta tradurre letteralmente per coglierne l’animo: “Il buon lavoro si loda da solo”, Dobrá práca sama sa chváli, dicevano i nostri vecchi. Se il lavoro è fatto bene, non serve che io ti dica “Bravo!”, si vede da sé. Lavorare bene certamente dà soddisfazione anche a noi stessi. No che non serve che qualcuno mi lodi quando metto a posto il giardino. Non serve, d’accordo, non è vitale né indispensabile, ma… ci fa tanto piacere se qualcuno lo nota e ci dice una parola di apprezzamento! Sembra che il lavoro svolto diventi più importante, più bello, solo perché qualcuno ha notato il nostro sforzo. Una specie di teoria di relatività: Il lavoro svolto è tanto più importante quante più persone lo notano e lo apprezzano. Se nessuno lo nota, il lavoro, di conseguenza, è insignificante. Ma questa è un’arma a doppio taglio: se nessuno nota il nostro sforzo, nonostante siamo stati davvero eccezionalmente bravissimi, il mancato riscontro ci fa venire dei pensieri bui: pochi di noi riescono a gioire in solitudine del lavoro ben fatto, la maggioranza fiorisce con le lodi.

Erano sicuramente molto avari di parole di lode, i nostri avi, tanto da mettere insieme questo detto (e taluni continuano a coltivare allegramente questo tipo di avarizia anche nel presente). Sarà pure vero che “il lavoro fatto bene si loda da solo” ma l’atteggiamento dominante della vita odierna si discosta da questo pensiero di ‘non-lodare’: in effetti, quando un lavoro complesso o un compito difficile viene svolto bene, il genitore, il maestro o il capo è invitato (dagli psicologi) di spendere almeno una parola o un cenno di approvazione, che fa tanto bene al cuore e all’anima di chi ce l’ha messa tutta. Bisogna solo trovare una giusta misura in tutto!

Od svitu do mrku
Questo modo di dire probabilmente è nato quando i contadini, per svolgere i loro lavori, erano legati alle ore diurne, cioè a una visibilità almeno minima per poter svolgere il loro lavoro nei campi. Il suo equivalente italiano è “dall’alba al tramonto”. Il punto particolare di questo modo di dire è l’utilizzo delle parole svit e mrk. Nel linguaggio odierno la parola svit (da svitať – “albeggiare“, o úsvit oppure svitanie – “l’alba“), nel suo significato primario cioè “alba” non viene più usata se non in poche frasi. Il secondo significato di svit è “luce, luminosità”: così za mesačného svitu significa “al chiaro di luna“, come nella famosa composizione di L.v.Beethoven, Sonata op.27 n.2, detta “Al Chiaro di Luna”.

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La seconda parola, mrk, nel suo significato primario cioè “tramonto” sembra ancora più arcaica, infatti oggi vengono utilizzate le sue varianti più moderne come súmrak, zotmenie. Mrk oramai è relegato al nostro modo di dire, od svitu do mrku, oppure possiamo trovarlo, insieme a svit, in qualche libro del tardo Ottocento o primi Novecento. Pure mrk (o mrkanie) ha un secondo significato, e pure alquanto distante da quello primario: significa lo sbattere velocemente delle palpebre (come žmurkať), o il lanciare una veloce occhiata a qualcosa/qualcuno. Forse perché quanto il sole tramonta, il passaggio dal giorno alla notte avviene veramente in un battito di ciglia?

Od svitu do mrku è un modo di dire che in teoria si potrebbe applicare in vari ambiti, ma si utilizza quasi esclusivamente per descrivere un lavoro (o un’altra azione) duro e prolungato, sia nel senso letterale (Pracovali na poli od svitu do mrku, a až za tmy sa vracali domov. “Lavoravano nei campi dall’alba al tramonto e rientravano a casa solo col buio”), ma anche nel senso figurativo (Nedal mi pokoja, od svitu do mrku mi opakoval tú istú otázku. “Non mi lasciava in pace, dal mattino alla sera mi ripeteva la stessa domanda.”)

Se volessimo letteralmente tradurre in slovacco “dall’alba al tramonto” collocando questa traduzione per esempio in un ambito naturalistico, non useremmo mai il modo di dire od svitu do mrku, diremmo invece od úsvitu/od svitania/od brieždenia do súmraku, oppure od východu slnka do západu slnka.

Od vidím do nevidím
Un modo informale per esprimere lo stesso concetto, cioè “dal mattino alla sera”, utilizzando il verbo vedere, vidieť: letteralmente “dal ‘vedo‘ al non ‘vedo‘”, per descrivere in modo ironico o sarcastico un lavoro praticamente senza limiti di orario, che a volte, in maniera saggia e intelligente, ci infliggiamo pure da soli. Scommetto che se fosse possibile lavorare 25 ore su 24, qualcuno ci proverebbe!


Sviatok-piatok

Le due parole, sviatok – la festa e piatok – venerdì sono abbinate proprio così perché fanno rima; se la parola ‘festa‘ facesse rima con ‘lunedì‘ o ‘mercoledì‘, sarebbe abbinata a uno di questi giorni lavorativi. Sì, perchè questo modo di dire esprime il concetto di “ogni giorno che Dio manda sulla Terra”, e, come nel caso dei modi di dire di cui abbiamo parlato oggi, si riferisce soprattutto al lavoro.

Sviatok-piatok, on stále pracuje! “Giorno festivo o feriale, lui lavora sempre!”
Sviatok-piatok, dobytku treba dať jesť. “Qualsiasi giorno che sia, al bestiame bisogna dare da mangiare.”

Un modo di dire dal significato simile esiste anche in abbinamento al verbo avere (in negazione), nemať:
Nemá piatok ani sviatok. Non conosce riposo, lavora ogni giorno.

L’abbinamento sviatok-piatok a volte si usa anche in senso ironico o canzonatorio:
Sviatok-piatok, budík mu vždy zvonil presne o šiestej. “Qualsiasi giorno fosse, la sua sveglia suonava sempre alle sei in punto.
Sviatok-piatok, o ôsmej už dochvíľne stál pred krčmou. “Qualsiasi giorno fosse, alle otto era già davanti all’osteria, puntuale.”

Krížom slamy nepreloží
Questo modo di dire esprime un’idea completamente opposta ai modi di dire precedenti. Molto rurale, ci trasporta in campagna: si raccoglie il grano e poi la paglia rimanente viene utilizzata sia per nutrire il bestiame che per la loro lettiera, e per tale scopo viene smossa e spostata con il forcone. È un lavoro poco faticoso solo all’apparenza, chi alleva il bestiame lo sa benissimo, e non se ne può fare a meno. Per un contadino, chi “non smuove nemmeno un filo di paglia”, krížom slamy nepreloží, è un fannullone buono a nulla, un mangiapane a ufo. In una maniera diversa (e meno rurale) possiamo dire anche che il nostro pigrone “non muove nemmeno un dito“, ani prstom nepohne. Insomma, lavora solo dal tocco all’una!

(Michaela Šebőková Vannini – vedi il suo blog)

Foto Pixabay

 

 

 

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