Secondo le Nazioni Unite, il mondo è «in una spirale di autodistruzione» causata dalle attività antropiche e dalle conseguenti catastrofi. Di Katia Longo per Valori.it

Dopo lo scoppio della pandemia, con la crisi climatica in atto e con gli effetti delle attività antropiche sull’ambiente, risulta ormai chiara la necessità di cambiare il modo in cui si gestisce il rischio sistemico a livello mondiale. Il Global Assessment Report on Disaster Risk Reduction 2022 (GAR2022), pubblicato dall’Ufficio delle Nazioni Unite per la riduzione del rischio di disastri (Undrr), analizza in che modo i governi e le comunità stiano reagendo al susseguirsi delle catastrofi degli ultimi anni. In particolare, per definire un cambio di passo rispetto a questi eventi il GAR2022 sostiene l’urgenza di azioni mirate a:
- comprendere e ridurre il rischio sistemico a livello globale;
- trasformare e rendere resilienti sin da ora i sistemi di governance;
- cambiare il modo attraverso cui il rischio viene percepito e affrontato dai governi e dalle persone.
Perdite economiche più che raddoppiate negli ultimi tre decenni
Nonostante gli impegni assunti a livello mondiale per costruire strutture maggiormente resilienti, affrontare i cambiamenti climatici e avviare dei processi di trasformazione sostenibile, non ci sono infatti evidenze che indichino un cambiamento positivo di rotta. Al contrario, le società contribuiscono ad accrescere i rischi generati. E a spingere il Pianeta sempre più velocemente verso i tipping point, i punti di non ritorno. Secondo il GAR2022, se i trend attuali non cambierannoo, il numero di disastri a livello globale per anno può aumentare dai circa 400 del 2015 a 560 all’anno entro il 2030. Il che equivale ad una crescita del 40%.
I disastri porteranno con sé anche ingenti perdite economiche. Se guardiamo a come è stato il trend fino al 2019, la perdita economica diretta media annua causata dai disastri è più che raddoppiata negli ultimi tre decenni. Con un aumento di circa il 145%. Passando da una media di circa 70 miliardi di dollari negli anni Novanta a poco più di 170 miliardi di dollari nello scorso decennio.
E questi trend non tengono neppure conto degli impatti futuri dei cambiamenti climatici. In forte crescita insieme alla possibilità che si verifichino eventi pericolosi per il pianeta e le persone.
Come affrontare i rischi sistemici e ridurre le catastrofi
Teoricamente, le azioni sostenute a livello politico e personale possono ancora invertire la rotta. Ma solo se si comprenderà meglio il rischio sistemico, e si accelerino i tempi per ridurlo. E affrontarlo in maniera più efficace.
Per farlo, è necessario rafforzare i sistemi di know-how esistenti. E sviluppare nuovi strumenti avanzati per affrontare la complessità, l’incertezza e la minaccia di effetti a cascata. Per esempio, i disastri possono avere impatti indiretti negativi sulle disuguaglianze sociali. Il GAR2022 menziona degli studi secondo cui la violenza contro le donne e le ragazze aumenta all’indomani dei disastri. Nei casi più estremi, si arriva anche a casi di omicidi volontari. C’è poi una forte correlazione tra povertà e rischio di catastrofi: nei Paesi ad alto rischio, in un confronto tra famiglie povere e non le prime sono più esposte ai disastri rispetto alle seconde.
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Foto trokilinochch cc by
Ciclone in Sri Lanka

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