Niente embargo al petrolio russo per Bratislava, ma in inverno mancherà il gas

La Commissione europea ha modificato la propria proposta di embargo al petrolio russo, che deve essere approvata all’unanimità. Ora Bruxelles suggerisce un divieto graduale alle importazioni di petrolio greggio e prodotti petroliferi dalla Russia, che entrerebbe in vigore alla fine di quest’anno. Tuttavia, Slovacchia e Ungheria sarebbero autorizzate ad acquistare petrolio russo fino alla fine del 2023, ma solo sulla base dei contratti esistenti. Anche altri paesi, come la Repubblica Ceca e la Bulgaria, si sono messi di traverso, e ancora non si è trovata una quadra sull’accordo che possano accettare tutti i paesi membri.

In realtà, la Slovacchia chiede all’Unione europea un’esenzione triennale dall’embargo sulle importazioni di petrolio russo, come ha affermato mercoledì il ministro dell’Economia Richard Sulík. Una posizione diversa da quella di Budapest, che secondo il ministro vorrebbe un’esenzione permanente. Il problema è che in questa parte d’Europa una quota preponderante del petrolio arriva tramite l’oleodotto Družba, mentre nel resto del continenente la gran parte delle importazioni arriva via nave, e dunque è molto più semplice cambiare fornitore, dice Sulík, che osserva come l’oleodotto Adria, che arriva dal terminal croato di Krk, non ha capacità sufficienti. E per la raffineria slovacca Slovnaft la fornitura di un altro tipo di petrolio diverso da quello russo richiederà tempo e denaro (si parla di 160 milioni di euro).

Dal canto suo, Viktor Orbán aveva affermato che l’adozione delle sanzioni originali avrebbe significato lo sgancio di una vera e propria bomba atomica sull’economia ungherese. L’Ungheria, dice il suo premier da poco riconfermato, ha bisogno di 5 anni per fare a meno del petrolio dalla Russia. Non si tratta infatti solo di cambiare fornitore, ma di adattare tutto il sistema correlato, dalle raffinerie al sistema di trasporto del petrolio greggio, che comporterebbe investimenti enormi.

La Commissione europea propone inoltre di disconnettere Sberbank e altre due banche dal sistema di pagamento internazionale SWIFT. Anche qui Sulík si dice d’accordo, ma chiede un’esenzione fino alla fine del 2025.

Intanto dal fronte del gas, dove per ora l’Europa non può mettere mano a causa della forte dipendenza dalla Russia di alcuni paesi chiave, la Slovacchia non è messa proprio bene per quest’inverno. Secondo il capo della società del gas statale SPP, «Ci saranno sicuramente delle restrizioni, in inverno mancherà del gas». In precedenza il ministro Sulík aveva avvertito che in caso di carenza di gas i grandi consumatori industriali, come le aziende Duslo (fertilizzanti), Slovnaft (raffineria) e la centrale a gas di Malženice dovranno limitare la produzione.

Il consumo di gas in Slovacchia è di poco più di 5 miliardi di metri cubi all’anno. L’industria ne consuma 2,2 miliardi, e altri 3 miliardi di metri cubi vanno alle famiglie. Ieri nel question time in Parlamento Sulík ha detto che in caso di interruzione della fornitura dalla Russia la priorità sarà garantire l’approvvigionamento di gas per le famiglie e le infrastrutture statali critiche, compresa l’assistenza sanitaria. La Slovacchia attualmente ha i serbatoi di stoccaggio sotterranei al 20% circa della capacità, vale a dire circa 750 milioni di metri cubi, cui sono da aggiungere altri 500 milioni in uno stoccaggio in Cechia direttamente collegato alla rete di trasmissione slovacca. Sul fronte delle fonti alternative, ha parlato di gas disponibile sul mercato interno dell’UE che potrebbe provenire da diversi paesi, come la Norvegia o l’Algeria. C’è poi il gas liquefatto (GNL), che potrebbe essere trasportato con navi verso terminali in Slovacchia.

Intanto è nato un dibattito sugli enormi utili di Slovnaft a causa degli abnormi aumenti dei prezzi dei carburanti al pubblico. Il ministro dell’Economia Sulík, vorrebbe mettere sanzionare l’azienda per quei profitti sopra lo standard dando mano libera all’ufficio antimonopoli, mentre il ministro delle Finanze Igor Matovič afferma di volere trovare un accordo con Slovnaft, ragion per cui ha parlato anche con Péter Szijjártó, vice primo ministro del governo ungherese che controlla il proprietario di Slovnaft, il gruppo petrolifero MOL.

(Red)

Foto Louise Vest cc-by-nc

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