Libertà di stampa, la Slovacchia migliora di otto posizioni (l’Italia peggiora)

Ieri, in occasione della Giornata mondiale della libertà di stampa, una ricorrenza stabilita nel 1993 dall’ONU che la mise sotto l’egida dell’Unesco, l’organizzazione Reporters sans Frontières (RSF) ha reso nota l’annuale classifica dei paesi del mondo nel campo della libertà dei media. L’elenco ha portato buone sorprese per la Slovacchia, che quest’anno si è posizionata al 27° posto, in miglioramento di ben otto posizioni rispetto all’anno precedente. Mentre ad esempio l’Italia segna un pesante arretramento al 58° posto, dal 41° dell’anno scorso. 

Gli autori del report specifico per il paese Slovacchia sottolineano che i giornalisti slovacchi lavorano in “un’atmosfera ostile”, malgrado gli sforzi delle autorità per migliorare le condizioni e rendere giustizia all’omicidio del giornalista Ján Kuciak del 2018. Il media più influente, la televisione privata Markíza, sembra aver mantenuto un buon livello di indipendenza editoriale malgrado il recente cambio di proprietà, mentre il gruppo pubblico Radio e Televisione della Slovacchia (RTVS) che è in posizione di forza sul mercato nazionale si è confermata vulnerabile a interessi estranei alla missione di servizio pubblico, e molti giornalisti l’hanno abbandonato negli ultimi cinque anni. Con il nuovo governo, entrato in carica due anni fa, gli attacchi ai giornalisti si sono attenuati ma procede con troppa lentezza l’attuazione delle promesse di normative più protettive per il settore dell’informazione. Del resto, afferma RSF, l’indipendenza editoriale dei principali mezzi di comunicazione è compromessa dalla concentrazione della proprietà di diversi media in mano a potenti gruppi privati e l’emittente pubblica RTVS dipende da finanziamenti ad hoc da parte del governo a causa di canoni audiovisivi insufficienti.

La situazione nel mondo

A livello globale, tuttavia, il rapporto World Press Freedom Index 2022 mette in guardia sulla crescente polarizzazione dei media, ma anche dei paesi, esacerbata dal caos dell’informazione. Alla testa dei 180 paesi e territori del mondo esaminati, spiccano tre Stati nordici, Norvegia, Danimarca e Svezia, dove le cose per i giornalisti e la libertà (e con essa la qualità) di informazione sembrano andare molto bene. Qui la libertà di parola è in uno stato di grazia, e dovrebbe essere di esempio per il resto del pianeta, secondo RSF.

All’altro lato dell’elenco si nota invece la Corea del Nord, che occupa l’ultimo posto in classifica. Ma non va molto meglio in altri paesi dove la democrazia è un sogno utopico: Iran (178° posto), Myanmar (176°), Cina (175°), Vietnam, Cuba, Iraq, Siria e Palestina sono tra i dieci paesi con la peggiore situazione per la libertà di stampa. Ben oltre la metà dei paesi analizzati (65 su 180) hanno ottenuto un punteggio complessivo inferiore a 50 e si trovano in una condizione di stampa non libera.

Tra i paesi che RSF giudica con una “pessima” libertà di stampa ci sono anche Bielorussia (153°) e Russia (155°), entrambi peggiorati di cinque posizioni. L’Ucraina, oggi sotto le bombe russe, è arretrata dal 97° posto dell’anno scorso al 106° di quest’edizione.

Oltre alla Slovacchia, anche la vicina Repubblica Ceca è migliorata – di ben venti posizioni – passando al 20° posto dal 40° dell’anno scorso. Andando più giù nella lettura troviamo la Polonia al 66° posto (che arretra di due posizioni) e l’Ungheria all’85° (che migliora di otto posti). La Romania passa dal 48° al 56° posto, la Bulgaria dal 112° al 91°.

Secondo il World Press Freedom Index 2022 il caos informativo causato dalla globalizzazione e la mancanza di regolamentazione dello spazio informativo online hanno incoraggiato l’emergere e la diffusione di notizie false e propaganda, un tema che abbiamo imparato a conoscere meglio con l’invasione russa dell’Ucraina, e prima con la presidenza Usa di Donald Trump. Le differenze stanno crescendo nelle società democratiche a causa della diffusione dei media di formazione dell’opinione, come la statunitense “Fox News”, e della diffusione di gruppi di disinformazione che esacerbano i social media, dice RSF.

Dall’inizio del 2021 sono rimasti uccisi nel mondo 27 giornalisti e due operatori dei media, e sono tutt’ora in prigione ben 482 persone che sono attive nel mondo dell’informazione, tra cui 463 giornalisti, afferma RSF nel suo “Barometro“. Nei soli primi quattro mesi del 2022 sono stati imprigionati 61 giornalisti e due lavoratori del settore. Nel 2021 questo numero è stato il più alto dell’ultimo quinquennio, con ben 302 imprigionamento.

I media dell’Europa centrale per la libertà di stampa

In occasione della Giornata mondiale della libertà di stampa i media indipendenti dell’Europa centrale hanno pubblicato una dichiarazione, che si può leggere in inglese sul sito dello Slovak Spectator.

(La Redazione)

Foto Pexels CC0

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