
Il Parlamento ha aperto giovedì mattina la discussione per concedere o meno il suo consenso all’arresto dell’ex premier Robert Fico, parlamentare e leader del partito di opposizione Smer-SD. La commissione parlamentare per il mandato e l’immunità ha già adottato una risoluzione, raccomandando all’aula di approvarla. La seduta si annuncia lunga, in quanto già 35 membri del Parlamento si sono iscritti per intervenire, e alla sospensione della seduta ieri sera ancora 30 deputati devono parlare. Si continua questa mattina, ma il voto finale potrebbe anche slittare alla prossima settimana. Davanti al Parlamento hanno protestato centinaia di persone, arringate dai politici di Smer-SD e dallo stesso Fico, che sono contrarie alla proposta di incriminare il leader socialdemocratico.
Fico è imputato nel caso denominato “Súmrak”, Crepuscolo, con accuse di creazione di un gruppo criminale, divulgazione di segreti bancari e abuso di potere. Nello stesso caso è accusato anche il suo ex ministro dell’Interno Robert Kaliňák, per il quale è stata disposta la custodia cautelare. Robert Fico ha detto il suo partito non si opporrà alle indagini, ma respinge con forza le accuse e le considera una vendetta della coalizione contro l’opposizione.
L’indagine farebbe leva sui sospetti che Fico e Kaliňák, insieme a Norbert Bödör (già imputato in diversi casi) abbiano insediato persone a loro fedeli in posizioni di alto livello nella polizia e nell’Amministrazione finanziaria (il fisco), e che quelle persone abbiano poi abusato del loro potere per “rendere conto” ai loro mandanti, anche raccogliendo sporcizia sugli oppositori politici di Smer, in particolare l’ex presidente Andrej Kiska e l’ex primo ministro Igor Matovič. Secondo l’Ufficio del Procuratore speciale, la detenzione di Fico è stata richiesta solo per il tempo necessario all’interrogatorio dei testimoni, per evitare che vengano influenzati. Gli interrogatori sarebbero previsti a maggio.
L’indagine della NAKA parla di un periodo che va dal 2012 al 2018, quando sia Kaliňák che Fico furono costretti a dimettersi dal governo dopo l’omicidio di Ján Kucian e Martina Kušnírová e le grandi manifestazioni di protesta che ne seguirono. Il caso è legato a doppia mandata a un altro celebre caso giudiziario, quel “Purgatorio” (Očistec) che ha messo in galera nel 2020 otto alti funzionari della polizia accusati di corruzione, tra cui ben due ex capi delle forze dell’ordine.
Sulla mozione di incriminazione dell’ex primo ministro c’è il via libera dalla Procura generale, che ha chiesto al Parlamento di votare per l’incriminazione di Fico. La coalizione che sostiene il governo sottolinea di essere soprattutto preoccupata per la giustizia nel paese. Secondo Anna Zemanová, capogruppo del partito Libertà e Solidarietà (SaS), «tutti sono uguali davanti alla legge, anche il deputato Robert Fico». Del resto, «come dovrebbero i cittadini fidarsi della giustizia, se l’ex tre volte primo ministro svicola dalle indagini?».
Fico nei giorni scorsi si è rifiutato di testimoniare alla polizia in relazione al caso penale in cui è imputato. Il suo avvocato difensore, l’ex giudice David Lindtner, afferma di non aver compreso l’accusa e ha chiesto all’investigatore di spiegargliela. Fico aveva anche scritto una lettera ai politici del Parlamento europeo in cui dava la sua versione della situazione in Slovacchia riguardo il suo caso. L’eurodeputato slovacco Peter Pollák (OĽaNO) ha invitato il gruppo socialista europeo al Parlamento europeo a prendere le distanze da Fico, che «non è più affidabile in Europa. Secondo Pollák i deputati di diversi paesi stanno osservando ciò che sta accadendo in Slovacchia con un certo sgomento: «Dopo l’accusa contro Fico e Kaliňák la Slovacchia sta vivendo di nuovo una vergogna mondiale».
Nella sua lettera, Fico definiva la presidente Zuzana Čaputová una “amante dell’America”, e la commissaria europea alla Giustizia Vera Jourová, che aveva criticato Fico per la sua lettera, “ama” il ministro delle Finanze slovacco Igor Matovič, il Procuratore speciale Daniel Lipšic e la stessa Čaputová. Fico non si è dunque detto sorpreso che Jourová «non abbia reagito nemmeno una volta alla totale disintegrazione della giustizia in Slovacchia».
Robert Fico ha anche espresso le sue “scuse” al deputato della coalizione Martin Borguľa, che a suo dire sarebbe diventato una vittima nel suo caso giudiziario. Secondo Fico l’accusa nei confronti di Borguľa è un messaggio agli altri deputati della coalizione a cui obbedire.
L’opposizione è contraria all’incriminazione di Robert Fico. Sia lo Smer che i colleghi deputati di Hlas-SD non voteranno a favore della mozione. Richard Takáč, vicepresidente di Smer-SD, afferma che il 23 aprile, giorno in cui è stato arrestato l’ex ministro Kaliňák, «lo stato di diritto ha cessato di esistere in Slovacchia, e qualsiasi democrazia è finita». Di rappresaglia politica parla anche il deputato di Hlas-SD Matúš Šutaj Eštok, il quale pensa che quanto successo «conferma che il governo non può combattere politicamente e guidare il paese» allo stesso tempo. Lo stesso Fico aveva parlato di “fine della democrazia”, e durante il dibattito parlamentare ha detto che “quando sarà di nuovo primo ministro” non sosterrà mai l’incriminazione di un collega politico.
E tutto questo accade mentre due partiti di opposizione – Smer e Hlas – tengono i primi due posti nelle preferenze elettorali in tutti i sondaggi da almeno un anno, mentre il governo perde consensi ogni mese. Attualmente la fiducia nel primo ministro Eduard Heger è al 33%.
(La Redazione)
Foto NRSR

Rispondi