
La guerra in Ucraina ha portato a una scarsità di materie prime agricole sui mercati internazionali, in particolare frumento e farina di cui il paese è grande produttore mondiale, ma anche di oli alimentari. Una situazione che sta provocando grandi problemi ai paesi africani ma che tocca anche le principali economie dell’Europa e del mondo con seri rischi di carestie in certe aree del pianeta.
La questione in Slovacchia è sotto stretta sorveglianza da parte delle autorità preposte, che hanno preso diverse misure al riguardo nelle ultime settimane.
Il ministero slovacco dell’Agricoltura ha accolto con favore l’iniziativa della Commissione europea di allentare le regole di sostenibilità per le colture, e ha introdotto eccezioni alla legislazione consentendo agli agricoltori slovacchi un utilizzo più intensivo dei terreni. Si potranno dunque usare anche i terreni che dovrebbero in tempi normali rimanere a riposo per la consueta rotazione di colture, il tutto allo scopo di garantire una produzione agricola sufficiente ai bisogni del paese. In Slovacchia l’estensione di terreno coltivabile che dovrebbe rimanere a riposo è di circa 36.000 ettari.
Il ministro dell’Agricoltura ha incontrato nei giorni scorsi i rappresentanti dei produttori di grano, molitori e fornai, in pratica l’intera filiera verticale dei cereali, per valutare la situazione. Da questi incontri è emerso che nel paese ci sono scorte sufficienti per produrre farina – non solo per il mercato interno ma anche per l’esportazione – per diversi mesi. Attualmente la produzione di farina e pane è poco sopra il 50% delle possibilità, ma la bassa produzione sarebbe più dovuta a tecnologie obsolete e all’alto costo dell’energia piuttosto che alla guerra in Ucraina. Secondo il ministro Samuel Vlčan non è il caso di farsi prendere dal panico perché malgrado la carenza mondiale di grano la Slovacchia per diversi anni è in sovraproduzione, e anche il raccolto di quest’anno si preannuncia buono. Del resto il ministero prevede aiuti agli operatori del settore per un totale di oltre 15 milioni di euro dai fondi europei, con un bando che uscirà dopo l’estate. E il governo sosterrà gli agricoltori aumentando il cofinanziamento ai progetti di dieci punti percentuali per un totale di 288 milioni di euro in più per lo sviluppo dell’agroalimentare. Dall’inizio dell’anno sono state aperte le richieste al ministero di ridurre il proprio debito di investimento per un importo di 314 milioni di euro, di cui 170 milioni di euro destinati all’industria alimentare. L’aiuto di Stato per la produzione agricola e zootecnica è fissato a 59 milioni di euro.
Il ministro ha inoltre firmato un protocollo di intesa con una importante società del comparto per garantire la produzione di olio di colza grezzo per uso alimentare in quantità tale da coprire il fabbisogno annuale degli slovacchi, quantificabile in circa 50.000 tonnellate all’anno. Sebbene la Slovacchia raccolga oltre 400.000 tonnellate di colza ogni anno, un cereale che è tra quelli più a rischio dopo lo scoppio del conflitto in Ucraina, non produce olio raffinato per uso alimentare, ma trasforma la materia prima in olio tecnico e mangimi, esportandone la metà all’estero. Al contrario, oggi il 97% dell’olio vegetale viene importato dall’estero, e solo il 3% è prodotto in Slovacchia. L’intesa è stata siglata con l’azienda Poľnoservis, che tratta circa 230.000 tonnellate di colza annue, oltre la metà della produzione nazionale.
Anche il primo ministro Eduard Heger si sta occupando della questione della potenziale scarsità di cibo. Ieri, nel corso di una visita a una delle principali aziende produttrici di pane e prodotti da forno, ha affermato che non ci sono motivi di preoccupazione per carenze di alimenti o di materie prime per la produzione di prodotti alimentari. Secondo il premier «Abbiamo molti più cereali di quanti ne consumiamo, e possiamo produrre il 168% del consumo nazionale, dunque a sufficienza anche per l’esportazione», un discorso che, ha spiegato, «vale anche per la colza», di cui paese dispone del 191% del consumo. Meno bene va per l’ortofrutta e i prodotti animali, per i quali il paese ha minore autosufficienza, ma comunque «siamo nel mercato comune europeo e non c’è pericolo di scarsità di cibo», visto che l’UE ha «un’eccedenza di produzione alimentare».
Il governo si sta anche occupando di un monitoraggio continuo dei prezzi dei generi alimentari, e il ministero ha un occhio particolare sulle scorte per i negozi. In più, è stato fatto un accordo con i commercianti su prezzi stabili di 13 alimenti di base.
(Red)
Foto aureliofoxrj CC0

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