L’autorizzazione del Parlamento per una presenza di truppe delle forze armate della NATO sul territorio slovacco a partire dal 15 marzo, formulata il mese scorso, potrebbe essere rivista al rialzo. Come previsto da un vertice dell’Alleanza a Bruxelles il mese scorso, sono in corso di impementazione nuovi gruppi di battaglia multinazionali nei paesi membri NATO situati nella parte meridionale del fronte orientale, Stati che confinano con l’Ucraina o con il Mar Nero e che sono suscettibili di rischio di contatto con le truppe russe.
Si tratta di nuovi dispiegamenti di forze nell’ambito della cosiddetta “Enhanced Forward Presence (eFP)” per una copertura completa di difesa e deterrenza del fianco est dell’Alleanza a seguito dell’aggressione russa all’Ucraina. Oltre agli Stati Baltici e alla Polonia, dove già erano operativi da qualche tempo, nuovi gruppi di soldati e armamenti vengono creati anche in Bulgaria, Romania, Ungheria e Slovacchia.
Il dispiegamento in Slovacchia approvato per un massimo di 2.100 soldati NATO, a comando ceco, è composto da 600 soldati cechi, 200 olandesi, 100 polacchi e sloveni, 700 tedeschi e 400 americani. Il numero di tali forze è legato alla tecnologia che utilizzeranno per rafforzare la difesa del Paese, ad esempio con il sistema di difesa terra-aria Patriot e le tecnologie radar Sentinel. Proprio i tedeschi e gli olandesi hanno portato in Slovacchia tre batterie del sistema antiaereo Patriot per aumentare la protezione del paese. Una quarta batteria arriverà a giorni con i soldati americani, in cambio della donazione all’Ucraina da parte slovacca del sistema di difesa S-300 di produzione sovietica per sostituire le batterie ucraine distrutte dai russi.
Considerando lo sviluppo della guerra, il governo martedì ha approvato una nuova proposta per aumentare di altri 900 soldati l’eFP con militari da Cechia, Germania, USA e Slovenia, alzando il totale di truppe del gruppo multinazionale NATO a 3.000 militari. La proposta dovrà essere approvata dal Parlamento.
Dopo la consegna ai vicini ucraini del sistema S-300, finora il più importante sistema d’arma fornito da un membro della NATO, il ministro della Difesa Jaroslav Naď ha sciolto i dubbi sul potenziale invio dei propri caccia da combattimenti MiG-29. L’Ucraina non li ha mai chiesti alla Slovacchia, dunque la questione non è sul tavolo, ha detto. Invece, Kiev ha chiesto obici Zuzana di fabbricazione slovacca e riparazioni di armamenti ucraini di origine russa e sovietica danneggiati, questioni sulle quali si sta discutendo.
Si era parlato molto nelle scorse settimane del fatto che la Polonia avrebbe fornito all’Ucraina i suoi MiG-29, aerei ben noti ai piloti ucraini che pertanto sarebbero in grado di usare senza bisogno di tempi morti per l’addestramento. Varsavia era stata spinta a questa mossa dagli Usa, con l’assicurazione che gli aerei ceduti sarebbero stati sostituiti da altri caccia americani, presumibilmente F-16. Anche la Slovacchia sta aspettando gli F-16 ordinati nel 2019, che tuttavia non verranno consegnati prima del 2024, un anno dopo il previsto. Il ministro Naď dice che la Slovacchia sta avendo discussioni con la NATO sulla protezione dello spazio aereo slovacco, una questione che dovrebbe essere risolta in tempi ragionevolmente brevi. Quando questo punto sarà risolto si potrà pensare cosa fare dei MiG. Secondo il ministro il governo solo l’anno scorso ha pagato per le manutenzioni 55 milioni di euro alla Russia.
(Red)
Foto U.S. Army Europe/CC0


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