
Nei giorni scorsi, dopo il diktat di Mosca che pretendeva il pagamento in rubli per le forniture energetiche ai paesi considerati ostili, il primo ministro Heger ha detto che la Slovacchia deve essere preparata all’eventuale interruzione improvvisa delle forniture di gas da parte della Russia, e che il paese dovrebbe pianificare modi per affrontare un tale scenario. La questione è stata tra i temi discussi dal Consiglio di sicurezza il 30 marzo. Se si accettasse la pretesa della Russia, «aumenterebbe la dipendenza della Slovacchia dalla Russia, non solo dal punto di vista energetico ma anche da quello finanziario», aveva detto il premier.
Ieri il ministro dell’Economia Richard Sulík ha ammesso che se la Russia chiede di pagare le forniture di gas in rubli, allora «dovremmo pagare in rubli». Anche se la pretesa russa è una violazione dei contratti, la Slovacchia ha bisogno di questo gas, che serve non solo per il riscaldamento delle case ma anche per far funzionare l’industria slovacca, ha detto il ministro.
Il paese è fortemente dipendente dal gas russo, ben l’85% del gas consumato in Slovacchia proviene dalla Russia. Per diversificare le forniture ci vogliono anni, e il prossimo pagamento di gas è previsto per il 20 maggio, ha detto Sulík, che si è detto disponibile a lavorare a soluzioni comuni insieme agli altri paesi europei, inclusi acquisti congiunti di gas per l’intera Unione, ma «non possiamo rinunciare al gas».
Tuttavia, attualmente gli stoccaggi di gas in Slovacchia sono al 24%, un livello, che è considerato «abbastanza buono», e dal 1° aprile nel paese si è iniziato a riempire i serbatoi per la prossima stagione invernale. Il governo si sta comunque guardando intorno per trovare nuovi fornitori e liberarsi gradualmente della dipendenza unilaterale da Mosca. Un flusso di gas naturale potrebbe arrivare dal gasdotto di interconnessione con la Polonia, completato di recente, che consentirà forniture di gas dalla Norvegia e forniture di GNL da tutto il mondo attraverso i porti in Polonia. E nei giorni scorsi il ministro degli Esteri Ivan Korčok ha avuto colloqui con alti rappresentanti di paesi del Golfo Persico (Qatar e Oman in particolare), dai quali avrebbe avuto un via libera a potenziali forniture di gas naturale liquefatto. Del resto la compagnia statale del gas SPP ha già ricevuto una prima consegna di prova di GNL con nave cisterna all’inizio di marzo, ed è in preparazione un’altra consegna.
Quanto al petrolio, un altro prodotto che in gran parte arriva da Est, la Slovacchia ha attualmente riserve sufficienti per 120 giorni (più dei 90 giorni minimi previsti dalla legge). Il ministro ha detto di avere l’assicurazione da Slovnaft che in caso di stop del flusso di petrolio attraverso l’oleodotto Druzhba quel che manca arriverebbe dalle riserve della società petrolifera e da Transpetrol, da maggiori importazioni attraverso l’oleodotto Adria e da un limite alle esportazioni.
Ma nella stessa coalizione di governo le posizioni non sono tutte unite. Dopo le dichiarazioni di Sulík sulla disponibilità a pagare Mosca in rubli è arrivato sempre ieri il commento del deputato Andrej Stančík di OĽaNO, il quale ritiene che le notizie di massacri di civili che arrivano dall’Ucraina e ha sottolineato la necessità di una posizione chiara e unita all’interno dell’Unione europea, anche se in UE si sta facendo strada l’idea di porre fine immediata all’importazione di gas da Mosca.
(Red)
Foto Piqsels

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