
Da un’indagine svolta nei giorni scorsi risulta che più di uno slovacco su cinque (il 22%) crede alle informazioni che giustificano l’intervento russo. Un atteggiamento che tuttavia dipende in gran parte dal contenuto di specifiche notizie. Ad esempio, uno slovacco su dieci (11%) è convinto che i video della guerra siano fasulli, e che chi le persone che vi appaiono siano attori e attrici debitamente remunerati, più di un quarto di loro (28%) crede che davvero la Russia starebbe cercando di disarmare e denazificare l’Ucraina, e che nell’Ucraina orientale sia stato commesso un genocidio contro le minoranze russe (27%). Un altro 13% del campione di intervistati crede al fatto che l’Ucraina stia sviluppando armi nucleari o armi biologiche.
E ancora oggi ben un terzo della popolazione (34%) crede che la guerra in Ucraina sia stata provocata dalle potenze occidentali. Per queste persone la Russia si è trovata con le spalle al muro, ed è stata costretta a rispondere alla loro provocazione.
Il sondaggio, condotto tra il 22 e il 24 marzo su un campione di 900 intervistati dall’Istituto di Psicologia Sperimentale del Centro di Scienze Sociali e Psicologiche dell’Accademia Slovacca delle Scienze, ha esaminato le conseguenze sulla società slovacca della pressione della propaganda e disinformazione filorussa dall’inizio della guerra in Ucraina. In questo mese di conflitto si è consolidato lo zoccolo di popolazione che giustifica o difende il coinvolgimento delle truppe russe in Ucraina.
Alla fine di gennaio, quando la tensione ai confini dell’Ucraina era molto alta ma l’invasione era uno scenario da molti ritenuto improbabile, il 44% degli intervistati riteneva responsabili Stati Uniti e NATO della discordia tra Kiev e la Russia, mentre “solo” il 34% pensava che era la Russia la fonte della tensione.
Il sondaggio mostra che la fiducia nelle narrazioni pro-Cremlino va di pari passo con la simpatia per la Russia e la convinzione che in Slovacchia si stava meglio prima (durante il comunismo). E spesso si tratta di persone che preferiscono una società con un leader forte e/o autoritario.
Tuttavia, fattori come l’età e il sesso, ma anche il livello di istruzione, non giocano un ruolo cruciale nella fiducia nelle narrazioni filorusse. Al contrario, si fidano di più delle versioni proposte dal Cremlino le persone che già convinte di alcune teorie cospirative sul COVID-19, probabilmente anche perché queste affermazioni sono diffuse sugli stessi canali di informazione in chat e social network che hanno un forte impatto sull’opinione pubblica.
(Red)
Foto Tw/DefenceU

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