
L’anno scorso in Slovacchia sono stati spesi oltre 564 milioni di euro per la modernizzazione delle Forze armate. Si tratta del 32,6% dell’intero budget della Difesa, ha informato il ministro Jaroslav Naď ieri in occasione del diciottesimo anniversario dell’adesione della Slovacchia alla NATO. Dando una valutazione del suo secondo anno a capo del ministero, Naď ha elogiato l’opera di svecchiamento delle attrezzature militari, degli aeroporti e dell’equipaggiamento dei soldati. Per questi ultimi sono stati investiti 17,5 milioni di euro, tra cui viene evidenziata anche la progettazione di nuove divise militari.
La Slovacchia è entrata a far parte della NATO il 29 marzo 2004, poche settimane prima dell’adesione all’Unione europea. In quella stessa data fecero il loro ingresso nell’Alleanza del Nord Atlantico insieme a Bratislava altri sei paesi dell’ex Patto di Varsavia: Bulgaria, Estonia, Lettonia, Lituania, Romania, Slovenia. Altri tre paesi della regione centro-europea, Polonia, Repubblica Ceca e Ungheria, erano entrati nella NATO cinque anni prima, nel marzo 1999.
Secondo Naď la partnership militare internazionale della Slovacchia è di altissimo livello, e porta anche vantaggi economici, perché «Stiamo aumentando la sicurezza e riducendo i costi», ha affermato. E la collaborazione interna con le istituzioni e le altre forze di sicurezza slovacche è di grande qualità, ha detto il ministro, citando ad esempio il lavoro profittevole con il Servizio di intelligence civile (SIS) e con il ministero degli Affari esteri. Quanto all’Intelligence militare (VOS), il ministro ha lodato la sua efficienza nell’aiutare a proteggere il paese, come recentemente dimostrato dagli “ottimi risultati” ottenuti, come nel caso recente degli arresti di spie dei russi.

Il capo di stato maggiore delle Forze armate Daniel Zmeko ha parlato del reclutamento di militari professionisti (la leva obbligatoria in Slovacchia è stata abolita nel 2006) e ha detto che c’è grande interesse per nuove ammissioni nell’esercito, che sono superiori al numero di militari che hanno lasciato. E che i candidati sono più dei posti vacanti nel settore difesa, come ha confermato Naď, che tuttavia crede che la Slovacchia abbia bisogno di molti più soldati professionisti per svolgere i suoi compiti. In questi mesi, ha annunciato Zmeko, si sta lavorando alla creazione di un nuovo reggimento di artiglieria.
Naď ha spiegato che anche le imprese slovacche del settore difesa hanno ottenuto buoni risultati economici lo scorso anno, e che droni e armi leggere dovrebbero essere acquistati nel prossimo futuro.
Il ministro ha inoltre accennato all’accordo di difesa firmato di recente con gli Stati Uniti e al nuovo gruppo di battaglia della NATO che si sta dispiegando in Slovacchia, nell’ambito del rafforzamento dell’ala orientale dell’Alleanza approvato nel vertice dei leader a Bruxelles della scorsa settimana, dopo l’attacco russo in Ucraina. Nel giro di brevissimo tempo sarà presente in Slovacchia un completo sistema di difesa aerea Patriot, portato dalle truppe tedesche e olandesi della eFP (Enhanced Forward Presence) della NATO; una batteria di Patriot è già stata installata a Sliač, e altre tre verranno presto piazzate in altre basi militari per avere una copertura totale del territorio nazionale. Insieme ad altre tecnologie di difesa, come i sistemi radar Sentinel, i sistemi di difesa aerea Avenger e unità meccanizzate con carri armati, oltre a sistemi di sicurezza informatica, droni e sistemi di guerra radioelettronica, arriverà in Slovacchia grazie agli alleati equipaggiamento di difesa per un valore di quattro miliardi di euro, ha spiegato il ministro.
Anche la presidente della Repubblica Zuzana Čaputová ha citato ieri su un social media l’adesione alla NATO nel 2004: l’ingresso nell’Alleanza del Nord Atlantico «è stato uno dei momenti più importanti della storia moderna della Slovacchia», ha detto il capo dello Stato, che è anche comandante in capo delle Forze armate. Grazie all’alleanza e alla cooperazione comune, ma anche alla forza militare combinata degli Stati membri, nessuno Stato membro NATO è stato attaccato nei suoi oltre 70 anni di esistenza, ha notato Čaputová. «Per noi l’adesione alla NATO significa la forma più forte possibile di garanzia di sicurezza e, grazie alla nuova unità di Presenza avanzata, anche un rafforzamento fisico delle nostre difese. Oggi in Slovacchia possiamo sentirci più al sicuro grazie all’unione con i nostri alleati, colleghi e amici dell’Alleanza».
Sempre sui social il primo ministro Eduard Heger ha sottolineato come l’attacco russo all’Ucraina dimostra «quanto fossero vuote e prive di significato tutte le controversie sull’appartenenza della Slovacchia alla NATO. La guerra in Ucraina è una prova sconcertante che senza alleati forti anche un paese sovrano e democratico può cadere vittima di un’invasione aggressiva». Heger nota ancora che «I nostri alleati, insieme alle nostre forze armate, stanno già mobilitando le difese per garantire la protezione dei cittadini slovacchi. Questa è la forza dell’alleanza, la garanzia della protezione. Chiunque affermi che l’appartenenza all’Alleanza del Nord Atlantico minaccia la Slovacchia lo fa solo per motivi politici, non per l’interesse pubblico». E il ministro degli Esteri Ivan Korčok ha ricordato che l’adesione alla NATO «è stata una nostra decisione, sovrana e libera, con la quale abbiamo espresso chiaramente che apparteniamo all’Occidente e ai valori della democrazia, della libertà e dello stato di diritto, e con la quale abbiamo ottenuto le più alte garanzie di sicurezza possibili». La sicurezza e la stabilità rese possibili in Slovacchia da questa alleanza «sono diventate i pilastri fondamentali dello sviluppo economico, sociale e democratico» del paese.
(La Redazione)
Foto wiki CC0, mod.gov.sk

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