Ucraina ed Europa. In arrivo un altro “cigno nero”?

Incertezze e fragilità si inseriscono su uno scenario già difficile della pandemia che ancora non si può dire chiusa. Di Franco Bruni, ISPI.

Le conseguenze della guerra in Ucraina sulla crescita e l’inflazione non sono facili da valutare. Dipendono molto sia dalla durata del conflitto che dalla qualità e dall’entità del coinvolgimento dei Paesi “occidentali”, fattori che non possono per ora valutarsi adeguatamente. La crescita dovrebbe contrarsi per diversi motivi. Innanzitutto per l’incertezza diffusa dappertutto dal focolaio bellico: essa frena investimenti e consumi. La guerra causa inoltre ostacoli al commercio internazionale, amplificati dai colli di bottiglia che interrompono le complesse catene del valore fra i semilavorati e i prodotti finiti di imprese collocate a cavallo di zone colpite direttamente o indirettamente dal conflitto. C’è poi la scarsità di energia e combustibili, e molto altro. L’inflazione dovrebbe crescere sia per la subentrata scarsità di alcuni beni prodotti dai Paesi in guerra, soprattutto combustibili e alimentari, sia per il diffondersi di aumenti dei prezzi del gas e del petrolio che accrescono i costi dei prodotti che ne richiedono l’utilizzo, compresi i servizi di trasporto che sono il diffusore più potente. Eventuali politiche di freno all’inflazione potrebbero a loro volta deprimere ancor più la crescita. È lo scenario peggiore, quello della stagflazione, dove la politica economica si trova a scegliere fra combattere l’inflazione, contraendo ancor più la crescita, o stimolare quest’ultima aumentando l’inflazione.

Previsioni incerte

Sono ancora poche le previsioni ufficiali (OCSEBCEISTATFitch Ratings) delle congiunture macroeconomiche mondiali fatte dopo lo scoppio della guerra, anche se quando ancora la sua gravità poteva essere sottostimata. Nel complesso, la revisione delle previsioni dovuta alla guerra conferma la tendenza alla stagflazione ma è per ora contenuta nel caso degli USA il cui tasso di crescita del Pil viene diminuito in media di circa lo 0,5%. Per l’area dell’euro le previsioni tagliano invece la crescita di circa 1,5%. Per l’Italia la più recente stima di Fitch Ratings contrae la crescita dell’1,6%. L’aumento del tasso di inflazione previsto per il 2022 in seguito alla guerra è attorno all’1% in USA, dove l’inflazione è prevista crescere molto per ragioni diverse, soprattutto per le pressioni al rialzo sui salari; per l’area dell’euro si prevede invece che la guerra causi fra i 2 e i 2,5 punti percentuali di inflazione in più.

Occorrerebbe anche poter prevedere in modo credibile le spese pubbliche dovute alla guerra e i conseguenti disavanzi di bilancio che ne deriveranno: dai sussidi ai produttori al sollievo dei costi energetici di imprese e famiglie, agli oneri per i profughi, dagli aiuti all’Ucraina al costo degli armamenti. A quanto ammonteranno? Che effetto avrà l’aumento dei debiti pubblici sui tassi di interesse e la stabilità finanziaria?

[…continua]

Prosegui la lettura qui

Foto tetracarbon

Be the first to comment

Rispondi

Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetto" nel banner a fondo pagina"

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.