
La Russia ha annunciato ieri l’espulsione di tre diplomatici slovacchi, dando loro 72 ore di tempo per fare le valigie e ritornare in patria. Arriva così – con un certo ritardo – la risposta di Mosca all’espulsione di tre presunte spie dall’ambasciata della Federazione Russa a Bratislava avvenuta due settimane fa, quando il ministero degli Esteri russo aveva annunciato che avrebbe reagito con una misura di ritorsione. Ma quella decisione del governo slovacco si fondava su fonti certe di intelligence riguardo operazioni di spionaggio in Slovacchia, e si accompagnava all’arresto di quattro slovacchi che lavoravano per Mosca, due dei quali in custodia cautelare con incriminazioni che potrebbero comportare fino a 13 anni di galera.
Alla reazione russa ha fatto seguito ieri la protesta del ministero slovacco degli Affari esteri, che parla di decisioni immotivate in quanto, a differenza dei loro omologhi russi, i diplomatici slovacchi facevano rigorosamente il loro lavoro in osservanza della Convenzione di Vienna sulle relazioni diplomatiche. Mentre i russi, rimane sottinteso, facevano le spie.
Nelle ultime settimane altri diplomatici russi sono stati espulsi da diversi paesi europei, tra cui Bulgaria e i paesi baltici, e ben 45 dipendenti dell’Ambasciata Russa a Varsavia accusati di essere in realtà agenti dei servizi russi sono stati dichiarati “persona non grata” e hanno ricevuto il foglio di via.
L’agenzia nazionale anticrimine NAKA aveva arrestato nell’ambito di due operazioni collegate (dai nomi in codice russi Kaťuša e Matrioška) e coordinate con l’intelligence civile (SIS) e quella militare (VOS) alcune persone accusate di avere passato informazioni riservate ai servizi segreti russi. Tra di loro un colonnello delle forze armate, un ex agente dei servizi di intelligence slovacchi, un redattore del sito di notizie Hlavné správy, espressione di posizioni estremiste e filorusse, potenzialmente finanziato da Mosca, e un ex assistente parlamentare che lavorava per un deputato del partito ĽSNS (ritenuto anch’esso ricevere finanziamenti dalla Russia), e oggi membro del partito extraparlamentare Republika.
Il colonnello Pavel Bučka, fino a poco tempo fa vice rettore per l’Educazione all’Accademia delle forze armate slovacche e oggi reo confesso, è accusato di una lunga cooperazione con l’intelligence militare russa, cui avrebbe aver passato documenti riservati sembra addirittura fin dal 2013. Secondo la procura avrebbe ricevuto quasi 46.000 euro di tangenti, come risulta nella sentenza del Tribunale penale specializzato che ha confermato la sua detenzione, e avrebbe avuto una trentina di incontri con i suoi referenti russi, a volte di persona, altre volte lasciando messaggi in un luogo concordato all’interno di un bosco.
Anche Bohuš Garbar, collaboratore esterno del sito Hlavné správy, e protagonista di un video pubblicato dal quotidiano Dennik N, ha confessato e gli è stata confermata la detenzione preventiva. Nel video lo si vede in una conversazione con il suo contatto, il colonnello russo Sergej Solomasov, vice attaché militare dell’Ambasciata Russa a Bratislava, che gli passa del denaro.
Negli stessi giorni l’Ufficio per la sicurezza nazionale aveva bloccato due siti di disinformazione – Hlavné správy e Hlavný denník – seguiti poi da altre due pagine web, Infovojna e Armádny magazín. Sono così quattro i siti web di notizie che rimarranno oscurati ai sensi della legge sulla cybersicurezza, per ora fino alla fine di giugno. Siti che sono accusati di pubblicare informazioni dal forte orientamento filorusso, in un momento in cui si registra una forte ondata di disinformazione in relazione all’aggressione russa dell’Ucraina. Con l’escalation della pressione russa sull’Ucraina anche l’Unione europea aveva preso misure per sospendere immediatamente i soggetti attivi nella disinformazione o i media che manipolano le notizie, quantomeno fino alla fine del conflitto o fino a quando la Russia e i media affiliati non cesseranno di svolgere attività di disinformazione diretta contro l’Unione europea e gli Stati membri. A farne le spese nell’immediato sono due noti media controllati dal Cremlino come RT e Sputnik, che sono pubblicati in inglese e in molte altre lingue europee.
Il primo ministro slovacco Eduard Heger ha affermato nei giorni scorsi con fermezza che lo Stato e le sue forze di sicurezza continueranno a intervenire senza compromessi contro coloro che hanno partecipato alle azioni di spionaggio e hanno agito contro gli interessi della Repubblica Slovacca. Dal ministro degli Interni Roman Mikulec sono trapelate ammissioni di una discussione riguardo la riduzione del personale con passaporto diplomatico all’Ambasciata della Federazione Russa, anche se un tale passo non può essere deciso sulla base di un solo caso e di un’indagine non ancora conclusa. E del resto in una situazione già altamente elettrica come quella di queste settimane, non è il caso di andare a mettere a repentaglio le relazioni diplomatiche con Mosca, aveva detto Mikulec. Negli ultimi giorni sono anche ritornati di moda gli argomenti a favore dello scioglimento di partiti politici che si ritiene siano collusi con forze straniere, o ricevano soldi da altri paesi.
Sentito dalla commissione parlamentare per la supervisione dei servizi segreti, il capo del SIS Mchal Aláč ha affermato che l’ex membro del Servizio di intelligence slovacco, uno dei quattro arrestati che poi è stato rilasciato, non aveva avuto accesso a informazioni che avrebbero potuto essere di interesse per un servizio di intelligence straniero. L’uomo, che è stato membro del SIS fino alla fine del 2021, quando si è dimesso volontariamente, lavorava nelle strutture regionali dell’intelligence e in un’area non direttamente collegata alla sicurezza, ha detto Aláč, notando che ha comunque ordinato un’ispezione interna per sciogliere ogni dubbio. Il capo del SIS ha spiegato le azioni di intelligence in atto per impedire lo spionaggio di potenze straniere, nonché i meccanismi di controllo sui propri agenti, e ha ammesso che agenti di servizi stranieri potrebbero operare in Slovacchia sotto copertura diplomatica. Aláč ha avvertito della possibilità che con le migliaia di rifugiati dall’Ucraina possano entrare dalla frontiera orientale e ottenere un visto anche delle spie di servizi segreti stranieri, in particolare dei servizi russi, ma sia l’intelligence che le altre forze di polizia hanno attivato uno scambio continuo di informazioni per prevenire tale eventualità.
Intanto le influenze russe in Slovacchia sono sotto la lente di ingrandimento. Dal partito di governo Libertà e Solidarietà (SaS) arriva una spinta per sciogliere l’associazione NW Europe che opera in Slovacchia e che è una copertura della sede europea del club di motociclisti Lupi della Notte (Night Wolves), i bikers fedelissimi di Putin che tempo fa furono oggetto di un vero e proprio caso in Slovacchia in quanto ritenuti connessi alle forze estremiste nel paese. Sarebbero circa 5.000 i membri del club nostalgici dell’URSS e che aderiscono a un rigido codice di condotta militare. La capogruppo parlamentare di SaS Anna Zemanová ha presentato una mozione al ministero degli Interni per lo scioglimento dei sia dei “Noční vlci“, come sono chiamati in Slovacchia, che dell’associazione collegata Múzeum historických vozidiel Trnava con la motivazione che le loro attività potrebbero rappresentare un grave rischio per la sicurezza della Slovacchia. È «inaccettabile avere in Slovacchia gruppi e associazioni ufficiali che difendono la guerra in Ucraina e sono dalla parte di Vladimir Putin», dice Zemanová, e che inoltre diffondono propaganda filorussa e sono finanziate direttamente da Mosca.
(La Redazione)
Illustr. BSlovacchia

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