La Slovacchia espelle diplomatici russi e arresta spie di Mosca

Una operazione antispionaggio gestita dall’agenzia anticrimine NAKA e iniziata venerdì ha portato ieri dietro le sbarre almeno quattro persone che avrebbero passato informazioni alla Russia. Si tratterebbe di un colonnello del ministero della Difesa, un agente del servizio segreto civile slovacco (SIS) e un redattore del sito web Hlavné správy. Questo sito di notizie era già noto da tempo per la diffusione di disinformazione di impronta filorussa ed era stato chiuso nei giorni scorsi per iniziativa dell’Ufficio per la sicurezza nazionale (NBÚ) a seguito dell’attacco russo in Ucraina e al contemporaneo notevole aumento della diffusione in Slovacchia di notizie e informazioni false o manipolate. Proprio nel weekend è stato sospeso anche un altro sito di disinformazione con lo stesso orientamento, Hlavný Denník.

L’operazione della NAKA, in realtà due operazioni dai nomi molto evocativi (Matrioška e Kaťuša), ha preso avvio dall’intercettazione di informazioni sospette da parte dell’intelligence militare. Gli investigatori sono intervenuti a Košice, Vranov nad Topľou, Ružomberok e Liptovský Hrádok. Almeno uno dei detenuti avrebbe già confessato. Se dimostrata la loro colpevolezza, gli imputati rischiano fino a 13 anni di galera.

Come risposta, il ministero degli Esteri ha informato oggi della decisione di espellere tre diplomatici russi, dando loro 72 ore per lasciare la Slovacchia. Il passo è stato compiuto in base a una valutazione dei servizi di intelligence slovacchi. Il ministero degli Affari Esteri ha esortato con forza l’Ambasciata della Federazione Russa ad agire in conformità con la Convenzione di Vienna sulle relazioni diplomatiche e ad astenersi da altre attività aggressive di spionaggio in violazione della Convenzione stessa.

Come era prevedibile, immediata la reazione di Mosca, il cui ministero degli Esteri ha fatto sapere che si tratta di una «azione ingiustificata» che «non rimarrà senza risposta». Anche in passato la risposta russa è sempre stata diretta ed immediata ad ogni espulsione di parte slovacca. La portavoce del ministero russo Maria Zacharova ha anche rivangato la questione dell’imbrattamento dello Slavin a Bratislava alcuni giorni fa con i colori ucraini, accusando il ministero slovacco degli Esteri di voler «sostenere i barbari» che «ridono sulle tombe dei soldati caduti».

Oggi il presidente della polizia Štefan Hamran ha confermato in conferenza stampa che la polizia slovacca monitora da tempo le attività dei rappresentanti politici slovacchi che potrebbero essere collegati alla Federazione Russa. Risulta che il servizio segreto russo GRU ha avuto un collegamento diretto con un membro del servizio d’informazione slovacco SIS fino alla fine del 2021. Gli agenti della NAKA ha nnoeffettuato diverse perquisizioni domiciliari tra l’11 e il 14 marzo nel corso delle quali sono stati sequestrati computer, chiavette USB e taccuini con i dettagli delle riunioni, e arrestato 4 persone, di cui 2 già incriminati e una sulla quale pende una proposta di incriminazione. Štefan Hamran ha anche confermato che il redattore del portale Hlavné správy è stato accusato di spionaggio e di aver accettato una tangente, reati che ha già confessato.

Il redattore, tale Bohuš Garbar, appare in un video pubblicato da Dennik N, che illustra la conversazione con il diplomatico russo Sergei Solomasov, addetto militare dell’Ambasciata di Russia in Slovacchia, ripresa segretamente dall’intelligence militare slovacca. In quell’occasione (siamo nella primavera dell’anno scorso) il russo sta dicendo allo slovacco che «Mosca ha deciso che sarai un “cacciatore”», e che il target saranno «due categorie di persone», la principale delle quali quelle che «tu sai che amano la Russia e che vogliono collaborare, che hanno informazioni confidenziali e hanno bisogno di denaro», che poi contatterò io. Gente che conosci, «che possono prendere in considerazione di lavorare con la Russia», che «abitano a Bratislava e che puoi incontrare ad esempio a eventi sportivi o al ristorante». Solomasov insiste con Garbar dicendo che ha bisogno di «informazioni politiche, comunicazioni interne della NATO e delle istituzioni dell’Unione europea». Garbar, in soggezione con la sua controparte, si spinge a fantasticare di avvicinare “Naď”, vale a dire il ministro della Difesa Jaroslav Naď. Solomov gli dice «Naď non collaborerà con la Russia», e sarebbe «troppo pericoloso», potrebbe agire e «tu finiresti in prigione». Ma un suo assistente, «che ha accesso ai documenti», andrebbe bene. Solomon è poi ripreso mentre tira fuori dalla tasca due banconote da 500 euro. La seconda doveva essere per un “amico” di Garbar, di cui per ora non si conosce l’identità.

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Secondo Hamran, che era accompagnato dal Procuratore speciale Daniel Lipšic, gli altri incriminati sono un ex agente del servizio segreto slovacco SIS, attivo fino alla fine del 2021, l’ex assistente di un deputato del Parlamento nazionale Jozef Mihalčin (il deputato è ora membro del partito Republika), e l’ex vicerettore dell’Accademia delle forze armate, Pavel Bučka, che potrebbe aver lavorato per il controspionaggio russo dal 2013, un periodo parecchio lungo il che lascia pensare che avesse informazioni di qualità da passare ai russi. Bučka era stato “prepensionato” mesi fa, senza giustificazioni, dal ministero della Difesa. Ma potrebbe non essere tutto, e «La cerchia degli accusati potrebbe allargarsi», visto che le indagini sono solo all’inizio. Lipšic ha affermato che «le informazioni ottenute dai servizi segreti russi riguardavano anche l’Ucraina».

L’espulsione di russi con passaporto diplomatico non è cosa nuova in Slovacchia, che insieme alla Repubblica Ceca è uno dei paesi più presi di mira dalle intelligence di Mosca. Risale all’aprile del 2021 l’ultima ritorsione di Bratislava nei confronti della Russia. Allora il governo espulse tre russi dopo che si era scoperto il coinvolgimento di agenti segreti della Federazione Russa nell’esplosione di un deposito di munizioni in Repubblic Ceca nel 2004. Prima ancora, nell’agosto 2020 altre tre spie russe che lavoravano all’ambasciata a Bratislava con passaporto diplomatico sono state espulse dopo avere scoperto che hanno violato le norme della Convenzione di Vienna. E nel 2018 un addetto militare russo era stato rimandato a casa per avere svolto attività di spionaggio in Slovacchia. Nel 2019 un agente russo avrebbe beffato il consolato slovacco a Mosca che gli ha concesso un visto (che è valido per l’intero territorio UE) malgrado avesse presentato documenti falsi. Un personaggio assai pericoloso, visto che poi avrebbe preso parte ai preparativi per l’omicidio a Berlino di un cittadino georgiano di etnia cecena, di cui si sa che fu opera del servizio segrete russo FSB.

(Red)

Foto: l’ambasciata russa a Bratislava

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