Truppe e armamenti NATO rafforzeranno la difesa in Slovacchia

Tra poche settimane dovrebbero cominciare ad arrivare in Slovacchia un contingente di 2.100 soldati di truppe NATO provenienti da sei paesi – Repubblica Ceca, Polonia, Slovenia, Germania, Paesi Bassi e Stati Uniti – che costituiranno un gruppo di combattimento multinazionale all’interno del dispiegamento della cosiddetta presenza avanzata della NATO. La Enhanced Forward Presence dell’Alleanza è già attiva in altri paesi più a nord, in primis i tre Stati baltici, dove da tempo si intercambiano anche militari slovacchi (in Lettonia) a seguito dell’annessione russa della Crimea, e in Polonia. Simili dispiegamenti saranno creati anche in Romania, Bulgaria e Ungheria, per coprire l’intero fianco orientale del territorio NATO.

Tutto questo secondo una proposta presentata dal ministero della Difesa che è stata approvata ieri dal consiglio dei ministri e andrà presto in Parlamento, dove il ministro Naď non si aspetta problemi.

E sempre da alleati NATO verrebbero posizionate in Slovacchia anche nuove tecnologie di difesa come il sistema missilistico di protezione aerea Patriot e i radar Sentinel in grado di contrastare anche i missili da crociera, o altri sistemi in via di negoziazione.

Sia le truppe che gli armamenti di cui sopra rimarranno nel paese per il tempo necessario. Inizialmente per il nuovo comparto verranno allestiti dei campi temporanei con tende, in attesa delle strutture necessarie da preparare nelle attuali basi militari slovacche.

Il governo slovacco ieri ha approvato una proposta per l’invio di ulteriore equipaggiamento militare all’Ucraina per un importo di 10 milioni di euro. La donazione complessiva approvata finora per mandare carburante, attrezzature e munizionamento alle forze armate del paese confinante ha superato i 40 milioni.

Dopo la proposta della Polonia di mandare in Ucraina i propri caccia da combattimenti MiG, velivoli che l’aviazione ucraina sa bene come pilotare, anche in Slovacchia sono girate voci di una simile azione. Ma il ministero della Difesa ha negato che la discussione sia sul tavolo. In realtà si starebbe solo discutendo di un pensionamento anticipato dei MiG-29 slovacchi, prima della data in cui saranno disponibili i nuovi F-16 americani. A questo proposito, proprio oggi è stato ammesso che i caccia Usa ritarderanno di un anno a causa dei problemi dovuti alla pandemia, e non saranno consegnati fino al 2024. Il governo vorrebbe rimandare a casa anzitempo i tecnici russi di stanza alla base aerea di Sliač, nella Slovacchia centrale, che si occupano della manutenzione dei jet di produzione sovietica e che costano al governo dai 50 ai 60 milioni di euro all’anno. Ma prima di un tale passo bisogna risolvere la questione di chi avrebbe nel frattempo garantito la protezione dello spazio aereo della Slovacchia.

L’altro ieri il premier slovacco Heger ha incontrato il primo ministro britannico Boris Johnson per una discussione che riguardava principalmente la guerra in Ucraina. Johnson ha detto di apprezzare molto la solidarietà della Slovacchia nei confronti dei profughi, e ha offerto l’aiuto di un migliaio di soldati britannici per fornire aiuti umanitari al confine slovacco-ucraino, oltre a un appoggio di logistica, mettendo sul tavolo la loro vasta esperienza nell’operare in aree di guerra. Johnson ha inoltre offerto un contribuito per rafforzare la sicurezza informatica del paese.

(Red)

Foto MoD Ukraine cc by sa

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